11 marzo 2011

il sistema pensionistico pubblico in quanto ha in sé elementi di solidarietà, garantisce la pensione


Una generazione non avrà più diritto alla pensione

La "finanza creativa" di Tremonti non ha evitato tagli insopportabili alla cultura, alla ricerca, all'ambiente, agli Enti locali. Buon emulo del Ministro del Tesoro, il Ministro del Lavoro, per rilanciare la pensione alle casalinghe che non decolla, propone che i grandi supermercati invece dei "punti omaggio", rilascino dei voucher di analogo valore che la casalinga dovrebbe versare al fondo pensione, progetto su cui è impegnata anche il ministro per le pari opportunità.
Il fondo pensione delle casalinghe, costituito da più di 10 anni, prevede un minimo di contribuzione pari ad 25,82 euro al mese (309,87 l'anno). Questo versamento produce, dopo 40 anni e se continuativo, una volta compiuti i 65 di età, una pensione di circa 100 euro al mese.
Attualmente il fondo eroga 1.117 pensioni e l'assegno mensile (medio) è di 64,33 euro. Invece di prendere atto che il fondo, così com'è regolato, è un fallimento, si inventano proposte assurde e le casalinghe continueranno a non ottenere la pensione.
In questi giorni anche il Presidente dell'Inps ha detto la sua sulle pensioni. Ritiene che il cantiere previdenza si possa considerare chiuso in quanto i conti sono stati messi in sicurezza per i prossimi decenni. E' vero, ogni anno l'Inps si ritrova con avanzi consistenti di cui si appropria il ministero del tesoro. Ma cosa ha messo in "sicurezza" i conti dell'Inps e garantito attivi finanziari consistenti anche in questi anni di crisi?
Innanzitutto la messa a regime del sistema di calcolo per definire l'importo della pensione basato sulla sola contribuzione versata, mentre in passato il calcolo si otteneva prendendo come riferimento il salario percepito negli ultimi anni. Questo governo ha inoltre cambiato i coefficienti moltiplicatori, che tra l'altro saranno depotenziati periodicamente ed in modo automatico in relazione alla speranza di vita. Chi è entrato al lavoro dopo il 1995 con 40 anni di contributi (un sogno di mezza-estate) riceverà una pensione non superiore al 60% del salario degli ultimi anni. Non solo: chi ha versato pochi contributi non potrà contare come ora sul minimo di pensione che per il 2011 è pari a 467 euro al mese. Ma anche l'età per il diritto alla pensione è stata legata alla speranza di vita ed aumenterà dal 2015 in modo automatico. Nello stesso tempo è stata avviata la parificazione dell'età delle donne dell'Impiego Pubblico con quella degli uomini. Va poi ricordato che dal 2011 anche se si matura il diritto alla pensione, l'assegno decorrerà dopo un anno. Di fatto si è aumentata di un anno l'età per la pensione.
Il Presidente dell'Inps sostiene che con il sistema contributivo va cambiato l'approccio alla pensione. In buona sostanza, i giovani hanno bisogno di essere educati per evitare che si trovino in vecchiaia a carico della pubblica assistenza. I suggerimenti del Presidente sono due: il primo è che la laurea dovrebbe essere riscattata e che lo si dovrebbe fare anche prima di trovare un lavoro dato che l'importo è rateizzato. Il riscatto di un anno di laurea costa 4.802,00 euro. Ma dove vive costui? Non sa che la maggioranza di chi si laurea ha già pesato sulla famiglia che spesso s'è indebitata? Il Presidente del maggior ente previdenziale pubblico consiglia poi di iscriversi ad un fondo complementare. Questi fondi non stanno decollando, ma non per disinformazione, come da più parti si sostiene, ma per l'alto costo e l'incertezza del risultato.
Ci saremmo aspettati che il Presidente dell'Inps chiedesse di rafforzare il sistema pensionistico pubblico e non il ricorso al privato.
Se quanto si dovrebbe versare per la pensione integrativa fosse devoluto al sistema pubblico non ci sarebbe stato bisogno di tagli e non ci sarebbe più lo scandalo di 5 milioni di pensionati che percepiscono meno di 500 euro al mese. Si è voluto colpire il sistema pensionistico pubblico in quanto ha in sé elementi di solidarietà, garantisce la pensione, non è individuale ed è in contrasto con la frantumazione del rapporto di lavoro, con lo smantellamento dei contratti, con la cultura del merito, con l'individualismo.
Inoltre la pensione integrativa viene pagata interamente con il Tfr e con quote di salario: nulla è a carico delle aziende, è rigorosamente individuale ed alimenta i mercati finanziari.
La questione delle future pensioni, anche se c'è la crisi, non può continuare a restare in ombra. Le confederazioni sindacali ed i partiti dell'opposizione hanno ignorato (in alcuni casi concordato) i provvedimenti assunti dal governo per l'età ed il sistema di calcolo. Ma, viste le conseguenze per quanti in futuro si pensioneranno, si rende necessario rimettere mano al sistema pensionistico in quanto non dà garanzie a quanti hanno trovato lavoro dopo il 1995 (riforma Dini) ed a quanti si devono accontentare di lavori intermittenti.
La Cgil ha proclamato lo sciopero generale. Non se ne conoscono ancora le precise modalità e soprattutto i contenuti, anche se è chiaramente uno sciopero contro le politiche economiche e sociali del governo. Sarebbe opportuno, anzi necessario, che nello sciopero il problema delle pensioni diventasse una delle priorità: salario e pensioni sono due facce della stessa medaglia.

Sante Moretti
11/03/2011
http://www.liberazione.it/

1 commento:

Anonimo ha detto...

sulla stampa di oggi c'era che l'adeguamento sll'aspettativa di vita di 3 mesi per ogni anno mancante alla pensione del 2015 viene spostato al 2013 secondo me bisogna fare una rivoluzione e eliminare tutti i politici