EVERSIONE FIAT. La FilosoFIAT eversiva dell'ordine democratico e dei diritti dei lavoratoriI lavoratori possono rientrare in azienda ma non possono tornare alle proprie postazioni di lavoro: rimane quindi la decisione, da parte della Fiat, a non tener conto della sentenza emessa dal Tribunale di Melfi che, nelle scorse settimane, aveva condannato l'azienda per comportamento antisindacale e aveva ordinato il reintegro immediato di Barrozzino, Lamorte e Pignatelli.
Che i vertici non volessero tener conto della sentenza lo si era capito già qualche giorno fa, quando avevano inviato ai tre operai un telegramma in cui li si invitava a rimanere a casa, a non presentarsi sul luogo di lavoro. Ma Giovanni, Antonio e Marco non hanno accettato il dicktat, noniostante la Fiat avesse precisato che avrebbe in ogni caso corrisposto il salario. Non lo hanno accettato perchè stanchi delle continue umiliazioni a cui li si vorrebbe sottoporre... non lo hanno accettato perchè, come ha ricordato lo stesso Giovanni, non si può accettare un ricatto che il giorno dopo li avrebbe dovuti vedere anche accusati di parassitismo. E così, accompagnati – oltre che dalle compgne e dai compagni di lavoro e di sindacato – da un ufficiale giudiziario, oggi alle tredici e trenta in punto si sono presentati davanti ai cancelli, 'strisciando il badge', ma và immediatamente loro incontro un addetto alla sorveglianza per comunicare che non possono ritornare alle postazioni di lavoro.
Mentre scriviamo sono ancora in corso le trattative, ma già quanto è fin qui accaduto dà l'idea della gravità della situazione. Siamo di fronte ad un segno estremo dell'arroganza padronale. Quella stessa arroganza che accomuna oggi la Fiat di Marchionne e il governo Berlusconi: entrambi si sentono oltre e al di fuori della legalità, delle regole. Entrambi esecutori di un progetto globale di eliminazione di qualsiasi 'orpello legislativo' che possa impedire i propri interessi, sia essa lo Statuto dei Lavoratori, sia essa la Costituzione Repubblicana.
Siamo di fronte ad una emergenza democratica e sociale che trova solo pochi altri esempi nella storia di questo paese, ed è compito di una sinistra degna di questo nome mettere in campo tutte le iniziative per porre un argine allo scempio in atto. Siamo oramai nel vivo del tentativo di utilizzare la crisi come strumento costituente di una nuova era in cui si ridisegnato rapporti di forza e relazioni sociali, i cui paradigmi sono da rintracciare in un continuo livellamento verso il basso delle condizioni materiali di vita dei lavoratori e in una continua escalation dell'arroganza padronale nazionale e transnazionale.
di Francesco Cirigliano
23/08/2010
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