6 marzo 2012

Violentano la Costituzione, ci depredano con il “pareggio di bilancio”, preparano una porcata elettorale, espellono la Fiom dalle fabbriche. Chi? Chi sostiene questo governo illegale!

Ci credono tutti idioti o pecoroni?
Qualcuno si è accorto che è diventata un’optional la capacità comune di leggere secondo logica la realtà quotidiana? Ovvero, pare scomparsa, nel trottorellare di questi anni, la voglia di immaginare percorsi comuni e siamo portati a mutuare la contrapposizione, la faziosità individualista dei comunicatori privilegiati che si sono imposti in questi vent’anni di potere politico e mediatico e che hanno depredato ogni materia prima come ogni capacità critica del nostro pensiero.

Difatto ci hanno rubato l’autonomia di movimento e di pensiero, che non fosse il loro.

I fatti che hanno funestato la civiltà giuridica e sociale del nostro Paese stanno a dimostrare quanto male vogliamo alla convivenza con gli altri, siano essi lavoratori come noi, precari e disoccupati, migranti in cerca di vita comunitaria.

Non sappiamo più contare sulla nostra razionalità di esseri pensanti, anzi non sappiamo più contare i giorni che ci scorrono davanti senza esserne protagonisti attivi del come la vita scorre.

Ci sentiamo smarriti e di questo stato diamo la colpa agli altri, ovviamente a chi stà peggio di noi, siano essi lavoratori precari, italiani o migranti non importa, che vengono piazzati nei luoghi di lavoro, siano essi vicini di casa con i quali non abbiamo neanche più il tempo di relazionare se non per schivarli per non farci ammantare dai loro problemi, non sapendo riconoscerne gli stessi tratti comuni. Ci siamo ficcati in una teca di vetro isonorizzata, dentro al quale entra prepotente il comando mediatico che ci informa delle nuove regole sociali e del nostro ruolo di zombi produttori e consumatori.

Quasi ci pare impossibile salvarci da questo stato di depressione cosciente e prostazione, siamo risucchiati in un vortice di cerchi concentrici che ci tengono prigionieri davanti ai salotti televisivi con qualche ora d’aria compressa nei labirinti degli ipermercati, nuove chiese nelle quali il dogma del consumismo si è sostituito al dogma religioso. In ogni luogo ci inondano di notizie senza capo nè coda e senza nessuna connessione reale con le difficoltà della vita quotidiana delle persone fuori dal circuito del benessere costituito.

La loro iperinformazione, che spacciano come cifra della democrazia compiuta, ci spiega che il sistema è in crisi e tutti devono fare la propria parte per uscirne, non spiegano però chi questa crisi l’ha prodotta e chi ci guadagna. Non possono, altrimenti ci dovrebbero anche dire che i produttori ne sono anche i beneficiari.

Ipocriti e falsi fino al midollo, una forma moderna di delinquenza culturale, politica ed economica che si avvale dell’evoluzione tecnologica come armi di distruzione di massa. Quindi, a quelli che loro credono pecoroni, o peggio, idioti, pare che tutto vada allo sfascio e ci si sente obbligati a partecipare allo sforzo comune di evitare i peggio, in particolare per i nostri figli. Il risultato

è raggiunto, ci sentiamo quasi dei privilegiati nel nostro vivere in base ad elementari diritti di lavoro, di salute, di benessere minimo vitale.

Infatti, hanno demolito la cultura della solidarietà come valore di convivenza atta a colmare le diversità culturali ed economiche tra nord, investito di sviluppo industriale e sociale, e sud  disconosciuto dalla politica come terra di progresso relegandolo a serbatoio di braccia e regalandolo all’elemosina delle clientele legali e illegali. Su questa demolizione, che si è tirata nelle macerie anche il plus valore del nord sviluppato, hanno costruito principi assolutistici di predazione e privilegio per una cerchia sempre più ristretta di potentati. La cifra di quanto detto sta nella forbice sempre più distante tra chi ha tanto e chi ha poco o niente. E’ quindi rinata l’ottocentesca classe della nobiltà feudataria che ha sepolto il ceto medio e la stessa borghesia progressista ormai ai confini della classe meno abbiente che a sua volta riscopre drammaticamente il suo passato di proletariato, un passato che torna ammantato di quella modernità luccicante che copre loro la visuale di lotta per la dignità. Nel mentre cresce nei loro confronti l’odio dei privilegiati i quali sanno che devono costruire presidi blindati per le loro ricchezze togliendo diritti agli altri. Diritti che potrebbero ancora una volta rappresentare un pericolo di ribellione: il sapere e la conoscenza, la scuola per tutti, lo Statuto dei lavoratori, la magistratura non asservita ai potenti per legge.

Un quadro apocalittico il mio? Se tirassimo su un lembo del piombato tappeto mediatico che ci hanno messo in testa per camminarci sopra le nostre teste (ricordiamoci sempre che oltre il 90% del sistema televisivo, pubblicitario e della carta stampata è di proprietà delle lobby industriali

e finanziarie) e contemporaneamente accantoniamo per un un attimo i nostri egoismi derivanti dal presunto stato di benessere meno peggiore degli altri che ci stanno attorno, riusciremmo a focalizzare i percorsi dentro i quali ci stanno portando, convinti come sono,

di avere a che fare con una massa di  idioti e pecoroni.

Ma “loro” sono solo quelli (PDLPD-IDV-UDC) che tengono su questi macellai di professori al governo? No, ci sono i leghisti nei governi locali e posti di potere economico; ci sono quei sindacati che si prestano al gioco governativo; ci sono le professioni di potere che mercanteggiano con chiunque transiti sulle poltrone di comando politico ed economico.

Se avete alzato quel lembo di tappeto siete già sulla buona strada per reagire.

franco cilenti
www.lavoroesalute.org

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