ESCALATION DI ATTACCHI SU GAZADue nuovi feriti ieri a Gaza, nell’area di Khan Younis, in seguito agli attacchi dell' aviazione militare israeliana, il secondo raid della giornata, secondo fonti palestinesi. Ma è da un mese che i raid israeliani si sono intensificati sia a nord che a sud della Striscia, in risposta, secondo quanto dichiarato dai vertici militari israeliani, ai razzi lanciati alle comunità che vivono lungo il confine e agli attacchi contro le truppe, sempre presenti lungo e dentro Gaza. In seguito al razzo Qassam lanciato dalla Striscia e atterrato a pochi metri dall&rs! quo;asilo di un kibbutz nei pressi di Ashkelon, aumenta il timore che possa incrementarsi l’escalation di violenza, a pochi giorni dalle feste natalizie che riportano alla memoria la tragedia di Operazione Piombo Fuso, l’attacco delle forze israeliane sulla Striscia di Gaza di due anni fa che ha provocato più di 1400 vittime della popolazione civile palestinese. Altri quattro attacchi aerei sono stati condotti, secondo le fonti di Al Jazeera , tra lunedi e martedi a nord della Striscia sul campo profughi di Jabailya e sui centri abitati di Beit Lahya, Beit Hanoun e Zeitoun. Sabato notte le forze militari israeliane hanno ucciso 5 miliziani : uno degli attacchi che ha provocato più vittime da Operazione Piombo Fuso. Il capo dell’esercito israeliano Gabi Ashkenazi ha definito i raid di questi giorni “volti a colpire obiettivi di Hamas, alla luce dell’aumento del lancio di Qassam sulle comunità lungo il confine e contr! o le truppe israeliane delle ultime due settimane”. Sebb! ene dietro al lancio dei Qassam di questi giorni e agli attacchi alle jeep e ai mezzi blindati ci sarebbero la Jihad islamica e altri gruppi, Ashkenazi crede che “questi militanti abbiano solo risposto a ordini e segnali lanciati da Hamas”. Secondo i commenti e gli editoriali apparsi sulla stampa israeliana, Hamas, starebbe cercando di “cambiare le regole del gioco”, con Israele che tenta di riportare lo stato di calma piatta, cosi come è stato almeno per un anno dopo Operazione Piombo Fuso. Secondo gli editorialisti di Ha’aretz, Avi Issacharoff e Amos Harel, sebbene Hamas stia giocando un ruolo limitato nel lancio di Qassam di questi ultimi giorni, il fatto che dia il via libero indirettamente ad azioni portate avanti da altri gruppi palestinesi, rappresenterebbe la volontà di testare la risposta di Israele e di ritagliarsi degli spazi di azione senza arrivare a un confronto diretto e più ampio. Da Gaza, invec! e i commenti politici indicano che Hamas lavorerà per riportare la calma e ripristinare lo status quo. Mentre l’attenzione è concentrata sull’escalation degli attacchi da parte della aeronautica militare da un lato e sul lancio dei Qassam dall’altro, tanto che l’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Meron Reuben ha presentato questa mattina un appello ufficiale al Segretario Generale ONU Ban Ki-Moon e al Consiglio di Sicurezza in merito al lancio del razzo sull’area di Ashkelon, chiedendo alla comunità internazionale di inviare “un messaggio chiaro e risoluto” al governo di Hamas, poco si sente parlare delle ennesime uccisioni e ferimenti di civili palestinesi al confine con Israele. Solo a novembre secondo il rapporto mensile di OCHA, Ufficio di coordinamento umanitario delle Nazioni Unite nei territori palestinesi, sono 26 i civili palestinesi feriti dalle forze militari israeliane, di cui 18 lungo! il confine. Spesso adolescenti e ragazzini che cercano di soprav! vivere racimolando asfalto o altri materiali da costruzione dalle zone vicine al confine, per rivenderlo. Oppure contadini, costretti a coltivare le proprie terre nell’area controllata da Israele, con accesso ristretto e limitato, zone che costituiscono il 35% della terra agricola di Gaza. I ferimenti e le uccisioni avvengono, secondo i dati OCHA, per le continue restrizioni alla libertà di movimento dei palestinesi, in aree collocate fino a oltre 1500 metri dalla barriera che delimita il confine, un’area che comprende il 17% dell’intero territorio della Striscia. Restrizioni alla libertà di movimento che continuano anche sulle miglia nautiche: sempre secondo OCHA nel 2010 Israele ha ucciso tre pescatori e ne ha feriti 7. L’alleggerimento del blocco totale imposto a Gaza, non cambia la crisi abitativa che costringe intere famiglie Gazaui a vivere ammassate le une sulle altre o senzatetto, dice oggi il lancio dell! ’agenzia Irin dell’ONU, perchè rimane limitato l'ingresso dei materiali da costruzione. Sempre secondo OCHA, le attuali restrizioni sull’ingresso dei materiali da costruzione, l’impedimento imposto al movimento dei civili cosi come la limitazione sull’export, non hanno di fatto modificato la crisi umanitaria di Gaza né migliorato le drammatiche condizioni economiche in cui versa la popolazione. Anche i materiali da costruzione che entrano attraverso i tunnel con l’Egitto non sono sufficienti a coprire il fabbisogno della popolazione locale: c'è un immediato bisogno di almeno 86.000 abitazioni. E le restrizioni applicate dai donatori europei e statunitensi vietano alle agenzie internazionali di utilizzare materiali contrabbandati attraverso i tunnel. Il che significa lasciare nella miseria migliaia di famiglie palestinesi, ancora senza casa, a due anni da Operazione Piombo Fuso
(red Nena News) Gerusalemme, 22 dicembre 2010 Nena News (foto da Thecornerreport)
LANDINI (FIOM): STOP AD ACCORDI CON ISRAELE
Sospendere gli accordi commerciali e militari con Israele fino a quando il governo di Benyamin Netanyanu non rispetterà il diritto internazionale e i diritti umani e metterà fine agli insediamenti e all'assedio della popolazione palestinese di Gaza. E’ questa la richiesta della segreteria nazionale della Fiom, i metalmeccanici della Cgil, alla luce della «drammatica situazione di paralisi del processo di pace e dell’espansione della colonizzazione». La presa di posizione arriva dopo l’incontro avuto oggi in Italia da Jamal Jumaa, il coordinatore pal! estinese della campagna «Stop the Wall» contro la costruzione del Muro israeliano in Cisgiordania, con Maurizio Landini leader della Fiom, Sergio Bellavita, della segreteria nazionale della Fiom e Alessandra Mecozzi, dell'Ufficio Internazionale dell’organizzazione sindacale. Landini ha assicurato di volersi recare quanto prima in Palestina e in Israele, con una delegazione della Fiom, per conoscere direttamente la situazione e incontrare rappresentanti palestinesi e israeliani della resistenza popolare all’occupazione. Jamal Jumaa, durante l’incontro, ha illustrato le attività di resistenza della società civile palestinese contro il Muro, l'occupazione israeliana e la discriminazione verso i palestinesi cittadini di Israele e sollecitato forte sostegno internazionale su questi temi. Soprattutto ha rimarcato il ruolo di aziende europee nel rafforzamento dell'occupazione israeliana, attraverso la collaborazione alla costruzione di ! infrastrutture legate al Muro e agli insediamenti colonici isr! aeliani sui Territori occupati. Il caso più recente è la costruzione di un treno ad alta velocità tra Tel Aviv e Gerusalemme, che collegherà anche alcune colonie israeliane, attraverso la Cisgiordania occupata, a cui partecipa anche l'azienda italiana Pizzarotti. La Fiom, in una nota emessa dopo l’incontro, ha condannato la commercializzazione di prodotti delle colonie (attraverso l’israeliana “Agrexco” che non solo lede gli interessi e i diritti dei lavoratori palestinesi, con la confisca ulteriore di terre e devastazione di villaggi, ma viola anche il diritto internazionale Jumaa da parte sua ha chiesto che i sindacati europei prendano posizione nei confronti del sindacato israeliano, che, ha detto, «oltre a discriminare i lavoratori palestinesi, sostiene le scelte del governo israeliano». Landini ha affermato il suo appoggio alla resistenza popolare non violenta, espressa anche nell'ultimo congresso ! nazionale, con il sostegno alla campagna Bds (boicottaggio, disinvestimenti, sanzioni nei confronti di Israele). Si è impegnato a portare, anche nelle sedi sindacali internazionali, la richiesta che il sindacato israeliano Histadrut venga vincolato al rispetto dei principi del sindacalismo europeo e internazionale (indipendenza, democrazia, diritti umani e del lavoro) e, in caso contrario, «che vengano sospese le relazioni con il medesimo». Nena News
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