13 novembre 2011

L'abc della politica è prendere posizione a partire da una propria visione e da una lettura delle cose e questo vale in primo luogo rispetto ai governi. Se si fa Monti, come espressione di questa fase europea, è ben difficile pensare ad una breve transizione progressiva. Tutto dice che sarà invece una nuova profonda e duratura ristrutturazione conservativa che annichilirà nuovamente le sinistre

Da Ciampi a Monti


Le dimissioni di Berlusconi sono per tutti un momento di soddisfazione grande. Ma anche per questo deve essere altrettanto grande l'esigenza di riflettere su ciò che accade. Quando si trattò di chiudere con la prima repubblica per avviare la seconda fu chiamato un banchiere che veniva " prestato alla politica " , Azelio Ciampi: La scelta era di per sé simbolica e già allora aveva sullo sfondo l'Europa, e l'Euro, che erano alle viste. Ora il copione si ripete e dovrebbe essere un altro uomo della finanza, per altro molto trasformatasi da allora, Mario Monti, a traghettare il Paese fuori dalla seconda repubblica e verso lidi che, come allora, non sono del tutto chiari se non per la direzione di marcia e cioè una nuova fase della rivoluzione conservatrice. Il peso dell'Europa, nel frattempo, è enormemente cresciuto, fino a diventare preponderante. E la situazione si è fatta drammatica, al punto da far considerare a rischio l'esistenza stessa dei nostri assetti fondamentali come Italia e come Europa.

Ecco, qui c'è un punto che dovrebbe essere oggetto di una vera e seria riflessione: perché siamo arrivati a tanto? La rimozione della capacità di ragionare sulle cose è impressionante. E' il vero esercizio di dominio che i poteri forti, quelli che hanno caratterizzato questo trentennio come quello del pensiero unico e della non esistenza di un'alternativa, sono riusciti ad esercitare. Non ovunque,perché in altri scenari, e penso all'America Latina, la storia è stata diversa. Ma in Europa la situazione è terrificante. E in Italia ancor di più.

Questa Europa edificata sui totem dell'euro e della sua stabilità, produce una entità totalmente in balia delle scorrerie della speculazione finanziaria e della internalizzazione passiva delle crisi altrui, a partire da quelle USA. Questa Europa invece di farsi forte del proprio modello sociale, ancora guardato come esempio da chi si sforza di migliorare la propria condizione, addirittura lo criminalizza, lo riduce a debito e, seguendo la etimologia tedesca che accomuna le due parole, a colpa. Questa Europa che ha sperimentato il livello più alto di democrazia formale e sostanziale arriva ora a discutere apertamente dei vantaggi del far a meno della democrazia e, quello che conta ancor di più, a farlo nella pratica. E' in questo scenario europeo che, da Ciampi a Monti, l'Italia si avvia alla sua terza repubblica. Sostanza e forma di questo passaggio sono imbarazzanti.

La subalternità ai diktat della BCE, e in realtà della struttura di governance che ha preso corpo con Europlus, è addirittura più spinta di quella greca.

Il paradosso dell'enfatico bipolarismo della seconda repubblica, alimentato anche recentemente dalla campagna referendaria pro-mattarellum, che può approdare alla grande, o grandissima, coalizione pro BCE, è solo apparente se si considera che quello che si è determinato in tutta questa lunga fase è una sostanziale omologazione dei pensieri politici che è proceduta di pari passo con lo svuotamento dei partiti trasformati in mere macchine elettorali. Poi, naturalmente, dovrebbero far riflettere gli esegeti della " virtù delle coalizioni " le dichiarazioni di questi giorni per cui si minaccia chi non accetta determinate scelte di essere escluso dagli accordi elettorali. Tutto ciò è la morte della politica, visto che la politica non può che ubbidire ai mercati. Per non parlare della democrazia sostituita dalla lex mercatoria ampiamente sancita dal trattato costituzionale europeo. In questo quadro non può stupire che le sinistre europee, e italiane, siano ridotte pressocchè alla inesistenza come progetto autonomo.

Il socialismo europeo sta tra la tragedia di Papandreu, la fine drammatica di Zapatero e il risucchio verso le grandi coalizioni della Spd tedesca. E in Italia la parabola del PD, dal vecchio al nuovo ulivo, è di fronte a noi con l'approdo di queste ore all'ennesimo via libera senza combattere a manovre che contengono misure pessime e alla totale disponibilità al governo del banchiere. Purtroppo la novità italiana in peggio è che la parabola un po' mesta dell'ulivo ha finito col compromettere anche una parte di quella sinistra che aveva tentato, per più di 20 anni, di offrire un'altra prospettiva, mentre un'altra appare condannarsi all'impotenza. Approdando all'ulivo, proprio mentre si consuma l'ultima pagina della seconda repubblica, questa sinistra rischia di condannarsi alla marginalità subalterna, vivendo di pura tattica e nella incomprensione della nuova fase che si è aperta.

Ma siccome non serve a nulla limitarsi a registrare gli eventi, credo che occorra provare a ripartire da quello che è il punto cardine. E cioè la lettura attenta e radicalmente critica di questa fase della ristrutturazione capitalistica europea, in cui il berlusconismo è stata una variante potente ma ormai declinante. Quello che provano a fare i nuovi movimenti che prendono spunto dall'indignazione, per questa condizione di negazione di alternativa, di democrazia, di politica, di condizioni dignitose di presente e di futuro. Non può esistere una sinistra del futuro che non riparta, in Italia e in Europa, da qui. E ciò vale quale che sia l'esito di queste ore di crisi.

Se ci saranno le elezioni la partita sarà più facilmente riapribibile. Tutto diventerà terribilmente più difficile se si arriverà al governo Monti. L'abc della politica è prendere posizione a partire da una propria visione e da una lettura delle cose e questo vale in primo luogo rispetto ai governi. Se si fa Monti, come espressione di questa fase europea, è ben difficile pensare ad una breve transizione progressiva. Tutto dice che sarà invece una nuova profonda e duratura ristrutturazione conservativa che annichilirà nuovamente le sinistre. Lo dice il contesto e lo dice l'uomo. E al termine di questa fase potremo avere un nuovo centro egemone o un bipolarismo del tutto subalterno alle logiche dei poteri forti. Se fossi in Parlamento, se arrivasse quel governo, io voterei risolutamente contro, convinto di fare una cosa di sinistra.


Roberto Musacchio
12 novembre 2011

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