13 maggio 2012

E venne il giorno dell’orgoglio. Ieri la Federazione della sinistra è tornata ad alzare la testa. L’ha fatto in una giornata di sole, calda ma non afosa, allegra ma non frizzante. L’ha fatto come lo fa da quando si è messa in testa di essere, e diventare, sinistra antagonista con umiltà e pazienza, con rabbia ma anche con tanta tanta lucidità. L’ha fatto rimettendonsi in marcia e formando un serpentone formato da alcune decine di migliaia di persone. Il colpo d’occhio dall’alto di via Cavour è straordinario. Ed anche il grandissimo striscione che fronteggia il Colosseo ribadendo che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro solo che non è più scritto nell’art. 1 ma nell’articolo 18 fa il suo effetto.


12 maggio, quella rabbia e quell'allegria che ora guarda all'unità e all'Europa ribelle
Da oggi anche l’Italia ha la sua “sinistra contro l’austerità”, come la chiamano i francesi. Si è iscritta, faticando un po’, nel gruppo europeo antiliberista. "Gridamoglielo in piazza", a Monti e all'Unione europea, ha vinto la sua prima sfida.

E’ una sinistra che sembra aver compreso fino in fondo la lezione dell’unità. Dopo un periodo di forti spaccature è iniziato il processo “a ritroso”. Del resto è stato questo il messaggio della piazza, ieri, che univa trasversalmente generazioni e condizioni sociali. E’ stato questo il messaggio dal palco, con il comizio plurale e la presenza dei comunisti di mezza Europa (Portogallo, Francia, Grecia, Germania). “Da questa manifestazione proponiamo di continuare la battaglia contro la manomissione dell'articolo 18 e contro il Fiscal Compact e proponiamo l'unità della sinistra per costruire un polo di aggregazione politica, culturale e sociale. Serve la sinistra unita per sconfiggere il governo Monti e ricostruire la speranza nel paese”, ha detto Paolo Ferrero nel corso del suo intervento.

Si vanno ricomponendo i pezzi di un “fronte” che ha deciso di mettere da parte quel 20% di divisioni e iniziato il difficile cammino verso la cosiddetto “massa critica”. La terza tappa è vinta. Ora vediamo il resto. Aveva iniziato la Fiom, e aveva proseguito l’arcipelago del “No debito”. C’è stato in questi mesi un “aprirsi” e non uno “scompaginarsi”.

Ed ora tocca a quella sinistra politica che avendo le mani libere dal parlamentarismo è stata meglio in grado di tessere e ritessere nel vivo dello scontro sociale i presupposti non di una egemonia (chi è in grado realmente di farlo oggi?) ma di una “messa a disposizione” dei soggetti soggetti che hanno ripreso a dire “No” al massacro sociale. In questo mettersi a disposizione ha un pregio, anzi due, che gli va riconosciuto tutto. Innanzitutto l’esperienza, ovvero un percorso lungo e tortuoso che ha passato, e patito, tutti i guadi più difficili. E poi quella forte caratterizzazione nel campo europeo che si sta rivelando una scelta importante.

Si apre a questo punto uno scenario nuovo. E’ difficile da immaginare ma, come ci racconta la manifestazione di ieri, molto meno da praticare. Ci si è ritrovati e basta, ieri. Ritrovati con la voglia di sempre. Come fu quel 15 ottobre del 2011 quando fino ad un’ora e mezza dopo la partenza c’era una massa di compagni e compagne allegri e felici per il solo fatto di stare lì.

Quando il blocco sociale trova il suo filo non c’è nulla, o quasi, che possa fermarlo. Non le alchimie della politica. Non le tattiche del potere.

In piazza ieri quell’allegria è tornata. Si sono visti tanti giovani. E questo è molto confortante. Si sono viste tante bandiere che non comparivano tra le organizzazioni autorizzate a parlare dal palco.

Si sono sentiti tanti slogan sull’articolo 18. E’ il lato “positivo” dell’offensiva del Governo contro i diritti di chi lavora: aver dato un punto di riferimento unico a chi guarda ancora allo Statuto dei lavoratori e a chi non sa nemmeno che esiste. Elsa Fornero sta riuscendo nel miracolo in cui nemmeno il sindacato, che a dire la verità non si è mai applicato troppo, è riuscito: mettere insieme le lotte dei precari con le rivendicazioni di chi ha un contratto collettivo nazionale di lavoro. Dal punto di vista del potere era un passaggio inevitabile. Ora sta alla sinistra antagonista sfruttarlo fino in fondo.

Fabio Sebastiani
13/4/2012 www.controlacrisi.org

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