26 aprile 2012

O c'è il rigore o c'è la crescita, è bene parlar chiaro, l'esempio della Grecia serva almeno come monito.

La Francia contro Sarkozy, Merkel, Monti e… Napolitano
Nonostante i filtri del palazzo e del sistema informativo italiano, il messaggio delle elezioni francesi è chiaro. Da sinistra e anche da destra si dice basta con l’Europa delle banche, della finanza e dell’austerità. E il sistema finanziario l’ha capito subito e ha automaticamente reagito facendo salire lo spread e calare le borse. Non sappiamo se alla fine la sinistra vincerà. Se dovesse succedere e se, cosa non scontata, Hollande dovesse mantenere i suoi programmi, si aprirebbe finalmente la crisi di quell’Europa che ci sta dissanguando.
Le elezioni francesi infatti sono avvenute all’insegna della messa in discussione dell’innalzamento dell’età pensionabile, della flessibilità del lavoro, delle delocalizzazioni, e – ultimo ma non da ultimo – del pareggio di bilancio e dell’accordo di rigore e austerità che, con il nome di fiscal compact, sta imprigionando nella catastrofe economica tutta l’Europa.
Per essere ancor più chiari i francesi hanno votato contro la politica economica del loro Presidente, che è la stessa del governo italiano di unità nazionale. Politiche che poi nascono dalle scelte di fondo e dagli indirizzi del governo tedesco, della signora Merkel, e della Banca centrale europea, guidata da Mario Draghi. E’ questa Europa delle banche e della finanza, dell’austerità e del rigore, che sta esplodendo nelle proprie contraddizioni, come dimostra anche la crisi del governo Olandese e come mostreranno tutte le prossime elezioni, a partire da quelle greche. E’ l’Europa della dittatura delle banche che viene contestata dai suoi popoli e quest’onda di contestazione arriverà anche in Italia.
Se si vuole qui da noi apprendere qualcosa dalla lezione francese bisogna allora cominciare a dire che il sistema politico e istituzionale che sostiene il governo Monti è l’avversario da battere. In Italia abbiamo un governo indicato dallo spread e nominato dal Presidente della Repubblica. Come è utile ricordare, fu il capo dello Stato a negare il ricorso alle urne dopo il crollo di Berlusconi. L’argomento principale era che l’aumento dello spread sui titoli di stato avrebbe travolto l’Italia. Oggi lo spread risale. In tutta Europa ogni elezione, ogni crisi politica diventa occasione per speculazioni finanziarie. O vota lo spread, o votano i cittadini, questa è l’alternativa secca che oggi è di fronte ai popoli europei. Il peccato originale del governo Monti e della scelta del Presidente delle Repubblica può essere rimosso quindi solo ripristinando la democrazia e mandando a casa una classe politica che si è piegata ai voti della finanza. Nessun trasformismo, nessun gattopardismo della ultima ora sarebbe a questo punto tollerabile. Il governo tecnico è nato per attuare in Italia i dettami della signora Merkel e della finanza internazionale. Se davvero si vuol cambiare, i professori debbono essere rimandati al loro mestiere e chi ha voluto questo governo deve democraticamente pagare il prezzo di questa scelta disastrosa.
Giorgio Cremaschi
www.rifondazione.it

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