24 novembre 2010

E quando il fuoco della protesta forte nei luoghi di lavoro copierà, anche la Cgil rischia di bruciarsi, se resta ferma, oltre il 27


L'Università "brucia": la protesta contro la riforma invade le piazze e i tetti


L’Università risponde alla ministra Gelmini e alla sua riforma. Ricercatori sui tetti, studenti in piazza. Giornate di forte contestazione contro il governo. Oggi manifestazioni in tutte le città italiane. Lezioni in piazza, sit in. A Roma scontri tra studenti e Polizia. I ragazzi hanno provato a forzare il cordone delle forze dell'ordine vicino a palazzo Grazioli per raggiungere piazza Montecitorio e sono stati respinti con i manganelli. Lanciati dai manifestanti fumogeni, torce da stadio e un petardo. Una parte del sit-in formato da studenti universitari e dei licei sta comunque presidiando ancora piazza di Montecitorio, con lo scopo di rimanere tutto il tempo necessario alla discussione ed alla votazione dell'aula sulla riforma Gelmini. Gli universitari che erano partiti in corteo dalla Sapienza. «Più di trenta facoltà sono occupate e le scuole di mezza Italia sono in autogestione. Per decenza la Ministra Gelmini si dimetta». Lo chiede Flavio Arzarello, segretario nazionale della Fgci, l'organizzazione giovanile del Pdci-Fds, a margine del sit-in in corso a Montecitorio, durante il quale i giovani della FdS stanno srotolando rotoli di carta igienica. "Srotoliamo carta igienica - spiega Arzarello - perché nelle nostre scuole e università è stata tagliata e soprattutto perché ci serve a toglierci dalla situazione in cui ci ha messi la Gelmini».
«Alle 17 tutti in piazza Verdi per respingere la riforma: occupiamo il rettorato». E' l'appuntamento lanciato per oggi pomeriggio, a Bologna, dagli studenti di Bartleby con l'immediata adesione dei 'colleghi' che da ieri sera occupano la facolta' di Lettere e filosofia, mentre piazza Verdi da questa mattina fa da "set" per le lezioni in piazza dei ricercatori. Prende corpo anche a Bologna, quindi, la protesta contro la riforma Gelmini, in discussione in Parlamento. Dopo l'assemblea ed il "Block party" di ieri sera, oggi Lettere vive la prima giornata di occupazione. Le aule del primo piano sono chiuse, mentre le scale che portano ai piani superiori sono rimaste sbarrate dai cancelli. «La didattica e' bloccata- spiega Niccolo' a nome degli occupanti- il ragionamento che ha portato a questa occupazione era il blocco dell'Universita' per dare un segnale forte ed attuare una forma di sensibilizzazione verso gli studenti». E' chiusa anche la biblioteca "Felice Battaglia". Un cartello sulla porta spiega: «Contro la ''riforma' Gelmini i bibliotecari di Filosofia solidarizzano con gli studenti", di fianco c'e' una poesia di Majakovskij. Un altro avviso comunica che lo svolgimento delle tesi di laurea previste oggi nell'aula Mondolfo del 38 sono spostate al civico 32. Per la mattinata sono previsti gruppi di lavoro e si cominciano ad allestire alcune mostre artistiche mentre altri studenti «cominceranno ad andare nelle altre Facolta' per interrompere momentaneamente le lezioni» spiega Niccolo', e diffondere le motivazioni della protesta. Alle 16 e' previsto un tavolo di discussione con docenti e ricercatori, alle 19 un'assemblea generale. L'intenzione di continuare l'occupazione stasera e domani sera, pero', e' gia' "ufficiale".

«Siamo sul tetto di architettura a Roma, siamo tra gli studenti che presidiano Montecitorio, siamo con studenti , ricercatrici e ricercatori, precari e precarie, con tutte le lotte che in questi giorni dilagano in Italia contro questa devastante riforma dell'Universita». Lo affermano Giovanni Russo Spena, responsabile nazionale giustizia
Prc-Se ed Eleonora Forenza, responsabile nazionale scuola ed universita' Prc-Se.
«Il rischio e' la distruzione e la ulteriore privatizzazione della ricerca, la cancellazione del diritto allo studio, la fine
di quel che resta Dell' Universita' pubblica. Ci sono stati incidenti davanti alle sedi del Parlamento, dovuti alla
intemperanza sopratutto da parte delle forze dell'ordine, che evidentemente avevano delle precise istruzioni, ed e' stato arrestato un giovane - conclude - di cui chiediamo l'immediato rilascio».

«Credo che il livello di indignazione del paese si vede guardando come e' stato ridotto l'ingresso di Palazzo Madama coperto dal lancio di uova. Un fatto senza precedenti. Siamo quasi a un punto di non ritorno» Così il senatore del Pd, Ignazio Marino, che si trova all'ingresso del senato commenta il tentativo di irruzione degli studenti. Marino sottolinea le importanti parole di Napolitano sulla cultura e la scuola, che vengono «affossate da un governo fallimentare che non riesce a capire che nel paese non e' accettato che si distruggano scuola, universita' e ricerca». «Cosa altro deve accadere?» si domanda il senatore, e ricorda che "nessuna universita' italiana e' tra le prime 200 nel mondo.

La riforma dell'universita' rischia lo stop. I finiani, infatti, sembrerebbero intenzionati a chiedere il rinvio in Commissione del testo. È quanto si apprende in ambito parlamentare. I finiani sarebbero delusi dalla marcia indietro del governo su alcuni emendamenti da loro presentati su cui c'era l'accordo, ma su cui mancherebbero le risorse. L'irritazione e' salita dopo che il premier Berlusconi ha chiesto a Fini di dimettersi.

Se il ddl per la riforma dell'università dovesse superare l'esame della Camera gli studenti bloccheranno il Paese partendo dalle Università: lo annuncia in una nota l'Unione degli universitari, secondo cui tutte le forze politiche presenti in Parlamento «si devono rendere conto che in questa partita in gioco non c'è il risultato delle percentuali delle prossime elezioni politiche, ma il futuro del Paese». «Il presidio a Montecitorio, l'occupazione del tetto di architettura, le occupazioni degli atenei di questi giorni - proseguono - sono solo le recenti iniziative di protesta di un lungo autunno cominciato l'anno scorso con la presentazione al Senato della riforma. In questo momento - sottolinea
l'associazione studentesca - ci sono più di 50 atenei in mobilitazioni, continua l'occupazione dell'Ateneo di Pavia. Da Torino a Palermo siamo in fermento e non abbiamo intenzione di fermarci, siamo intenzionati a inasprire lo scontro se questo Governo continuerà a essere sordo alle richieste che vengono mosse dall'intero mondo accademico".

Il sito CNR Media fa una prima mappatura delle agitazioni in corso.
24/11/2010

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