27 maggio 2011

Esploderà quando alla rabbia si aggiunge la consapevolezza che tutto questo non solo è ingiusto, ma è anche senza futuro

La collera dei poveri è la nostra speranza
Prepariamoci alla collera dei poveri, ha detto monsignor Bregantini, responsabile della Commissione episcopale per il lavoro, in solidarietà con i lavoratori della Fincantieri.

La collera dei poveri, di coloro che secondo l'Istat possono diventare un quarto dell'intera popolazione italiana. La collera degli operai e dei ceti medi che si proletarizzano e che, sempre secondo l'Istat, sono ormai la maggioranza del Paese. La collera di chi rischia di perdere tutto per sé e per i propri figli, e che aumenta la propria rabbia e indignazione quando sente Berlusconi e Tremonti dire che le cose non vanno male, che i ristoranti sono pieni, che la povertà è un'invenzione mediatica.

Questa collera sta montando in tutto il Paese e la Chiesa, con le sue vigili antenne, l'ha ben compreso. Contro questa collera si sono già avute le prime reazioni scomposte. La più ridicola, ma anche la più inquietante, è quella del sindaco di destra Castellammare di Stabia, il quale ha invocato l'intervento dell'esercito per fermare gli operai. In realtà questo aspirante pronipote di Bava Beccaris ha la coscienza sporca. Eletto nel 2010 sull'onda della crisi delle amministrazioni di centrosinistra, ha sposato integralmente le promesse del Governo e dell'azienda. Quando i vertici di Fincantieri, il ministro Scajola prima, il suo successore Romani poi, promettevano luminoso futuro a un cantiere che si stava spegnendo, il sindaco di Castellammare non aveva trovato di meglio che polemizzare con la Fiom che non credeva a quelle false promesse. Per un po' gli operai di Castellammare hanno più creduto all'azienda, al Governo, al sindaco, che alla Fiom. E' in fondo normale, se uno ti dà una speranza, per quanto vaga, sei portato a crederci, soprattutto se sei in una situazione disperata, se vivi in una città ove la perdita del lavoro equivale alla distruzione di qualsiasi sicurezza e dignità sociale per te e per la tua famiglia. Per un po' la Fiom a Castellammare è stata contestata dai lavoratori.

Poi la drammatica verità è emersa. I programmi, i piani, gli annunci pubblicitari - dalle carceri galleggianti alle nuove navi multiruolo a tante altre invenzioni -; poi tutti questi programmi si sono rivelati aria fritta. Con chi se la dovevano prendere allora i lavoratori nella loro sacrosanta collera, se non anche con chi fino all'ultimo li aveva imbrogliati?

La storia della Fincantieri di questi ultimi anni è quasi un paradigma della involuzione economica e sociale del Paese.

Prima l'azienda ha cercato di privatizzarsi entrando in Borsa.

La Fiom sola si è opposta, ma alla fine il progetto è stato abbandonato perché il crollo delle Borse ne evidenziava la follia. Eppure ancora oggi l'azienda rimpiange i fantomatici guadagni di quella mancata operazione finanziaria, quando tutti i cantieri che si sono avventurati in queste scelte sono stati o comprati o smantellati.

Poi l'azienda ha scatenato l'attacco contro l'assenteismo e la fannullagine dei lavoratori. Nel 2009 c'è stato un accordo separato, anticipatorio di tanti altri, che introduceva un assurdo sistema di cottimo integrale che non ha mai funzionato. La Fiom sosteneva non essere questa la via, non solo perché ingiusta, ma perché non si compete nel mercato delle grandi costruzioni navali picchiando sullo sfruttamento dei lavoratori. Ci sono poi state le promesse vuote e le chiacchiere del Governo. Oggi il piano aziendale taglia quasi un terzo degli occupati e chiude tre cantieri navali, mentre chiede agli altri lavoratori "salvati" di accettare il degrado di tutte le condizioni di lavoro. L'ha già fatto con grande successo mediatico Marchionne, si deve essere chiesto l'amministratore delegato di Fincantieri, perché non posso farlo anch'io?

Proprio oggi l'amministratore delegato della Fiat dichiara l'uscita definitiva delle sue aziende dalla Confindustria, nella speranza così di non aver più accordi da rispettare. Anzi, pare che la Fiat rivendichi addirittura una legge che le eviti la condannata in tribunale per la denuncia presentata dalla Fiom. Dopo Bono anche Marchionne si deve essere chiesto: se Berlusconi può farsi leggi ad personam, perché non posso ottenerle anche io?

Il piano della Fincantieri, le newco di Marchionne, la politica di Berlusconi, sono tutti anelli della stessa catena. Una catena con cui gli affari, il mercato selvaggio, i profitti aziendali e il potere arrogante dei manager, soffocano ogni bene comune. Come ci ricorda oggi la Confindustria schierandosi per il nucleare e la privatizzazione dell'acqua, contro i referendum.

La collera dei poveri esplode quando alla rabbia si aggiunge la consapevolezza che tutto questo non solo è ingiusto, ma è anche senza futuro. Non si salverà la Fincantieri con il piano di Bono. Non produrrà la Fiat in Italia, con la metà degli impianti e dei lavoratori, tutte le auto che Marchionne promette. Non uscirà dalla crisi l'Italia inseguendo le follie di Berlusconi. Di tutto questo si diffonde la consapevolezza e così la collera sempre più spesso si unisce alla solidarietà.

In Fincantieri questi giorni non stanno lottando solo i lavoratori degli stabilimenti a minaccia di chiusura, ma anche tutti coloro che secondo l'azienda dovrebbero salvarsi. La pratica della frantumazione sociale, il ricorso alla guerra dei poveri per mantenere inalterati i privilegi dei ricchi, l'ottusità dell'aziendalismo e del localismo leghista, tutto questo oggi viene eroso dalla collera dei poveri, cioè dalla ripresa di un sacrosanto conflitto sociale. E' in questo conflitto che dobbiamo rafforzare le nostre speranze.

Giorgio Cremaschi
27/05/2011

Nessun commento: