27 GENNAIO SCIOPERO
DIFFICILE, MA GIUSTO
Giorgio Cremaschi
Il 27 gennaio sciopera una parte rilevante del sindacalismo di
base. E’ uno sciopero difficile, perché con questa crisi la perdita di una
giornata di lavoro è sempre un costo pesantissimo per chi lavora. Ma è uno
sciopero giusto perché il mondo del lavoro non può continuare ad accettare o a
subire l’aggressione ai suoi diritti.
Le ragioni immediate dello sciopero, a mio parere, sono almeno
tre.
La prima è il massacro sulle pensioni che, in nome dei giovani,
ha portato l’età pensionabile, prima di tutto proprio per i giovani, alla
soglia dei settanta anni.
In secondo luogo tutte le misure della manovra economica del
governo stanno colpendo le condizioni sociali e di vita di chi lavora, che vede
ridotti i propri redditi, mentre il futuro è ancor più minacciato dalla recessione
in arrivo, causata anche dalle manovre restrittive dei governi Monti e
Berlusconi.
In terzo luogo, con l’ultimo decreto sulle liberalizzazioni, il
governo Monti si è schierato armi e bagagli con Marchionne e la sua linea di
distruzione del contratto nazionale. Lo ha fatto proprio per la materia di sua
competenza, infatti ha stabilito per decreto che il trasporto pubblico non sarà
più soggetto ai contratti nazionali, e quindi ha dato il via libera ai
contratti low cost, sia nelle ferrovie, sia nel trasporto locale. Cosa questa
che neppure il governo Berlusconi, autore dell’articolo 8 sulle deroghe
contrattuali, si era sognato di fare.
Ora si apre il tavolo in cui, secondo Monti, il sindacato
dovrebbe affrontare “senza tabù” la questione dell’articolo 18, cioè cominciare
a rinunciarvi. Ci sono quindi molte ragioni immediatamente sindacali che
portano alla necessità di uno sciopero generale contro le scelte di questo
governo. Ma ce n’è anche una di significato più vasto, che è bene non
trascurare. Il governo Monti, si dice, ha un grande consenso di opinione
pubblica. Questa è una parziale verità e una sostanziale mistificazione.
Infatti, chi afferma questo, dimentica di dire che il governo Monti ha il
consenso di oltre il 90% del Parlamento, del Presidente della Repubblica, del
98% della carta stampata e del 100% delle grandi televisioni. Di fronte a
questo consenso di regime enorme, il consenso reale nell’opinione pubblica del
governo non raggiunge il 60%. C’è quindi una parte enorme del paese che non condivide
le scelte del governo, nonostante il sostegno istituzionale e mediatico enorme
che esso raccoglie.
Di fronte a tutto questo è compito di chiunque creda nei
diritti, nella democrazia, nell’uguaglianza sociale, scendere in lotta per non
lasciare campo libero a una protesta populista, reazionaria, xenofoba. Non
parliamo affatto dei tassisti o degli autotrasportatori. La loro protesta ha
sicuramente degli elementi di ambiguità, ma parte da un’indignazione
comprensibile. Non si può sostenere realmente che la crisi economica si risolve
aumentando le licenze per i taxi o per le farmacie. Questo è un vero e proprio
depistaggio propagandistico, che fa parte di quella campagna ideologica che
cancella le ragioni reali della crisi, il debito, l’usura della finanza
internazionale, le politiche restrittive invece che quelle espansive di
bilancio, la distruzione del pubblico. Invece si dà la colpa ai tassisti, come
nel film Johnny Stecchino si spiegava al protagonista che il problema di
Palermo era il traffico.
Ecco, contro questo depistaggio occorre che scenda in campo il
movimento sindacale e democratico e lo sciopero del 27 è un primo segnale di
una mobilitazione necessaria.
Poi seguirà la manifestazione della Fiom dell’11 febbraio e le
iniziative proposte a tutti i movimenti di lotta per marzo dal movimento No
Debito. Si tratta di scendere in piazza per affermare un’idea di uscita dalla
crisi opposta, sia a quella del capitalismo delle multinazionali, di cui il
governo è interprete, sia a quella del populismo reazionario, agitata in
particolare dalla Lega Nord. Si tratta, cioè, di difendere il lavoro e la
democrazia. Dovrebbero farlo anche Cgil, Cisl e Uil, invece che farsi
imprigionare in una trattativa in perdita sul mercato del lavoro. Se però i
grandi sindacati confederali non lo fanno non è per questo giusto rimanere a
casa. Bene quindi lo sciopero del 27 e tutte le lotte che portano e porteranno
i diritti del lavoro e la democrazia in piazza.
Giorgio Cremaschi
23/01/2012
Fonte: www.usb.it

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