10 maggio 2011

Solo grazie ai volontari delle associazioni umanitarie centinaia di persone sono state salvate

Denuncia choc del Guardian: «La Nato ha lasciato morire decine di migranti»

La scorsa notte a Lampedusa si è rischiato un altro dramma dell’immigrazione clandestina: quasi 500 migranti coinvolti, a Cala Francese, proprio alle spalle del porto commerciale. Dopo che nel barcone si è rotto il timone, l’imbarcazione è rimasta incastrata tra gli scogli con il mare molto mosso, rischiando di capovolgersi. Fortunatamente, sono intervenuti guardia costiera ie forze dell'ordine, ma è stato soprattutto grazie alle decine di volontari delle associazioni umanitarie che hanno formato una vera e propria catena umana che ha consentito a centinaia di migranti di giungere a terra sani e salvi. Una vera e propria gara di solidarietà dove nessuno dei lampedusani si è risparmiato. Eppure, alla notizia dell'immediata solidarietà dei lampedusani fa da contraltare un altro dispaccio terribile: verso la fine di marzo la Nato avrebbe fatto morire di fame e di sete decine di migranti africani nel mar Mediterraneo. A dirlo è il quotidiano britannico Guardian, precisando che le unità europee e della Nato hanno ignorato le richieste di aiuto dei migranti. Il giornale inglese spiega che una barca partita da Tripoli il 25 marzo, con a bordo 72 persone, tra cui donne e bambini, e diretta a Lampedusa, dopo 18 ore di navigazione si è trovata in difficoltà. Nonostante le richieste di aiuto, gli immigrati sono stati lasciati alla deriva per sedici giorni e alla fine solo 11 di loro sono riusciti a sopravvivere. Uno di loro, Abu Burke, ha raccontato: «Ogni mattina ci svegliavamo e trovavamo nuovi cadaveri, che lasciavamo stare per 24 ore prima di gettarli in mare». I sopravvissuti hanno spiegato di aver chiesto aiuto a un prete eritreo che vive a Roma, padre Moses Zerai, il quale ha contattato la Guardia costiera italiana. Poco dopo un elicottero ha gettato acqua e cibo ai migranti. Nessun paese ha ammesso di aver inviato l'elicottero. L'imbarcazione si sarebbe ritrovata accanto a una portaerei della Nato, la francese Charles de Gaulle, ma anche questa volta nessuno avrebbe aiutato i migranti, tra cui due neonati. Le autorità francesi hanno inizialmente negato la loro presenza nella zona, ma di fronte alle prove mostrate dal Guardian un portavoce ha negato ogni commento. La Nato, invece, ha smentito che una cosa del genere sia mai avvenuta. Ma ora si è aperta un'inchiesta perché, se l'accaduto fosse vero, di per sé sarebbe un atto criminale. E dire che, al contrario, a Lampedusa nessuno si è risparmiato per salvare i naufraghi del barcone che stava per affondare di fronte alle coste.
Le operazioni di soccorso sono durate oltre un’ora e mezza e alcuni profughi sono stati salvati quando già erano in acqua e rischiavano di annegare, a causa delle onde e dell’impossibilità di raggiungere gli scogli per potersi mettere al riparo. Il buio, il panico e le grida hanno fatto il resto. Agghiacciante il resoconto di un dispaccio dell’agenzia AdnKronos: “Una donna di colore cade in acqua e viene tratta in salvo dopo pochi istanti, ma appena arriva sugli scogli inizia a gridare: ‘Where is my baby, where is my baby, please?’. Vuole sapere dove è il suo bambino di quattro mesi. I fari illuminano il mare, ma non c’è traccia del bambino. La donna si accascia terra e continua a piangere. Poi un uomo indica un bambino sul barcone che sta per cadere in acqua e i finanzieri si fiondano per recuperarlo. Sono minuti concitati. Tutti urlano, tutti cercano di dare una mano per salvare il bambino che alla fine viene restituito sano e salvo alla sua mamma. Molti profughi riescono a risalire sugli scogli grazie alla catena umana, ma a causa del buio non vedono le falle d’acqua e qualcuno si ritrova con la faccia contusa, un altro si è rotto una gamba”.
“Il giovane tenente della Guardia di Finanza Davide Miserendino – si legge ancora – non ci pensa su due volte e si getta in acqua, tutto vestito, per prendere dei bambini caduti in mare. E’ bagnato fradicio, ma sembra non accorgersene. Si rigetta nel mare e continua la sua opera di salvataggio. Così come il commissario di Polizia, Corrado Empoli, che riesce a salvare diverse donne, tirandole su dagli scogli e bambini ancora piccoli. Sono quasi le cinque del mattino, ma è ancora buio fuori. Nel frattempo sono arrivate due motovedette di Guardia costiera e Guardia di Finanza che illuminano il barcone. Ma non basta. La luce è troppo fioca. Non si vede nulla. Due barchette e un gommone fanno su e giù dalla carretta per tentare di salvare almeno i bambini e le loro mamme. Tra loro ci sono anche dei pescatori lampedusani arrivati appena è scattato l’allarme. Si sentono solo le grida di terrore dei profughi a bordo che temono di morire proprio a un passo dal loro futuro. I profughi che riescono ad arrivare sugli scogli, bagnati fino al midollo, vengono soccorsi con coperte termiche”. Quando tutto sembrava finito, si è scoperto che su un’ambulanza “ci sono quattro bambini senza genitori. Uno ha pochi mesi, un altro poco meno di un anno e due bambine di cinque-sei anni. I piccoli vengono portati all’Area marina protetta. Qui le mamme, terrorizzate, riabbracciano i loro figli dopo avere temuto per quasi due ore di averli persi. Mentre 24 donne in stato di gravidanza sono state ricoverate al Poliambulatorio di Lampedusa”.
Intanto, a svariate centinaia di chilometri di distanza, prosegue la durissima protesta di una decina di immigrati nella piazza centrale di Massa. I motivi della loro lotta sono stati già descritti da InviatoSpeciale: col passare dei giorni la situazione si è fatta piuttosto tesa, dopo che i migranti hanno deciso di percorrere la disperata strada dello sciopero della fame e della sete (interrotto soltanto nella giornata di ieri).
Il presidio permanente comunque prosegue e i migranti restano in attesa di ricevere risposte sulla possibilità di ottenere un permesso temporaneo. Intanto hanno incassato il sostegno dei lavoratori di due tra le principali aziende della zona, la Eaton (attualmente chiusa e al centro di una dura vertenza in vista di una possibile riapertura) e la Nca (Nuovi cantieri apuani), che si sono schierati al fianco degli immigrati e della loro lotta.
Il messaggio portato in piazza dai lavoratori è esemplare: “Il lavoro ci accomuna”. Non a caso i migranti hanno partecipato allo sciopero generale indetto venerdì dalla Cgil e, dal canto loro, le tute blu sono salite sulle scale del Duomo ad esprimere la loro concreta solidarietà.
Importante anche l’apporto fornito agli stranieri da un pool di avvocati, tra i quali spiccano i legali della stessa Cgil e della Caritas, nel tentativo di affrontare e risolvere la vertenza alla base della protesta, ovvero le conseguenze della ‘sanatoria-truffa’. A tale riguardo, ha spiegato Michela Poletti, avvocato della Cgil, “sono stati aperti diversi filoni di indagine: si tratta di capire se i pubblici ministeri, titolari delle inchieste, riconoscono nei migranti persone offese, la cui testimonianza è necessaria al processo”. Se così fosse il pm “potrebbe chiedere un permesso di soggiorno per motivi giudiziari”. In caso contrario, sostengono ancora i legali, “dovranno essere percorse vie alternative, come ad esempio quella di un altro tipo di permesso di soggiorno, magari per motivi di protezione sociale”.
Continuano nel frattempo, le iniziative solidali organizzate davanti al Duomo da associazioni e collettivi giovanili (cui partecipano moltissimi cittadini comuni), anche al fine di stemperare il clima di tensione. Dalla Nato, al contrario, non arriva nessuna notizia.


09/05/2011

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