29 dicembre 2010

«Quella volta che Marchionne ci disse: gli operai sono solo soldati di un esercito». Gianni Rinaldini, ex segretario della Fiom, avverte la Cgl

La Fiat si sente in guerra

«La fase della concertazione è finita. Cos’altro bisogna aspettare che succeda per rendercene conto? ». Gianni Rinaldini, ex segretario della Fiom e dirigente storico della Cgil, dopo l’accordo separato di Mirafiori, chiede al suo sindacato una reazione: «Dobbiamo trasformarci in soggetto rivendicativo e propositivo».

Facciamo un passo indietro. Perché la Fiom non ha firmato l’accordo su Mirafiori?
«Perché è un sindacato che difende i lavoratori. Quello che è stato firmato non è un accordo. La dizione più esatta è regolamento. Imposto dalla Fiat e sottoscritto da alcune organizzazioni sindacali senza una vera trattativa».

Cosa c’è di così sbagliato in quell’accordo?
«Il sindacato di fatto non esiste più. L’azienda sceglie unilaterlmente il modello di produzione che preferisce. E se tra qualche mese, i lavoratori si faranno i conti e quel modello non gli andrà più bene, non avranno nemmeno il diritto di poter protestare. In questo modo, Il sindacato cessa di esistere come soggetto negoziale».

Dove vuole arrivare Marchionne nella trasformazione delle relazioni industriali?
«Una volta al tavolo delle trattative disse una frase che mi è rimasta impressa: dobbiamo essere una macchina da guerra. E specificò: la sfida della globalizzazione è la guerra totale tra imprese. Ecco, con un idea di questo tipo è evidente che non possono esistere relazioni sindacali, possibilità di contrattazione, di resistenza. I lavoratori sono soltanto soldati di un esercito».

Marchionne però dice che si può che fare solo così per mantenere la produzione in Italia.
«Tutte le previsioni che aveva fatto si sono rivelate sbagliate. Prevedeva che in Europa il mercato sarebbe collassato e che la ripresa ci sarebbe stata nel 2012. Per questo ha bloccato la produzione di nuovi modelli. Ma il mercato ha retto e ora lui si ritrova per i prossimi due anni senza prodotti nuovi da offrire. Anche i sindacati serbi hanno cominciato a lamentarsi perché non ha mantenuto tutto quello che ha promesso».

La Cgil rischia di trasformarsi in un grande Cobas?
«È possibile che la Fiom lo diventi, per il fatto che è un sindacato fortemente rappresentativo e in grande crescita di consensi. Il problema però è che la Fiat sta costruendo relazioni sindacali solo sulla base delle proprie esigenze».

Cosa deve fare la Camusso per evitare la marginalizzazione?
«Bisogna far pesare la propria capacità di mobilitazione. Basta star seduti intorno a un tavolo e fare discussioni da salotto. Va bene lo sciopero generale, ma è solo uno degli strumenti».

Quali sono gli altri strumenti?
«Sarebbe folle se noi oggi non ci accorgessimo delle dimensioni del fenomeno. Stanno annullando cento anni di conquiste sindacali. La fase della concertazione è finita. Cos’altro bisogna aspettare per capirlo? Il sindacato deve essere portatore di alternative. Quindi non più patti concertativi, ma piattaforme rivendicative che vanno sottoporre ai lavoratori tramite referendum. Si tratta a questo punto di difendere la democrazia».

Giorgio Mottola
29/12/2010
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