Attualità e utilità del comunismo (spiegata ai
ventenni)
Parli spesso di "crisi costituente". Cosa intendi?
E' una crisi che cambierà tutto, che "costituirà"
una nuova realtà delle cose. Non ci troviamo dinnanzi ad una crisi ciclica, ma
del capitalismo in quanto tale. Questo vuol dire che per uscire dalla crisi occorre
cambiare radicalmente politiche economiche e quindi demolire privilegi ed
equilibri di potere costruiti in 25 anni di neo liberismo. Occorre
discontinuità perché sono proprio le politiche neoliberiste che hanno portato
alla crisi. Le classi dominanti, che non sono disponibili a cedere potere e
privilegi, stanno al contrario reagendo con la demolizione delle conquiste di
civiltà di questi 60 anni di dopo guerra. Non sono solo sotto attacco i diritti
sociali, ma anche la democrazia. In questo senso dico "costituente",
perché non se ne può uscire come ne siamo entrati. Ne usciremo da destra con
una nuova "barbarie" o da sinistra, con maggior giustizia sociale e
l'allargamento della democrazia, a partire da quella partecipata.
Come spiegheresti ad una delle tante persone stremate dalla
crisi, magari ad un giovane o ad una giovane di 20 anni l'attualità e l'utilità
del comunismo?
Si ripropone l'attualità del comunismo in quanto il
capitalismo non è in grado di garantire lo sviluppo sociale e civile. Aver messo
al centro il profitto, l'accaparramento privato delle risorse, il mercato, la
finanza, ha generato la crisi e tende a produrre guerre e distruzione
ambientale. Questo capitalismo non sa usare razionalmente le risorse sociali e
materiali, non traduce in progresso sociale il progresso scientifico, anzi
produce regressione. Occorre quindi uscire dal capitalismo per costruire una
gestione democratica ed egualitaria dell'economia, una sua riconversione
ambientale e sociale. Comunismo come gestione democratica delle potenzialità
che già oggi ci sono per costruire una società senza classi sociali che veda il
libero sviluppo i ogni essere umano. Nel documento congressuale abbiamo
sottolineato come l'ideogramma cinese che esprime la parola crisi sia composto
da due segni. Uno che significa pericolo e l'altro opportunità. Il pericolo è
la prosecuzione delle politiche neoliberiste, l'opportunità è il comunismo.
Si deve essere rivolti a quanto accade fuori e
contemporaneamente lavorare al congresso.
Abbiamo davanti due obiettivi. Il primo è la cacciata di
Berlusconi, evitando qualsiasi governo tecnico che sarebbe socialmente
irresponsabile e applicherebbe semplicemente i diktat dell'Ue, cioè delle
banche e del padronato. Per questo proponiamo a tutte le forze del centro
sinistra una mobilitazione per andare subito ad elezioni. Il secondo è la
costruzione di un movimento di massa antiliberista, capace di battersi contro
questo governo, ma anche contro le proposte della Marcegaglia e della Bce. Per
questo il 15 ottobre saremo in piazza e consideriamo quella una manifestazione
importantissima. Perché ha una dimensione europea ed è stata lanciata dagli
indignados spagnoli su una chiara piattaforma antiliberista che ci fa uscire da
una discussione provincialistica sui processi del premier. Questi sono un
problema, ma certo non il principale. In questo quadro proponiamo di dar vita
ad una "costituente dei beni comuni e del lavoro". Occorre collegare,
in una rete di relazioni stabili, il complesso di forze piccole e grandi che
danno vita al movimento e che pongono l'obiettivo di uscire dal neo liberismo.
Manca oggi un punto di vista unitario di tutte le esperienze, dal movimento
dell'acqua, al No-Tav, al sindacato conflittuale, alle associazioni, ai
comitati: dobbiamo costruirlo per dare continuità al movimento. Gli avversari
sono gli stessi per tutti i movimenti, dobbiamo costruire un'azione comune.
Nel documento emerge il quadro di una crisi globale in cui
stanno crescendo, in gran parte del mondo risposte alternative e di massa che
faticano a divenire opzione politica.
Questo problema c'è, anche perché predomina ancora la
mistificazione sulla crisi, le fandonie di cui ci hanno riempito la testa. Non
c'è ancora una comprensione di massa del fatto che i problemi si chiamano neoliberismo
e capitalismo. L'ideologia dominante continua ad essere quella del pensiero
unico anche se le sue realizzazioni sono fallite. Occorre quindi spiegare il
fallimento del neo liberismo, produrre una critica di massa dell'economia
politica. Per dare risposte giuste occorre capire bene il problema e su questo
costruire la forza necessaria per battere i capitalisti che difendono i loro
privilegi.
Nel documento si propone l'idea del Fronte democratico e del
polo alternativo della sinistra. Come rendere effettivi questi percorsi?
Sono proposte che agiscono su due piani diversi. Il fronte
lo proponiamo nella situazione attuale, con questa legge elettorale bipolare,
per battere le destre e cacciarle all'opposizione. Una necessità inderogabile
per potersi porre l'obiettivo di difendere la democrazia, le conquiste sociali
e superare il bipolarismo. Sia chiaro, non sto dicendo che la sconfitta delle
destre, di per sè, determini l'alternativa - non a caso non riteniamo possibile
la partecipazione al governo - ma che può creare condizioni più favorevoli per
lavorarci.
Il polo della sinistra di alternativa invece è la proposta
strategica di fondo, perché l'assenza di una sinistra alternativa larga e
plurale è il vero problema che abbiamo. La nostra proposta, che avanziamo sia
all'interno della Federazione, sia alle altre forze politiche sociali e di
movimento, è quella della realizzazione di un polo autonomo dal centro
sinistra, fuori dal nuovo Ulivo.
Tu poni spesso il tema della centralità delle primarie di
programma
E' inaccettabile che chi si è riconosciuto in questi anni
nelle lotte per i beni comuni, che ha promosso vertenze locali e nazionali,
quando arrivano le elezioni non conta più nulla: può solo votare. Noi
proponiamo al contrario che lo schieramento che si oppone a Berlusconi
organizzi le primarie sul programma: pochi punti qualificanti (la guerra, la
patrimoniale, la legge 30 ecc…) con quesiti secchi, un sì o un no, con
decisioni vincolanti. Per far sì che il popolo dell'opposizione possa decidere
cosa si deve fare incrinando la separatezza folle della politica. Il profilo
dello schieramento contro le destre deve diventare oggetto di battaglia
politica di massa.
Ritieni che non basti la scelta del candidato premier?
La scelta del leader non risolve questi problemi. Neanche
Obama, che ha un potere infinitamente superiore al nostro presidente del
consiglio, ha mantenuto le promesse, perché i parlamentari pesano e molto. Il
problema non è solo il profilo del presidente ma cosa si impegna a fare la
maggioranza. Se i parlamentari fossero vincolati da un mandato di massa ad
alcuni punti fondamentali, almeno su questi non potrebbero tornare indietro.
Non accadrebbe quanto avvenuto con il governo Prodi, dove bastavano quattro
assenze e le parti positive del programma non passavano.
Uno dei temi molto discussi è quello della Federazione. Come
poter far compiere il salto in avanti necessario?
La Fds è un primo passo che abbiamo fatto verso l'unità
delle forze della sinistra. Dobbiamo farla funzionare molto meglio di come è
stato finora migliorando democrazia interna e capacità di iniziativa politica.
Quindi avanziamo dentro e fuori la Federazione l'esigenza di un salto di
qualità nella costruzione della sinistra di alternativa. Non dobbiamo chiudere
la Federazione fra i quattro soggetti che l'hanno fatta partire, ma dobbiamo
saperla allargare.
Quale è a tuo avviso lo stato del partito che va a
congresso?
Da un lato un partito molto provato: la scissione, anni
molto duri in trincea, oscuramento mediatico totale. Adesso, nella crisi, si
inizia a vedere una situazione in movimento, realtà locali che hanno cominciato
a far politica molto bene, accanto a realtà molto deboli e gracili. Occorre
quindi dare una mano ai più deboli e a sviluppare le realtà dinamiche. Penso alla
realtà Napoletana, che è in grandissimo movimento anche grazie alla vittoria
elettorale, oppure al Nordest dove c'è un bel lavoro di massa operaio e
sindacale. Radicamento sociale, costruzione del partito sociale e lotta
all'oscuramento mediatico sono i punti su cui articolare il progetto politico
che abbiamo messo alla base del congresso.
Prova ad indicare, in due parole, qual è il senso di fondo
della Rifondazione comunista
La ricostruzione di un partito comunista e di una sinistra
di alternativa che abbiano al centro il protagonismo dei lavoratori e dei
movimenti; la ricostruzione sociale, dal basso, di una alternativa di società.
La passivizzazione di massa non la si rompe con il leaderismo, ma con la
capacità di mettere a valore l'esperienza e l'impegno degli uomini e delle
donne.
Stefano Galieni
28/09/2011
www.liberazione.it
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