9 ottobre 2011

Mentre dell'11 settembre 2001 nessuno s'è dimenticato, della guerra che ne scatutrì dieci anni fa non c'è traccia nel dibattito politico italiano. Nemmeno un lancio d'agenzia. Con l'eccezione di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione. Eppure dovrebbero bucare gli schermi 67mila morti di cui almeno 15mila civili (dato sottostimato), 38mila talebani, 10mila militari afgani, 2.600 della Nato (e 20mila feriti e mutilati) e 1.800 contractors, negli ultimi cinque anni 730mila sfollati, pari a una media di 400 al giorno

Afghanistan, la guerra nascosta: 67mila morti non fanno notizia
Mentre dell'11 settembre 2001 nessuno s'è dimenticato, della guerra che ne scatutrì dieci anni fa non c'è traccia nel dibattito politico italiano. Nemmeno un lancio d'agenzia. Con l'eccezione di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione. Eppure dovrebbero bucare gli schermi 67mila morti di cui almeno 15mila civili (dato sottostimato), 38mila talebani, 10mila militari afgani, 2.600 della Nato (e 20mila feriti e mutilati) e 1.800 contractors, negli ultimi cinque anni 730mila sfollati, pari a una media di 400 al giorno (stime ufficiali di Onu, Nato, Crocerossa, Human Rights Watch, Unhcr).
Dei 40 miliardi di dollari di aiuti quasi tutti sono finiti nelle tasche dei signori della guerra. La povertà assoluta è salita dal 23% al 36%, l'aspettativa di vita è scesa da 46 a 44 anni (Italia: 81 anni), la mortalità infantile è aumentata dal 147 al 149 per mille (Italia: 3 per mille), il tasso di alfabetizzazione è sceso dal 31 al 28% (Italia:98). La produzione di oppio ha surclassato quella dell'epoca talebana, da 82mila a 123mila e l'Afghanistan esporta direttamente eroina (400 tonnellate l'anno) e la consuma (350mila tossicodipendenti e conseguente esplosione dell'Aids). Un giro, quello del narcotraffico, di 150 miliardi di dollari l'anno. E la Cia ne sa abbastanza visto che c'era lei dietro al boom della produzione di oppio/eroina negli anni '70 nel cosiddetto Triangolo d'Oro (Laos, Birmania e Cambogia) con un sistema esportato negli anni '80 in America Latina e in Afghanistan in funzione antisovietica. Dal 2002 la produzione è ripresa polverizzando - immagine quanto mai calzante - ogni record. Oggi viene da lì il 93% della produzione mondiale). La Cia - avrebbe in sostanza appaltato l'affare al "narco-Stato" guidato da Karzai, proteggendo le rotte di smercio via terra (Pakistan, Iran e Tajikistan) e gestendo direttamente il trasporto aereo all'estero. Secondo la tv russa Vesti l'eroina afgana viene portata fuori dall'Afghanistan a bordo dei cargo militari Usa diretti nelle basi di Ganci, in Kirghizistan, e di Inchirlik, in Turchia. Sul Guardian la giornalista afgana Nushin Arbabzadah ha scritto che nelle bare c'è droga al posto dei cadaveri. «Gli Usa non contrastano il narcotraffico per non minare la stabilità di un governo sostenuto dai principali trafficanti di droga del Paese, a cominciare dal fratello di Karzai», si legge sull'Huffington Post. D'altronde si tratta dell'«unica industria in espansione» e gran parte di quei soldi viene riciclato. «E' ovviamente arduo dimostrarlo, ma ci sono indicazioni che un certo numero di banche sia stato salvato con questi mezzi», ha detto Antonio Maria Costa, direttore generale dell'Ufficio delle Nazioni Unite per la Droga e la Criminalità (Unodc). Non stupisce - e non sfugge alla Casa Bianca che ha redatto un rapporto - che la popolazione locale sia sempre più sfiduciata: solo il 33% si sente sicuro e ancora meno, il 25%, ritiene che le forze di sicurezza nazionali «probabilmente» o «certamente» riusciranno a sconfiggere l'insorgenza a breve. Dopo le irregolarità nelle elezioni dello scorso anno l'87% della popolazione è convinta che «la corruzione del governo incida sulla loro vita quotidiana».
L'Italia schiera su quel fronte 4.300 soldati. Finora i caduti sono stati 45, centinaia i feriti. Un dato triplicato negli ultimi tre anni - come rivelato da Liberazione il 14 settembre e il 7 ottobre - per via della clamorosa inefficienza dell'intelligence nell'ambito di una missione che costa ogni anno circa 800 milioni di euro, 2 milioni al giorno. Ma al partito trasversale della guerra, che si appresta a rifinanziarla, tutto ciò non interessa. Solo l'Aise, l'Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise), «sentite le autorità militari menzionate nell'articolo definisce in una nota diffusa ieri sera«destituite di qualsiasi fondamento le notizie pubblicate dal quotidiano Liberazione». E' una smentita d'ordinanza essendo nota a tutto il ministero della Difesa l'insofferenza dell'esercito nei confronti dell'Aise. Inoltre, per quanto riguarda lo smantellamento del network spionistico, avvenuto dopo una serie incredibili di errori, non solo possiamo confermare parola per parola il racconto dell'ex fonte del Sismi, ma aggiungiamo che esiste un appunto del 2007 sulla fallimentare operazione. Curioso, infine, è che la smentita venga dall'Aise, ossia l'oggetto delle lamentele, e non dagli autori delle proteste. A questo punto ci auguriamo che il Copasir voglia davvero andare fino in fondo e che in Parlamento più voci chiedano chiarezza.
Ma che sia un «bilancio del tutto negativo», si apprende anche dal generale Mini intervistato da Peacereporter, sito da cui sono tratti molti dei dati di questo articolo. L'ex comandante della missione Nato in Kosovo deve ammettere che nemmeno uno degli obiettivi è stato centrato e prevede che gli americani resteranno là per sempre.

Checchino Antonini
08/10/2011

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