20 ottobre 2011

In vista dello sciopero e manifestazione di Fiat e Fincantieri, il sindacato non si arrende. Tensioni con Alemanno e la questura. Landini: «Non si può vietare ai lavoratori di manifestare». Appello a tutte le forze democratiche

«Tutti a Roma con la Fiom»
Quando tutto precipita, può sembrare che le cose avvengano per caso. Ma è un errore. Se il problema della Fiat e dell'attacco al contratto nazionale si sommano all'attacco alla democrazia - nella forma della libertà di manifestare; e se tutto questo avviene per un corteo dei metalmeccanici, in una città governata da un ex neofascista che va in giro con la celtica al collo... il caso non esiste.


Maurizio Landini, segretario della Fiom Cgil in un momento tra i più difficili della storia del sindcato, mantiene un tono molto calmo mentre ripercorre le tappe che hanno portato a un divieto mai visto prima in Italia. «La scorsa settimana avevamo chiesto il permesso per un corteo da piazza Esedra a Santi Apostoli, e non era stato sollevato alcun problema. Dopo gli incidenti di sabato il quadro è cambiato. Il Comune ha deciso che non si potevano tenere cortei nel primo municipio. A quel punto abbiamo proposto un altro percorso, da piazza Partigiani a Bocca della Verità passando per il Circo Massimo; che ci sembrava tenesse conto dei "problemi di ordine pubblico"».

Ma «anche questa non è stata autorizzata dal sindaco, che ha indicato - con un'apposita lettera - sette piazze disponibili per una manifestazione "stanziale", perché i cortei si potevano fare solo fuori dal primo municipio». A quel punto la Fiom ha chiesto il via libera da piazzale Flaminio a viale Mazzini, sotto la sede Rai; oppure da piazzale dei Partigiani a piazza Schuster, fuori dalla gigantesca «zona rossa» arbitrariamente tracciata da Alemanno. «Abbiamo scoperto che anche fuori da quest'area non è possibile fare cortei, per scelta della questura».

Ma «troviamo inaccettabile che l'effetto di episodi di violenza, che condanniamo, sia che lavoratori con già le lettere di licenziamento, come in Irisbus, o in cassa o che stanno occupando stabilimenti di Fincantieri, non possano manifestare pacificamente. Questo dovrebbe interrogare tutte le forze democratiche di questo paese, e preoccuparle per una risposta che mette in discussione diritti costituzionali».

La Fiom calcola in almeno 90 pullman la partecipazione da fuori Roma del gruppo Fiat e Fincantieri, cui vanno aggiunti tutti i metalmeccanici del Lazio. «Facciamo un atto di responsabilità. Chiediamo noi di fare la manifestazione in piazza del Popolo per far parlare le ragioni e le rivendicazioni di quei lavoratori; e ci rivolgiamo a tutte le forze sociali e della cultura della nostra città di dar forza alle ragioni dei lavoratori e della democrazia, per fare di Roma una "città aperta"». E visto che Maroni pensa di poter permettere di manifestare «solo a chi ha un patrimonio, chiederemo un euro per la democrazia, per sostenere i lavoratori fino a quando non si raggiunge un risultato».

Le dichiarazioni di Marchionne, del resto, confermano una volontà di abbandonare il paese. «Un piano "fabbrica Italia" non esiste, Fiat fa quello che vuole senza che un governo gli chieda conto del suo modo di stare in questo paese». Discorso simile per Fincantieri, «che è anche pubblica».

La denuncia della «strumentalizzazione da parte del governo di un fatto grave» è molto forte. Così come la centralità delle ragioni di chi oggi «è in sciopero da 100 giorni, oppure lavora al massimo 15 giorni al mese».

La prima domanda è scontata: «cosa farete se vi diranno ancora no?». Secca e calma la risposta: «Occuperemo piazza del Popolo. È o no una delle sette piazze indicate dal sindaco come libere? Se non fosse possibile nemmeno lì, troverei che siamo di fronte a un problema ancora più grave».

Poi, dopo la riunione in questura e una dichiarazione di Alemanno che si rimetteva alle decisioni della questura, arriva il «sì» che scioglieva la tensione intorno a un appuntamento. La questura e il sindaco la gestiscono subito come una vittoria «non ci sarà alcun corteo». Ma intanto alla Fiom arrivano centinaia di attestati di solidarietà: forze politiche, sindacali, studenti di ogni ordine e grado. E persino dai «sindacati complici» che hanno firmato fin qui gli accordi separati che hanno reso possibile un braccio di ferro del genere. Ci sono piccoli «passi indietro» che producono una ripresa del cammino. La Fiom sembra essere riuscita nello scopo. Ma il problema del diritto a manifestare - indipendentemente dal patrimonio o dal «gradimento» riscosso presso il potere, resta aperto.


Francesco Piccioni
20/10/2011

Nessun commento: