14 ottobre 2011

Verso il 15 ottobre. Intervista a Marinella Correggia: "In piazza anche contro la guerra!"

Controlacrisi.org intervista Marinella Correggia, Giornalista

Sei stata in Libia due volte dall’inizio dell’operazione NATO, hai scritto e pubblicato diversi articoli e reportage. Ci puoi dire in due parole perché hai deciso di andare in Libia in un momento in cui il movimento pacifista a cui hai sempre partecipato non ha dato quasi alcun segnale della sua presenza e la stessa sinistra sembrava piuttosto confusa quando non consenziente addirittura?
Non è la prima volta che vado in un paese bombardato dalla Nato, nel 1991 sono andata in Iraq, poi c’é stato l’Afghanistan, e non dimentichiamo la Jugoslavia. La Libia sta subendo lo stesso tipo di aggressione. L’unica differenza è che allora c’erano più persone che si univano in delegazioni per raggiungere i luoghi bombardati. Questa volta non c’era tutta questa disponibilità, tant’è che la mia proposta di formare una delegazione che si recasse in Libia non ha trovato. Alla fine mi sono aggregata a una delegazione internazionale. Ho voluto verificare sul posto e attraverso la gente la gestione mediatica dell’intervento: una guerra ha delle cause e degli obbiettivi, ma gli interventi Nato dell’ultimo ventennio si sono sempre presentate attraverso un pretesto che richiedeva una risposta: l’intervento umanitario, il ripristino della democrazia. E’ stato così dal ’91 in poi, e di questo non mi stupisco.
Ciò che mi stupisce e che “ci caschiamo ancora “, come dice la storica Anne Morelli , autrice di : “Storie di propaganda di guerra, storie di propaganda di pace”. … Una propaganda che usa sempre gli stessi sistemi mediatici e le stesse immagini: i civili in pericolo, le fosse comuni…
Dalla lettura dei tuoi molti reportage viene fuori la ricchezza di testimonianze che hai raccolto. Delle voci che hai raccolto, parlaci di quelle più emblematiche…
Di testimonianze ne ho raccolte tante, e non si trovano nei media perché mettono in luce quello che invece deve essere oscurato. Per questo voglio ricordarne tre significative, la prima sulla dimensione del massacro di civili, che la NATO giustifica senza preoccuparsi di contraddire apertamente il pretesto della missione militare – la protezione dei civili!- Un’anziana donna sopravvissuta con le sue nipotine al bombardamento del quartiere di Arrada mi ha detto di essere pronta ad andare a testimoniare contro i veri crimini di guerra che i bombardamenti NATO stanno compiendo insieme a tutti gli abitanti della strada. Nelle conferenze stampa della Nato, invece, attraverso il media office a cui mi sono rivolta, giustificano apertamente questo tipo di operazione, come è successo per gli 85 morti del bombardamento di Mejer a Zliten, che la Nato ha rivendicato pur sapendo che non era un sito militare e dove, secondo loro, si erano rifugiati dei militari prendendo in ostaggio i civili. Sulla base di questo, hanno dichiarato legittimo l’intervento con i bombardieri provocando 85 vittime.
Un’altra testimonianza significativa riguarda l’esodo di circa 40.000 lavoratori del Niger dalla Libia, parte di un esodo assai più vasto che è quello che riguarda 1.000.000 di lavoratori provenienti da tutto il sud del mondo e che vivevano e lavoravano in Libia.
Ho parlato a lungo con un ragazzo del Niger che lavorava in Libia e che ora è scappato in Tunisia e mi ha spiegato tutto questo…a proposito di effetti collaterali!
E infine il peso dell’assenza di mobilitazioni internazionali e italiane soprattutto, viste le proporzioni del movimento contro la guerra in Italia nello scorso decennio: come posso non ricordare l’insistente domanda di Nassed, che mi ha chiedeva perché c’erano manifestazioni contro i bombardamenti. Ma se lo chiedevano in molti.
Come continua il tuo impegno contro questa guerra?
Con la controinformazione, che in realtà preferisco chiamare informazione, perché è la Nato che contro - informa mistificando la realtà. E’ una lavoro importante perché attraverso i media la NATO ha condotto la SUA operazione. Se alle loro conferenze stampa ci fosse una presenza organizzata di giornalisti “alternativi”, con domande puntute, il mainstream dovrebbe dar conto delle contraddizioni che inevitabilmente si mostrerebbero in tutta la loro evidenza. Nessuno ha dato informazione della proposta dell’ALBA e dell’Unione Africana! Il paradosso è stato che persino Wallerstain ha deriso Chavez con la motivazione che si stava agitando inutilmente visto che non ci sarebbe stata alcuna risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che avrebbe dato il via ai bombardamenti. Abbiamo poi letto la sua analisi sul Manifesto lo stesso giorno che la risoluzione veniva approvata. La mancanza di informazione su tutto ciò ha facilitato il lavoro dei media e, nella migliore delle ipotesi, ha alimentato posizioni confuse.
Il 15 ottobre è una giornata di mobilitazione internazionale del cosiddetto movimento degli indignados. Qual è il tuo messaggio?
Intanto registro un’assenza di parole d’ordine contro la guerra in Libia, almeno nei principali raggruppamenti che hanno indetto la manifestazione. Ho trovato delle parole d’ordine contro quest’intervento Nato all’Assemblea all’Ambra Jovinelli, ma non nelle iniziative di Uniti contro la crisi. Eppure è semplice: chi, più dei paesi del Sud del mondo sono stati depredati a causa del debito con il Fmi e la Banca Mondiale? La stessa primavera araba nasce da questo strozzamento che l’occidente ha messo in opera attraverso il debito anche in quella parte del sud del mondo. E poi , si tratta di dire NO AL SOSTEGNO ECONOMICO DELLA GUERRA IN LIBIA.
Una carenza del movimento pacifista c’è, storicamente non ha mai avuto un approccio strutturale all’organizzazione delle mobilitazioni contro la guerra, ma se non siamo in grado nemmeno di organizzare la nostra opposizione alla guerra e la nostra solidarietà a chi sta nella stessa nostra situazione già da molto tempo è ancora peggio!
Ma intanto possiamo far diventare globalmente visibile la nostra opposizione alla guerra in Libia e in Afghanistan, e al complesso NatOnu, se porteremo nei cortei dei cartelli grandi e chiari. A Roma gli antiguerra si vedono a Santa Maria degli Angeli (partenza del corteo) alle 13,30. Il messaggio viene lanciato anche in altri paesi. La pace si deve vedere. Per questa guerra sarà ""troppo poco e troppo tardi"; ma servirà contro le prossime. 15 OTTOBRE...COME IL 15 FEBBRAIO 2003. CONTRO LA GUERRA
Anna Cotone 13 ottobre 2011

Approfondimenti
http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/03/articolo/4283/
(Sulla Primavera araba e guerra in Libia)
http://www.aporrea.org/imprime/a121886.html (sulla propaganda di guerra)
http://www.nena-news.com/?p=10037 (testimonianze)

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