31 agosto 2011

Il sindacalista Bonanni da tempo truschina, sotto l'ala protettrice della gerarchia vaticana più conservatrice. Seguito dall'altro filogovernativo Angeletti della UIL

Bonanni sulle orme del “sindacato giallo” di Valletta

A partire dai primi anni Cinquanta, quando l'effetto della Guerra Fredda a livello internazionale si riverberò con asprezza anche all'interno del nostro Paese, la campagna anticomunista ebbe alla Fiat il suo epicentro con il professor Vittorio Valletta (capo assoluto della grande industria automobilistica torinese), prono agli ordini dell'ambasciatrice Usa in Italia.

La signora Clara Boothe Luce infatti intimò, in termini esplicitamente ricattatori, alla direzione Fiat di liberarsi con ogni mezzo degli operai comunisti, o comunque di sinistra, altrimenti sarebbero saltate le commesse (la famosa "campagnola").

E Valletta obbedì, avviando una vera e propria caccia alle streghe all'interno degli stabilimenti, creando un clima di paura, con sospensioni dal lavoro, licenziamenti di rappresaglia, giungendo a creare un reparto confino (l'OSR, Officina Sussidiaria Ricambi, subito denominata dagli operai "Officina Stella Rossa").

Dall'esterno della fabbrica agiva in questa azione intimidatoria, il gruppo "Pace e Libertà", capeggiato da Edgardo Sogno e da Luigi Cavallo, un noto rottame della provocazione.

Alla vigilia delle elezioni delle Commissioni Interne, del 1955, la città fu tappezzata di manifesti in cui si leggeva: "Presentarsi candidato o scrutatore per la Fiom significa mettersi in lista per il licenziamento. No alla Fiom".

In quelle elezioni la Fiom-Cgil subì un tracollo perdendo in tutti gli stabilimenti la maggioranza nelle Commissioni Interne, ad eccezione del Lingotto.

Non pago di aver addomesticato la Cisl e l'Uil Valletta, per migliori garanzie, favorì la nascita di un sindacato giallo guidato da Edoardo Arrighi (cislino) e Aldo Bartoletti (socialdemocratico).

Seguendo con attenzione le vicende attuali della Fiat, del suo amministratore delegato, l'italo-canadese-svizzero Sergio Marchionne e i comportamenti dei segretari nazionali della Cisl (Bonanni) e dell'Uil (Angeletti) ci è venuto spontaneo l'accostamento con Valletta ed i due fondatori degli LLD (Liberi Lavoratori Democratici), successivamente SIDA (Sindacato Italiano Dell'Automobile).

Di fronte alla proposta del governo di vanificare, con la legge finanziaria, lo Statuto dei Lavoratori, per meglio assecondare i desideri di Marchionne, Bonanni, ancora una volta, si è schierato dalla parte dei padroni.

Va ricordato che il leader della Cisl aveva affermato pochi mesi fa che il contratto di Pomigliano sarebbe stata un eccezione per poi invocare "cento, mille, Pomigliano", sottoscrivendo il vergognoso principio imposto da Marchionne, secondo cui «il sindacato che non accetta un accordo aziendale firmato da altre sigle viene privato di rappresentanza».

D'altra parte non c'è da stupirsi ricordando che lo stesso Bonanni alla vigilia dell'ultimo referendum si schierò con Berlusconi, dichiarando la sua totale contrarietà alla consultazione popolare, sostenendo il nucleare, la privatizzazione dell'acqua, tacendo sulle leggi ad personam del premier.

Il sindacalista Bonanni da tempo truschina, sotto l'ala protettrice della gerarchia vaticana più conservatrice, per dare vita ad un nuovo partito dei cattolici, chiaramente orientato sul centrodestra.

Uno dei padri dello Statuto dei Lavoratori è stato Carlo Donat Cattin, sindacalista cattolico, autorevole esponente della Democrazia Cristiana.

Chissà che cosa penserebbe oggi del suo erede Bonanni, che ricalca le orme del sindacato giallo di vallettiana memoria?

Diego Novelli

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