18 maggio 2011

Non è un tracollo, ma quasi. Berlusconi ce l'ha messa tutta alla vigilia per politicizzare queste elezioni.

Lo sconfitto
è Berlusconi.
La sinistra
ce la fa
da solaAttenzione: apre in una nuova finestra.
Gli è andata male, come a D'Alema, che nel 2000 si dimise da presidente del consiglio per la batosta alle Regionali. Milano è il caso più eclatante. Per la città in mano al centrodestra da decenni, Berlusconi aveva addirittura pronosticato una vittoria al primo turno di Letizia Moratti. Così non è stato. La discesa in campo del premier non ha sortito l'effetto sperato. Al momento le proiezioni danno Giuliano Pisapia, il candidato del centrosinistra e Fds compresa, in un sorprendente vantaggio su Letizia Moratti (46,5 % contro 42). E neppure a Napoli il candidato del centrodestra Lettieri riesce a sfondare nonostante il declino del sistema di potere bassoliniano. Anzi, si tiene ben al di sotto del cinquanta per cento, al 38 per la precisione, stando sempre ai dati di cui disponiamo al momento della chiusura del giornale. Cautela è d'obbligo, ma se venisse confermato il quadro, le opposizioni a Berlusconi non se la caverebbero affatto male, complessivamente parlando. Se si va a vedere nel dettaglio la situazione nelle quattro città più grandi - Milano, Torino, Napoli e Bologna - neppure il Pd può però dire di farcela da solo. Dei suoi candidati fabbricati in casa passa al primo turno solo Piero Fassino, che a Torino raccoglierebbe quasi il 57 per cento. Altra storia invece a Napoli dove il candidato "bassoliniano" di Pd e Sel, Morcone, arriverebbe addirittura solo alle spalle di Luigi De Magistris (Idv e Fds), 19 % il primo, oltre il 25 il secondo. A Milano, per la cronaca, Giuliano Pisapia è diventato candidato del centrosinistra solo perché ha sconfitto alle primarie di novembre il candidato originario del Pd, Stefano Boeri. A Bologna, il candidato di centrosinistra e sinistra, Merola, dovrebbe avercela fatta al primo turno con il 52 per cento. Ma non è da sottovalutare il risultato del candidato della Lega (Bernardini), che raccoglierebbe il 29 per cento, e di quello del Movimento 5 stelle (Bugani), arrivato intorno al 10. A Cagliari - dove l'affluenza è più alta della media nazionale, quasi il 75 - è in vantaggio il candidato del centrosinistra Zedda (49 per cento) su quello del centrodestra, Fantola (al 41,9). Più aperta la partita a Trieste, dove dietro a Consolini, centrosinistra (39,9), e Antonione, centrodestra (28,2), ci sono i candidati della Destra (Bandelli, 11,1) e della Lega (Fedriga, 6,2).
Veniamo ai commenti. «Queste elezioni hanno uno sconfitto, si chiama Silvio Berlusconi», dice il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. «Secondo punto, l'affermazione di De Magistris è un segnale, una richiesta di radicalizzazione a sinistra. Chi ha interpretato una linea di sinistra ma in discontinuità con la passata gestione del comune di Napoli è stato premiato. Chi invece, Pd e Sel, si è posto in continuità con l'esperienza passata è stato punito. Terzo, alla luce della sconfitta di Berlusconi e della richiesta di radicalizzazione a sinistra con De Magistris e Pisapia, il dato è che centrosinistra più sinistra possono essere maggioranza in tutta Italia senza bisogno del centro. Abbiamo di fronte una necessità: sconfiggere Berlusconi con un'alleanza tra sinistra e centrosinistra senza inventarsi alchimie con il centro».
Berlusconi non parla. Forse lo farà in tarda serata. «Non ci attendevamo questi dati», dice il coordinatore del Pdl Denis Verdini. Nel centrodestra si cerca il colpevole per lo schiaffo di Milano. In cima nella lista dei sospettati ci sono i "traditori" finiani. «Era impensabile che ce la potessimo fare al primo turno», dice Daniela Santanché, «rispetto alle comunali dell'altra volta mancano i voti di Fini». Più o meno la linea di La Russa: «Tutte le volte che il centrodestra si è presentato diviso è sempre andato al ballottaggio». Dal fronte dei finiani risponde Bocchino: «se questi dati si confermeranno, segnano la fine del berlusconismo». Anche Granata dice la stessa cosa: «Il dato di Milano è il più importante. Se Berlusconi voleva trasformare queste elezioni amministrative in un referendum pro o contro se stesso, dai primi dati possiamo dire che l'ha perso alla grande».
Anche la Lega non parla. Bossi, chiuso nel suo ufficio a via Bellerio, è apparso irritato. A cinque ore dalla chiusura delle urne nessun dirigente nella sede federale ha commentato i risultati. Ha parlato, invece, il segretario del Pd, Luigi Bersani. «La sfida che Berlusconi ha lanciato si è rivelata un boomerang. Io chiedo alla Lega di fare una riflessione. Perchè si può stare con uno che vince se tu perdi. Si può stare con uno che perde, se tu vinci. Ma se tu perdi e lui perde, ci sarà qualcosa che non gira». In vista dei ballottaggi sarà decisivo l'atteggiamento del Terzo polo. «Sconti non ne facciamo a nessuno» dichiara Casini, che però aggiunge: «Queste erano elezioni amministrative ma se c'è uno che ha voluto trasformarle in referendum è Berlusconi. E il referendum lo ha perso».
Last but not least, il referendum regionale sul nucleare che s'è tenuto in Sardegna (dove per le amministrative si votava solo a Cagliari) è un'altra tegola per il governo nazionale. Oltre il sessanta per cento dei votanti - ben al di sopra del quorum, quindi - ha bocciato con una valanga di Sì (98,14 per cento) la politica delle centrali nucleari.
Tonino Bucci
17/05/2011
www.liberazione.it

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