22 dicembre 2011

Nascono inediti"poteri speciali". Siamo oltre la inaccettabile (ma pur teorizzata e praticata) dialettica tra norma e "stato di eccezione" emergenziale

Domande crude (ma essenziali) al Presidente Napolitano

Il presidente Napolitano non mi convince affatto quando sostiene che la democrazia non è sospesa. Penso,invece,che la democrazia(che la Costituzione pretende sia socialmente organizzata, politicamente dialettica e pluralista, sindacalmente conflittuale) sia,in questa fase, in Italia, proprio sospesa nella sostanza. Non parlo, ovviamente, di "colpo di Stato". Ma è banale sostenere che va tutto bene perchè il Parlamento, votando, ha "sanato" la situazione.Quando il dito indica la luna non si guardi il dito, per favore. Siamo, invece, ad una evidente manifestazione politica della sconnessione tra capitale e democrazia costituzionale; alla bancarotta del pensiero liberale, in questa fase. In Grecia un funzionario del capitale finanziario, Papademos, sostituisce un presidente del consiglio che aveva "osato" prospettare (forse strumentalmente) un referendum sulla manovra imposta dalla Bce. In Italia, poche ore dopo, il Presidente della Repubblica nomina senatore a vita il candidato presidente del consiglio, il "tecnico" Monti, come metafora del ruolo ancillare della dialettica politico-parlamentare. In quei giorni, il sollievo per l'allontanamento del guitto Berlusconi maschera il sostanziale commissariamento rispetto al naturale sbocco di immediate elezioni, ritenute un disastro dalla finanza internazionale e dai suoi interpreti istituzionali italiani. A me pare che, nella sostanza, i fondamenti della democrazia costituzionale siano stati sottoposti ad una clausola sospensiva. Nascono inediti"poteri speciali". Siamo oltre la inaccettabile (ma pur teorizzata e praticata) dialettica tra norma e "stato di eccezione" emergenziale. Perchè qui siamo all'obbedienza corale ad una "ragion di Stato" nemmeno formalmente proclamata, ma imposta attraverso il ricatto del debito sovrano. Siamo alla realizzazione del sogno dell'assolutismo liberista, come ci ha ricordato Franco Russo: prende corpo, nei fatti, la"democrazia senza partiti" (e senza sindacati), vecchio sogno del "dispotismo illuminato". Siamo, cioè, ad una regressione oligarchica. Ma il presidente Napolitano va oltre: nel suo recente,solenne intervento nel salone degli Arazzi del Quirinale, dinanzi ai vertici istituzionali, politici, sindacali, "blinda" il governo Monti rispetto ad ogni critica e ad ogni voto contrario in Parlamento, intimando ai partiti di permettere la vita del governo «fino alla data limite già segnata dal termine naturale della legislatura». Il Presidente si fa, cioè, garante, al di là del merito dei provvedimenti, della"unione sacra" alle dipendenze del governo. Ma si rivolge anche ai sindacati, con un riferimento pressochè esplicito all'aspro dibattito sull'articolo 18, con due riferimenti espliciti, nelle sue 21 cartelle, sui quali è opportuno meditare anche sul piano istituzionale. 5Da un lato non giovano dice il Presidente, «giudizi perentori», ma occorre non rifuggire «da spinose assunzioni di responsabilità»; dall'altro chiarisce il suo pensiero richiamando, mi sembra, in forma velata, il presunto scontro generazionale (cavallo di Troia della Fornero, di Ichino,ecc.) tra lavoratrici e lavoratori che sarebbero ultragarantiti e giovani precari non garantiti. Ma ci rendiamo conto del fatto che, nei prossimi giorni, il governo ci trascinerà sul terreno della truffaldina propaganda dello "scontro intergenerazionale" per tentare di fare dei giovani precari la guardia armata della guerra per l'abolizione dell'articolo 18? Il presidente Napolitano scrive che occorre dare la priorità alla condizione dei non rappresentati, dei giovani senza lavoro. Bene. Mi auguro che questo significhi che adopererà la sua capacità di persuasione per il reddito garantito,per il salario sociale, per gli aumenti salariali (e non per chiedere ai sindacati di accettare la proposta del ministro Fornero). Noi, presidente Napolitano, non siamo nè leghisti secessionisti nè neoborbonici. Le chiediamo di ritenere che si possa essere europeisti proprio perchè critichiamo (e sempre più criticheremo) i meccanismi del ricatto del debito (che distrugge coesione e formazione sociale) e quei trattati europei che sono sbagliati perchè puramente monetaristi e folli in quanto portano i popoli europei ad odiare l'idea stessa di Europa. Un'ultima domanda, presidente Napolitano: perchè non ha esercitato la sua grande influenza presso il governo affinchè lasciasse in bilancio quelle modeste risorse che permettessero a Liberazione e ad altre importanti testate di vivere, in un clima di pluralismo e di democrazia? Lo scrivo non solo perchè amo Liberazione, i suoi redattori, i suoi poligrafici; ma perchè vorrei ricordare a Monti e ai suoi ministri un principio fondamentale: ogni giornale critico che chiude ci rende tutte e tutti meno liberi.


Giovanni Russo Spena
22/12/2011

Nessun commento: