30 gennaio 2012

Il “negoziato” europeo, guarda caso, è impantanato e La Grecia da parte sua non vuol saperne di venire commissariata dalla troika teutonica. L'Italia, senza nessuna dignità, aspetta ulteriori ordini

MONTI, MERKEL E SARKO' COSTRETTI A FISSARE UN NUOVO VERTICE A ROMA
Di compromesso in compromesso si lavora attivamente alla distruzione dell’Europa. Tanto che la vera notizia, in un giorno diinterminabili trattative sul Fiscal compact, non riguarda le decine di limature su questo o quel punto del “patto”, che nella sostanza resta un colpo mortale alle politiche di bilancio dei vari Paesi, o le fantasticherie di Manuel Barroso che sta pensando a “squadre contro la disoccupazione”, ma spostamento del vertice tra Monti, Sarkozy e Merkel a metà febbraio a Roma.
Intanto, i dati macroeconomici confermano che l’Europa sarà a “due velocità” o non sarà: la Germania scoppia di “salute occupazionale”, la Grecia è nel default tecnico, il Portogallo ha uno spread che nemmeno il prezzo della benzina, la Spagna ha dichiarato che non raggiungerà gli obiettivi del risanamento, e l’Italia è in piena recessione, anche se si accontenta di aver collocato 8 miliardi di titoli ad un tasso tutto sommato accettabile. Moody’s ha certificato che il cosiddetto “Salva-Italia” avrà effetti di vero e proprio “ammazza-redditi riducendo il reddito disponibile delle famiglie e segnando un calo dell'1% nel 2012.
A fare una analisi realistica della situazione è l’ex ministro Tremonti, che ha Radio Vaticana ha messo l’accento sulla combinazione di questa doppia crisi delle banche, della finanza e degli Stati, che “porta ad una realtà molto più difficile da gestire in Europa dove abbiamo un mercato, una moneta ma non abbiamo ancora una forma politica capace di gestire fenomeni così drammatici e così complessi”. Per uscire dall'impasse attuale, secondo l'ex ministro, occorre vietare la speculazione, dividendo le banche: banca industriale che finanza le imprese, le famiglie e le comunità, banca con una finanza che vive di speculazione girando poi il costo alle comunità. Bisogna quindi ridurre il potere “attualmente illimitato della finanza”, e poi bisogna fare “grandi investimenti pubblici, per esempio in Europa, fondamentalmente in Europa, finanziati con gli eurobond”.
Il “negoziato” europeo, guarda caso, è impantanato proprio su fondo salva-stati e default ellenico. Sono i due punti di maggior resistenza della Germania, che a questo punto, vista la forza che continua ad accumulare, diventa imprendibile. A nulla servirà la diplomazia di Monti e il gioco di sponda dei francesi. La Grecia da parte sua non vuol saperne di venire commissariata dalla troika teutonica, mentre alla Merkel tornerebbe molto utile come ammonimento verso gli altri stati-canaglia poter esibire le macerie del Partenone.
Il documento finale del Consiglio europeo usa più o meno le parole di sempre: “occorre fare di più affinchè l'Europa superi la crisi”, come si legge nella premessa. Il Consiglio europeo di marzo varerà le “linee guida”. Linee guida che conterranno le solite messe cantate sull’occupazione e la crescita sostenibile. Niente di più. Intanto, il “Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell'Unione economica e monetaria”, meglio noto come Fiscal compact, composto da 16 articoli suddivisi in sei capitoli tematici, prevede che i paesi Ue s'impegnino ad avere il deficit sostanzialmente in equilibrio, con un valore massimo dello 0,5% rispetto al pil, e questa “regola d'oro” dovrà assumere la forma di una legge costituzionale o equivalente. Sarà la Corte di giustizia Ue a vegliare sulla corretta trasposizione di questa norma, mentre in caso di mancato rispetto potrà anche imporre multe pari allo 0,1% del pil. Nel caso in cui il deficit di un Paese superi la soglia del 3%, scatteranno sanzioni semiautomatiche. Gli altri Stati si impegnano infatti ad approvare le raccomandazioni della Commissione Ue, che potranno essere bloccate solo con un voto a maggioranza qualificata rovesciata. Quanto al debito, confermata la soglia del 60% e il ritmo medio di riduzione pari a un ventesimo all'anno, ma resta uno dei nodi aperti sul tavolo se aggiungere o meno il riferimento alle sanzioni semiautomatiche nell'articolo 7. In entrambi i casi, però, verrà effettuata una valutazione complessiva dell'andamento del ciclo economico e dei “fattori rilevanti” come richiesto dall'Italia.
Altro punto difficile, le modalità di partecipazione ai summit dell'eurozona, che dovranno essere convocati “almeno due volte all'anno”. I Paesi che non sono ancora parte della moneta unica ma che sottoscriveranno il Patto vogliono avere la possibilità di essere presenti agli incontri. A guidare la protesta è la Polonia (insieme alla Repubblica Ceca), alle cui richieste si oppone in particolare la Francia. Sul tavolo di Bruxelles un testo di compromesso prevede che i Paesi non membri dell'eurozona possano partecipare ad “almeno uno” degli “almeno due” eurosummit annuali. Il nuovo Trattato, che dovrebbe essere firmato al vertice dell'1 e 2 marzo, dovrà entrare in vigore il primo gennaio del 2013, previa ratifica da parte di 12 paesi dell'eurozona, ma si tratta di una clausola che potrebbe essere ancora modificata nel corso delle discussioni di oggi. Il Fiscal compact sarà strettamente collegato con il Trattato istitutivo dell'Esm, il fondo salvastati permanente, la cui entrata in funzione sarà anticipata a luglio di quest'anno. Potranno infatti, precisa il preambolo, fare ricorso all'assistenza finanziaria dell'Esm solo quei Paesi dell'eurozona che avranno ratificato il nuovo Patto di bilancio.

Fabio  Sebastiani
30/01/2012 
www.controlacrisi.org

Nessun commento: