27 giugno 2011

Nei fatti viene chiusa la stagione dei movimenti e della democrazia partecipata. Si dice sì all'aziendalismo, al salario legato alla produttività e ai sacrifici

Contratti e rappresentanza, la Cgil svolta a destra. E dentro Corso Italia è scontro
Mentre in Italia spira un vento politico nuovo, la Cgil svolta a destra. Domani il maggiore sindacato italiano tornerà a sedersi al tavolo con Confindustria, Cisl e Uil pronto a firmare l'accordo su esigibilità dei contratti e rappresentanza sindacale. Ipotesi su cui la segretaria generale Susanna Camusso ha chiesto oggi al proprio direttivo il mandato a chiudere il negoziato, ma che è stata bocciata con toni durissimi dagli esponenti de “la Cgil che vogliamo",
l'area di sinistra dell'organizzazione, che ora annunciano battaglia dentro Corso Italia e nel paese. Secondo quanto trapela, il testo dell'accordo che si profila sarebbe persino peggiore di quello interconfederale del 2008, da cui  pure il negoziato era partito. In primo luogo, perché un accordo sia considerato valido è sufficiente che sia stato siglato dalle organizzazioni che, insieme o da sole, raccolgono il 50% più uno della rappresentanza, misurata in base alla media tra il numero degli iscritti e i voti ottenuti nelle elezioni delle Rsu. In questo caso il voto dei lavoratori non verrebbe preso nemmeno in considerazione. I lavoratori avrebbero il diritto di pronunciarsi solo nelle aziende dove ci sono le Rsa, vale a dire i rappresentanti dei lavoratori non eletti ma nominati direttamente dai sindacati
di appartenenza. Non solo: nell'accordo sarebbero previsti altri due punti delicatissimi, la tregua sugli scioperi e la possibilità di deroghe al contratto nazionale, anche se il termine usato è stato “adattabilità" dei contratti nazionali alle situazioni aziendali. Gianni Rinaldini, ex segretario generale della Fiom e uno dei leader de “La Cgil che vogliamo", scuote la testa: «La Cgil - denuncia - non ha mai siglato accordi confederali che non prevedono il voto dei lavoratori. Si è sempre discusso sulla modalità di consultazione, se per alzata di mano in assemblea o con referendum a scrutinio segreto, come è previsto nella proposta di legge presentata dalla Fiom. Ma qui non c'è né l'uno né l'altro. Non c'è niente». Tra gli interventi contrari all'accordo con Confindustria registrati nel corso del direttivo Cgil, si segnalano quelli di Carlo Podda e del segretario generale della Fiom Maurizio Landini. Giorgio Cremaschi ha espresso un no «politico e di merito». Con la firma di questo accordo da parte della Cgil, «nei fatti - accusa Cremaschi - viene chiusa la stagione dei movimenti e della democrazia partecipata. Si dice sì all'aziendalismo, al salario legato alla produttività e ai sacrifici. Per questo mi opporrò con tutte le mie forze dentro la Cgil e nel paese»

Roberto Farneti
in data:27/06/2011

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