19 luglio 2012

..........Per finire con questa Cgil: che appare (ancora e inspiegabilmente) succube di un potere ormai evanescente e in fase di estinzione. Vittima delle ultime illusioni prodotte da antichi legami, il cui sviluppo nel tempo è stato caratterizzato - a mio avviso - da un procedimento alternativo e inversamente proporzionale a quello della teoria evoluzionistica: dal PCI per finire, attraverso il PDS e poi i DS, all’attuale PD!

Il declino del sindacato nell’Italia di Monti
Come già brillantemente dimostrato da Piergiovanni Alleva, attraverso un articolo pubblicato da “Il Manifesto” del 26 giugno 2012, con l’approvazione della legge 92/2012, è giunto per tutti - partiti, sindacati, operatori giuridici, sociali e culturali e per lo stesso Governo - il momento della verità.

Di fronte a una serie di norme che non hanno neanche il pregio di presentare una somma algebrica pari più o meno a zero; con il (sostanzialmente) mancato inasprimento delle norme relative alla “flessibilità in entrata”, per compensare i minori vincoli “in uscita”, si è prodotta una riforma rispetto alla quale, a parere di Alleva, “ci perdono tutti”.

In questa sede, nel concordare con il responsabile della Consulta giuridica della Cgil - anche rispetto all’ipotesi di un referendum abrogativo della riforma Fornero - eviterò di entrare nel merito della legge.
Mi preme evidenziare un altro aspetto della questione: quello relativo al “clima” nel quale si sono svolti gli ultimi fatti.

A tal fine, anticipo che, dal giorno dell’insediamento del governo c.d. “tecnico” e dell’avvio del programma, la mia sensazione era di assistere a una mano di poker giocata “a carte scoperte”. Nella quale ciascuno dei partecipanti ricorre(va) con sistematicità al bluff, ben sapendo che la mossa non avrebbe sortito alcun effetto pratico, se non un contro-bluff.

Con l’obiettivo, però, di poter finalmente svelare il proprio gioco. Come per liberarsi di un peso - o di una maschera - sostenuto/a per troppo tempo. Fino ad arrivare a un Presidente del Consiglio che - fiero sostenitore della cultura neoliberista attualmente prevalente in Europa - interviene “in tackle” sul sistema pensionistico e aumenta brutalmente l’età pensionabile di centinaia di migliaia di lavoratori in un Paese che vive una drammatica situazione di disoccupazione giovanile. Evidentemente convinto, il Premier, che i nostri giovani godano effettivamente della condizione di “bamboccioni”.

Analoga filosofia - “perché ce lo chiede l’Europa” - si applica alla riforma dell’art. 18 dello Statuto.
Per venire all’attualità: chissà cosa penserà l’abusata Europa di un “professore” che, facendo finta di ignorare una consolidata prassi presente in molti paesi, spara “a pallettoni” contro la concertazione. Scoprendo, addirittura, che: ”La crescita del debito pubblico è stata causata da un pervasivo consociativismo sociale, che ha, tra l’altro, impedito negli anni un’efficace azione di governo”!
C’è n’è abbastanza da giustificare lo sconcerto.

Naturalmente, per carità di Patria, evito di chiedermi in quali faccende fosse affaccendato Monti e cosa insegnasse ai suoi studenti quando nel 1993 - con un governo inoppugnabilmente “tecnico” - l’Italia esaltava la pratica, sociale, prima che politica, della concertazione.
Non poteva mancare, al tavolo da gioco, colui che - credo - sarà ricordato come “Il picconatore” del Sindacato; dopo quello della Prima Repubblica. Intendo riferirmi a quel Bonanni che, rispetto all’attacco frontale portato alla concertazione, non trova di meglio che ignorare il problema e cavarsela con la battuta secondo la quale il Premier parla a suocera (Cgil) perché nuora (Pd) intenda.
Dando, evidentemente, ad intendere, che il problema sia estraneo tanto a lui quanto alla Cisl.

In questo senso, l’ultima sua dichiarazione - rispetto all’ipotesi Cgil di uno sciopero generale contro i tagli occupazionali nella pubblica amministrazione - rappresenta, a mio avviso, la sintesi dell’ignavia del personaggio: “La Cisl non ha alcuna intenzione di far perdere i soldi ai lavoratori o creare disagi a chi paga le tasse e sopporta già tante difficoltà” (La Repubblica del 12 luglio 2012).
Come se il sindacato (la Cgil) traesse benefici dalle manifestazioni di sciopero dei lavoratori e godesse delle difficoltà relative all’astensione dal lavoro degli aderenti alla protesta.

E’ quindi evidente, a questo punto della partita, che anche il più solerte e accanito sostenitore degli accordi separati, fa finta di non capire - e, soprattutto, non si preoccupa più nasconderlo - che è solo grazie all’accondiscendenza e alla sostanziale complicità della sua organizzazione alle “manovre” di Berlusconi prima e Monti dopo, se il sindacato confederale italiano, nel suo complesso, mostra di essere avviato a un inarrestabile declino.

Al “tavolo”, però, sedevano anche altri. Quel Pd che continua a oscillare tra le posizioni di una “destra interna” sempre più forte e minacciosa e una pseudo “sinistra” che non riesce ad avere alcuna autorevole voce propositiva.
Tra un D’Alema - certamente lieto di vedere realizzata la sua antica proposta (1998) da Premier: “sterilizzazione”, per tre anni, dell’art. 18 dello Statuto - e una Bindi che potrebbe, ma forse (in fondo) non vuole e/o non può dire qualcosa diverso.

Per finire con questa Cgil: che appare (ancora e inspiegabilmente) succube di un potere ormai evanescente e in fase di estinzione. Vittima delle ultime illusioni prodotte da antichi legami, il cui sviluppo nel tempo è stato caratterizzato - a mio avviso - da un procedimento alternativo e inversamente proporzionale a quello della teoria evoluzionistica: dal PCI per finire, attraverso il PDS e poi i DS, all’attuale PD!

Come da consuetudine, non poteva mancare - naturalmente - il “pensiero” di un altro “professore”.
Quel Pietro Ichino - ormai storica “quinta colonna del liberalismo”, tra le ceneri del Centro-sinistra - che, tanto per spiegare “urbi et orbi” la sua concezione della democrazia, sostiene che la concertazione è “buona” se c’è piena concordanza rispetto agli obiettivi da raggiungere, mentre diventa la causa dei mali italiani quando non c’è concordanza sugli obiettivi (di una sola delle due parti, evidentemente).

Renato Fioretti
Collaboratore redazione di lavoro e Salute
16 luglio 2012
Gia pubblicato su micromega.it

Nessun commento: