
La sovversione è nel DNA del PDL
La puntata è sempre più alta in questo pericoloso gioco alla roulette istituzionale. Ora il bersaglio, senza più infingimenti, è direttamente il Presidente della Repubblica, la funzione massima stabilita dalla nostra Costituzione come elemento di garanzia in ogni settore della vita pubblica dello Stato.
La lettera di Napolitano che criticava, in sostanza, l’accostamento tra magistrati e Brigate Rosse, e il definire molto esplicitamente il clima attuale come al limite dell’esasperazione. Scrive il Presidente Napolitano: “…nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull’ amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni.“.
La risposta, di tutto punto, è stata la presentazione di una proposta di legge per la modifica dell’articolo 1 della Costituzione in questo senso: “”L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale.” che sostituirebbe addirittura la “sovranità popolare” in “volontà” e che metterebbe il Parlamento al centro assoluto della delega di base verso la rappresentanza istituzionale.
Analizziamo questa proposta di modifica: nell’attuale testo dell’articolo, che non ha mai subito alcuna modifica in oltre 60 anni di vita della Repubblica e della Costituzione, si recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
Che il nostro Paese fosse una repubblica parlamentare lo sapevano e lo sanno pure i sassi: la formazione delle leggi e la loro discussione e approvazione non la fa il governo, ma la fa per l’appunto il Parlamento. E, fino a prova contraria, la Legge (quella con la “elle” maiuscola) è la fonte di regolamentazione (o così dovrebbe essere nella maggior parte dei casi) della vita pubblica, singola e collettiva del popolo.
Le forze del centrodestra, Fini compreso, sono sempre stati affascinati e trascinati dall’idea di sostituire questa centralità del Parlamento, necessaria per la democrazia rappresentativa piena e completa, ad un nuovo ruolo del Presidente della Repubblica, trasformando lo Stato da una forma di repubblica parlamentare ad una di repubblica presidenziale.
E’ stata una costante nei programmi di tutte le tornate elettorali politiche delle destre, ed è stato anche un forte discrimine per poter realizzare, da parte loro e da parte anche del PD (ancor prima da parte dei DS), una riforma dell’impianto costituzionale che muovesse in questa direzione.
Che oggi, davanti all’espressione corretta del ruolo di garanzia che il Capo dello Stato esercita come da sua prerogativa, la maggioranza tenti di mascherare come riforma democratica una proposta di modifica dell’articolo 1 che diverrebbe una tautologia evidente nello stesso testo della Costituzione.
Non mi convince neppure la sostituzione del termine “sovranità” con “volontà”. Essere volenterosi è certo un bene, ma essere “sovrani” vuol dire esplicitamente che ogni istituzione della Repubblica alla fine deve rendere conto al popolo di quanto fa in suo nome.
La proposta del PDL suona invece come l’affidamento al Parlamento di una delega in bianco per poter esprimere liberamente la sua sovranità che antecederebbe quella degli altri organi costituzionali.
E proprio questo è il punto: il Parlamento è e deve restare sovrano nella sua funzione e non essere dichiarato “primus inter pares“: così deve essere per la Magistratura, per il Governo, per la Presidenza della Repubblica.
Nessuno di questi organi è al di sopra della Legge, nessuno ha il permesso e la potestà di affermare che il suo ruolo è prevalente rispetto a quello degli altri.
La proposta del PDL, dunque, ancora una volta sovverte l’armonia costituzionale e la distrugge in nome di una finta, ipocrita e pelosa importanza dell’organo parlamentare in virtù del fatto che il Colle ha stigmatizzato le parole di Berlusconi sui magistrati e quei manifesti veramente vergognosi che equiparavano il ruolo dei pubblici ministeri a quello delle Brigate Rosse.
E’ nel DNA dei berlusconiani la sovversione antidemocratica: anche quando vogliono mettere al centro (e abbiamo visto come vogliono farlo…) la centralità del Parlamento finiscono per mortificarlo ancora una volta e per mettere in atto un nuovo scontro tra i poteri dello Stato.
Cari berlusconiani, lasciatevelo dire: la politica non fa per voi. A meno che non sia, questo è certo, per esclusivi personalissimi interessi.
Marco Sferini
21/04/2011
la Sinistra quotidiana
La puntata è sempre più alta in questo pericoloso gioco alla roulette istituzionale. Ora il bersaglio, senza più infingimenti, è direttamente il Presidente della Repubblica, la funzione massima stabilita dalla nostra Costituzione come elemento di garanzia in ogni settore della vita pubblica dello Stato.
La lettera di Napolitano che criticava, in sostanza, l’accostamento tra magistrati e Brigate Rosse, e il definire molto esplicitamente il clima attuale come al limite dell’esasperazione. Scrive il Presidente Napolitano: “…nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull’ amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni.“.
La risposta, di tutto punto, è stata la presentazione di una proposta di legge per la modifica dell’articolo 1 della Costituzione in questo senso: “”L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale.” che sostituirebbe addirittura la “sovranità popolare” in “volontà” e che metterebbe il Parlamento al centro assoluto della delega di base verso la rappresentanza istituzionale.
Analizziamo questa proposta di modifica: nell’attuale testo dell’articolo, che non ha mai subito alcuna modifica in oltre 60 anni di vita della Repubblica e della Costituzione, si recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
Che il nostro Paese fosse una repubblica parlamentare lo sapevano e lo sanno pure i sassi: la formazione delle leggi e la loro discussione e approvazione non la fa il governo, ma la fa per l’appunto il Parlamento. E, fino a prova contraria, la Legge (quella con la “elle” maiuscola) è la fonte di regolamentazione (o così dovrebbe essere nella maggior parte dei casi) della vita pubblica, singola e collettiva del popolo.
Le forze del centrodestra, Fini compreso, sono sempre stati affascinati e trascinati dall’idea di sostituire questa centralità del Parlamento, necessaria per la democrazia rappresentativa piena e completa, ad un nuovo ruolo del Presidente della Repubblica, trasformando lo Stato da una forma di repubblica parlamentare ad una di repubblica presidenziale.
E’ stata una costante nei programmi di tutte le tornate elettorali politiche delle destre, ed è stato anche un forte discrimine per poter realizzare, da parte loro e da parte anche del PD (ancor prima da parte dei DS), una riforma dell’impianto costituzionale che muovesse in questa direzione.
Che oggi, davanti all’espressione corretta del ruolo di garanzia che il Capo dello Stato esercita come da sua prerogativa, la maggioranza tenti di mascherare come riforma democratica una proposta di modifica dell’articolo 1 che diverrebbe una tautologia evidente nello stesso testo della Costituzione.
Non mi convince neppure la sostituzione del termine “sovranità” con “volontà”. Essere volenterosi è certo un bene, ma essere “sovrani” vuol dire esplicitamente che ogni istituzione della Repubblica alla fine deve rendere conto al popolo di quanto fa in suo nome.
La proposta del PDL suona invece come l’affidamento al Parlamento di una delega in bianco per poter esprimere liberamente la sua sovranità che antecederebbe quella degli altri organi costituzionali.
E proprio questo è il punto: il Parlamento è e deve restare sovrano nella sua funzione e non essere dichiarato “primus inter pares“: così deve essere per la Magistratura, per il Governo, per la Presidenza della Repubblica.
Nessuno di questi organi è al di sopra della Legge, nessuno ha il permesso e la potestà di affermare che il suo ruolo è prevalente rispetto a quello degli altri.
La proposta del PDL, dunque, ancora una volta sovverte l’armonia costituzionale e la distrugge in nome di una finta, ipocrita e pelosa importanza dell’organo parlamentare in virtù del fatto che il Colle ha stigmatizzato le parole di Berlusconi sui magistrati e quei manifesti veramente vergognosi che equiparavano il ruolo dei pubblici ministeri a quello delle Brigate Rosse.
E’ nel DNA dei berlusconiani la sovversione antidemocratica: anche quando vogliono mettere al centro (e abbiamo visto come vogliono farlo…) la centralità del Parlamento finiscono per mortificarlo ancora una volta e per mettere in atto un nuovo scontro tra i poteri dello Stato.
Cari berlusconiani, lasciatevelo dire: la politica non fa per voi. A meno che non sia, questo è certo, per esclusivi personalissimi interessi.
Marco Sferini
21/04/2011
la Sinistra quotidiana
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