10 luglio 2011

Ovviamente il governo resta in religioso silenzio. Si spera nell'intervento del Presidente della Repubblica Napolitano

Gli eccidi nazifascisti e 17 ergastoli non eseguiti
Il tribunale militare di Verona ha condannato sette reduci della divisione Göring per stragi commesse sessantasette anni fa nei confronti di cittadine e cittadini italiani. Il paradigma atlantico, la ragion di stato italiana all'interno della "guerra fredda" hanno negato, per decenni, con depistaggi di Stato vergognosi, la verità storica delle stragi nazifasciste. Non a caso lo Stato ha compiuto atti di sovversione costituzionale nascondendo perfino materialmente i fascicoli di indagine nel cosiddetto "armadio della vergogna". Ma depistaggi ed insabbiamenti non possono cancellare la verità storica né assolvere crimini che sono, per diritto internazionale e nazionale, imprescrittibili. La sentenza che commina 17 ergastoli non richiama né vendetta, né rancore; ma ci parla di donne e uomini assassinati da nazisti e fascisti italiani con truce ferocia; ci parla di figlie, figli, nipoti che attendono giustizia; ci parla di risarcimenti dovuti. Il governo italiano, però, non ha mai fatto e nemmeno questa volta farà il suo dovere. Il ministro della Giustizia potrebbe chiedere l'esecuzione delle sentenze italiane in Germania. Sarebbe storicamente importante che la colpevolezza fosse riconosciuta anche in Germania. Ha ragione Ambrosino: «non se ne farà nulla, se Alfano continuerà a tenere chiuso il suo cassetto della vergogna. Né le vittime saranno risarcite se il Parlamento reitererà l'ignobile leggina, in scadenza a dicembre, che blocca l'esecuzione degli indennizzi a carico della Germania». Questo segmento di attualità è solo una parte di quella che giustamente Franco Giustolisi (giornalista scrittore, militante antifascista che ha dedicato impegno straordinario) chiama il «grave silenzio sulla più grande tragedia italiana». Un appello di autorevoli firme di partigiani, sindaci, giornalisti, politici, docenti ha chiesto mesi fa al presidente Napolitano di intervenire sulla tragedia. Decine di migliaia di persone (anche il numero è imprecisato) uccise dai nazifascisti nei modi più efferati; «non ebbero giustizia e non l'hanno ancora perché i processi, conclusisi con condanne all'ergastolo per gli autori dei massacri, non hanno avuto pratica attuazione poiché la nazione in cui viviamo non si è neanche degnata di far presente agli altri stati amici l'elementare necessità che i criminali, in qualche modo, magari con arresti domiciliari, paghino questo piccolo e serotino prezzo per le loro colpe». Nessuna risposta da parte del presidente Napolitano. Tacciono anche, da lungo tempo, i partiti democratici e del centrosinistra presenti in Parlamento. Eppure il parlamento avrebbe il dovere morale di intervenire dopo il fallimento dei lavori della Commissione parlamentare costituita proprio al fine di svelare i depistaggi e gli opportunismi. Il "realismo politico" del dopoguerra, pilotato dai governi atlantici (per permettere, forse, il riarmo della Germania sconfitta nel clima della "guerra fredda" e per non permettere alla Jugoslavia di Tito le giuste rivendicazioni per i massacri fascisti subiti) fu una pagina nera della storia internazionale. E' mia impressione che il silenzio anche delle forze antifasciste di oggi sia frutto di un accordo politico generale teso a dimenticare gli eccidi nazifascisti in nome di una presunta "conciliazione nazionale". Noi non ci stiamo: è misera una nazione che taglia le proprie radici storiche, che dimentica che la nostra statualità nasce dalla Resistenza, dalla lotta di Liberazione come "secondo Risorgimento" popolare. Noi non vogliamo dimenticare. Prendiamo posizione come partito, come democratici, come comuniste e comunisti. Ci auguriamo un'attenzione convinta da parte del presidente Napolitano.

Giovanni Russo Spena
10/07/2011

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