14 giugno 2011

Referendum, è la nostra vittoria (di chi ha lottato dal primo giorno organizzando la raccolta firme). Ora non fermiamoci

ABBIAMO VINTO


Affluenza al 57%. I SI oltre il 95%. Solo poche settimane fa, nessuno avrebbe immaginato un trionfo simile. E invece l’allarme globale dell’apocalisse di Fukushima, il radicamento capillare dei comitati per l’acqua e il vento di cambiamento che ha spazzato via l’egemonia berlusconian-leghista alle ultime amministrative, hanno spinto i quattro quesiti referendari oltre la ghigliottina del quorum.

Adesso è tempo di respirare a pieni polmoni e festeggiare, in compagnia dei tanti e tante che hanno lavorato per questo risultato. Da domani possiamo cominciare a ragionare e agire in un paese diverso da quello degli ultimi anni, un paese che ha scelto – su temi concreti e con strumenti inusuali di comunicazione e relazione – un’altra strada rispetto a tutte quelle percorse dai governi della cosiddetta Seconda Repubblica.

Uno che conosce bene le vicende del premier, Giuliano Ferrara, ha scritto parlato indirettamente della fine di un regime. E ha tirato fuori la fine del fascismo e rievocato l’amnistia di Togliatti ai fascisti all’indomani del crollo del regime per chiedere clemenza. Bisogna stare attenti ai colpi di coda, non abbassare la guardia e andare al cuore delle questioni. Forse la decadenza fisica e politica di Berlusconi seguirà un decorso lento e insopportabile. Forse proveranno a immolare il Capo per illuderci che qualcosa stia cambiando. Avevamo scritto che questi referendum, paradossalmente, servivano per costruire un altro paese e anche scacciare via la sindrome da populismo che rischia di assillare anche l’opposizione al berlusconismo. Non c’è dubbio che questo risultato indichi alle opposizioni una strada chiara e inequivocabile che passa per la costruzione di un’alternativa e non per la riproposizione delle ricette lacrime e sangue di Tremonti e Bonanni magari solo in veste più civile. Ma bisogna anche dire che il dato referendario conferma quello delle amministrative: i partiti del centrosinistra, comunque immaginiate debba essere strutturata quella coalizione, da soli non riuscirebbero mai a fare la differenza. Come questo surplus debba essere messo in moto è tutto da inventare. Servono meccanismi di partecipazione aperti e flessibili, nuove macchine politiche devono essere predisposte per aprire le stanze dei comitati centrali e delle direzioni ai milioni che in questa primavera hanno impresso una volta alla storia del paese. Che nessuno si illuda di ricondurre questi voti e il lavoro e le passioni di tanta gente alla contemplazione passiva delle manovre di palazzo.
In questi anni, la televisione ha sovente fatto la differenza. Ha plasmato forme di vita, ha occupato il campo della liberazione e del piacere per instaurarvi l’edonismo e l’individualismo. Ancora una volta, il governo aveva provato a muovere le sue truppe mediatiche. Non si erano limitati a ignorare la consultazione popolare. Avevano addirittura sabotato la notizia, diffondendo date sbagliate e arrivando a manipolare le previsioni del tempo per mandare la gente al mare. Questa volta non è servito. Forse è la prima volta che ciò avviene. Ancora una volta dobbiamo fare riferimento alla fine della Prima Reòubblica, all’inizio di questa era. La Lega era nata dal nulla, senza l’appoggio di tv e giornali. Ma in quel periodo il rancore e la frustrazione aspettavano che qualcuno proponesse soluzioni facili e Bossi, il bugiardo di provincia che poi diventò il migliore alleato di Silvio, fece il pieno. Adesso è diverso. Grazie al cielo, non si vede all’orizzonte un capo carismatico e non esiste nessuna forza politica che possa rivendicare il monopolio dell’energia sociale che si è scatenata.

La bocciatura delle leggi ingiuste, del nucleare e delle privatizzazioni dei beni comuni, nascono dalla diffusione molecolare di un movimento che ha saputo trovare nuovi strumenti di comunicazione, diversi linguaggi, punti di vista plurali. Siamo contenti di avere, insieme a tanti altri e nel nostro piccolo, fatto il nostro dovere di agenti di connessione, riflessione e comunicazione. Continuiamo insieme verso la prossima sfida. Dal tenace ma precario punto di osservazione della nostra testata precaria brindiamo coi calici pieni. Non di acqua, questa volta…

13/06/2011

http://www.carta.org/

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