L'articolo 8 della manovra va abolito - Aderisci
all'Appello
L'inseguirsi quotidiano di proposte inique ed estemporanee
che caratterizza il cammino tormentato della manovra finanziaria rischia di
distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dalla sorte dell'art. 8 del
Decreto, ossia dalla norma che rappresenta l'attentato più grave - e quasi
incredibile - che si sia avuto, fin dalla nascita della Repubblica, ai danni
dei diritti dei lavoratori.
Infatti, non è in gioco questa o quella legge protettiva, ma
lo sono tutte, ovvero l'intero diritto del lavoro, perché l'art. 8 consente ai
contratti aziendali (o territoriali) di derogare non solo ai contratti
collettivi nazionali, ma - e questo è davvero enorme - anche ai disposti di
legge.
Si tratta di un vero tentativo di eversione
dell'ordinamento, ed in specifico del principio fondante di gerarchia delle
fonti del diritto, che da sempre prevede la prevalenza della legge sul
contratto individuale e collettivo, e, in materia di lavoro, che le leggi siano
inderogabili, perché i lavoratori siano protetti anche contro sé stessi, contro
la loro debolezza e ricattabilità. Proprio questo, invece, vogliono il Ministro
Sacconi e la Confindustria: che ogni datore di lavoro possa eliminare una, più
di una o tutte le tutele legislative dei suoi dipendenti (a cominciare,
ovviamente, da quella contro i licenziamenti ingiustificati) solo concordandolo
con un sindacalista locale, ricattabile o corruttibile o comunque
"comprensivo".
In questo modo si seminano caos e ingiustizia perché il
mondo del lavoro diverrebbe "la pelle di leopardo" a seconda che il
rappresentante sindacale aziendale sia "rigido" o "cedevole"
e si sparge altresì il seme della discordia civile, perché le reazioni degli
interessati contro la svendita "al minuto" a livello aziendale dei
loro diritti potrebbero divenire incontrollabili.
È, invece, principio irrinunciabile che su eventuali sacrifici
che vengano loro richiesti - ma che mai possono comunque riguardare diritti
legislativamente stabiliti - i lavoratori interessati si pronunzino
direttamente, con referendum, in modo vincolante.
L'art. 8 del Decreto è, anche tecnicamente, una norma
insostenibile, e per più versi incostituzionale e come tale, se dovesse il
Decreto esser convertito in legge, sarà fermamente combattuta da tutti gli
operatori giuridici democratici nelle sedi di competenza, ma occorre adesso
privilegiare il profilo politico, e cioè scongiurare la vergogna che una norma
del genere possa, anche per poco tempo, divenire legge della nostra Repubblica.
*** Umberto Romagnoli, Luciano Gallino, Mario Tronti,
Piergiovanni Alleva, Associazione per i diritti sociali e di cittadinanza,
Flavia Bruschi, Antonio Di Stasi, Filippo Distasio, Giuseppe Giacomino, Carlo
Guglielmi, Silvana Lamacchia, Andrea Lassandari, Vincenzo Martino, Sergio
Mattone, Nyranne Moshi, Giovanni Naccari, Pierluigi Panici, Alberto Piccinini,
Nino Raffone...
L'appello è aperto alle adesioni, che possono essere inviate
a: associazione@dirittisocialiecittadinanza.org

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