Una nave carica di diritti
Il 25 giugno partirà da Barcellona una nave con a bordo italiani che vivono all'estero e catalani. Sbarcheranno in In Italia, a Genova, il 26 giugno. Per difendere i diritti. Un'impresa impossibile raccontata da Valentina Natale, con le foto di Luna Coppola.
Sono mille, viaggiano tutti sulla stessa barca, sono gli italiani espatriati che ritornano per ricordare alla loro terra i diritti su cui si fonda la Costituzione. Il 25 Giugno una nave partirà da Barcellona e arriverà a Genova dopo 18 ore di viaggio. La nave attraverserà il Mediterraneo con a bordo un messaggio simbolico, un’esortazione a non smettere di credere in uno stato democratico, che deve tutelare la qualità di vita di tutti. Allarmati dalle ripetute violazioni della carta costituzionale, questo gruppo di italiani e non solo, hanno deciso di organizzarsi, mossi in parte da un senso di impotenza, che si sperimenta quando si osserva la propria patria dal di fuori e dunque dalla necessità di apportare, sebbene dall’esterno, il proprio contributo. L’iniziativa nasce a Barcellona, una città che negli ultimi anni ha visto aumentare la comunità italiana in forma esponenziale. Oggi quello italiano è il collettivo straniero più numeroso della capitale catalana e si è integrato in tutti gli ambiti della società. Gli organizzatori dello Sbarco, sono professori, giornalisti, ristoratori, persone normali che non hanno voluto restare in silenzio a guardare il proprio paese andare alla deriva, distruggere legge dopo legge la propria democrazia.
L’inizio del viaggio
Tutto è cominciato la scorsa estate, quando Andrea De Lotto, un maestro elementare che lavora per la Scuola Italiana di Barcellona, ha contattato alcuni tra i suoi amici più impegnati sul piano sociale, raccontando loro di voler organizzare un evento che denunciasse quello che stava accadendo nel suo paese. Andrea voleva intraprendere un viaggio che riportasse, citando lo scrittore napoletano Erri de Luca, l’Italia a se stessa. Hanno cominciato, così, a cercare il mezzo di trasporto perfetto, il contenitore delle loro idee, dei loro valori. La risposta è arrivata quando hanno messo piede per la prima volta sulla nave di linea che collega Barcellona con Genova.
La nave arriva da Tangeri e trasporta molti cittadini nordafricani ed è anche con loro che Andrea e gli altri, vogliono condividere questa piccola traversata. Perché tra i diritti fondamentali considerati in pericolo a causa della ‘deriva’ italiana, c’è anche il diritto alla cittadinanza. Il diritto di migrare e spostarsi laddove si possano trovare condizioni di vita migliori, come del resto gli stessi italiani fanno da generazioni. Gli sbarchini, come ironicamente si autodefiniscono, hanno individuato altri quattro diritti che si trovano in pericolo in questo momento della storia del nostro paese: quello all’istruzione, al lavoro, all’informazione e infine i diritti civili. Una volta arrivati a Genova, altrettante piazze li aspetteranno, addobbate di arte e musica, organizzate con l’aiuto di Haidi Giuliani e Don Gallo, che hanno sommato il loro contributo a quello di molti artisti ed associazioni hanno donato il loro appoggio a quest’iniziativa che viene dal mare. Gli organizzatori dello Sbarco hanno storie e provengono da città molto differenti, ma hanno in comune il fatto di aver dovuto lasciare la propria terra, costretti dalla mancanza di prospettive e dal cattivo clima socio/politico italiano, poco favorevole alla realizzazione dei loro progetti. Ognuna di queste persone ha a cuore un particolare diritto, che si riallaccia in qualche modo alla sua storia personale.
Laura Calosci vive in Catalonia da nove anni, è professoressa di storia economica dell’Università di Barcellona. Convive con la sua compagna, Mar, una catalana e Berta, il loro cane, in un appartamento immerso nelle stradine del quartiere più multiculturale di Barcelona. «In Italia la mia nuova famiglia semplicemente non esisterebbe, non potrebbe esistere perché tutte le coppie fuori dall’istituzione del matrimonio non sono ‘soggetti di diritto’. Stiamo parlando di moltissime persone ignorate dalla legge italiana», spiega l’organizzatrice. In Italia non viene riconosciuto nessun diritto alle coppie omosessuali e a quelle non sposate, anche per questo Laura ha deciso di fermarsi nella città che aveva scelto per motivi di lavoro e che successivamente si è trasformata nel luogo dove ha potuto realizzare i suoi progetti. In Spagna ha avuto la possibilità di sentirsi parte di una società che riconosce la sua relazione e la tutela. «Mi piace l’idea di un’azione politica extra-frontiere. Vivere fuori ti aiuta a vedere il cambiamento, a intercettare più facilmente le piccole trasformazioni che si producono in un paese». A Genova, ci sarà una piazza dedicata al Diritto alla Diversità, dove organizzeranno mostre, letture e spettacoli dal vivo, con speciale attenzione a questo tema, che è ancora un punto irrisolto del discorso politico italiano.
Gli sbarchi
L’iniziativa porta un nome che di per sé ha un’accezione problematica, lo ‘sbarco’ è il termine con cui i mass media designano l’arrivo dei ‘clandestini’, ricorda lo scrittore Marco Rovelli, che aderirà all’evento. Oggi, più che mai, le leggi italiane stanno schiacciando i diritti delle persone che arrivano dal mare, attraverso i respingimenti in Libia, la negazione del diritto d’asilo, le frequenti politiche d’esclusione che stanno allarmando l’opinione pubblica internazionale.
Elisabetta, Passalacqua, un’altra delle organizzatrici, si batte tutti i giorni per l’integrazione dei rifugiati. Lavora come psicologa in un centro di inserimento lavorativo. Si tratta di un ristorante dove una decina di cittadini stranieri hanno la possibilità di imparare un mestiere lavorando e allo stesso tempo di inserirsi all’interno della società. Elisabetta vive a Barcellona da moti anni, è una donna entusiasta, ama il suo lavoro e si è appassionata allo Sbarco perché non ha dimenticato la sua provenienza e nutre la necessità di costruire la comunità italiana insieme agli italiani. Anche suo marito Andreas Pardo, fotografo colombiano, ha aderito all’iniziativa: «Parteciperò al viaggio per solidarizzare con mia moglie e per aggiungere la mia voce a quelle delle persone che, come me, hanno dovuto lasciare il proprio paese».
Uno sguardo dall’esterno
Molti si chiedono se sia giusto che questa rivendicazione provenga dall’esterno, da persone che in qualche modo hanno ‘abbandonato la barca’, rinunciando ad agire quotidianamente sul proprio territorio. Costruirsi una vita all’estero è stata una scelta obbligata per molti degli organizzatori, che però continuano ad amare e a preoccuparsi per il proprio paese. Ciò che vogliono trasmettere è, come afferma Rovelli, un’iniziativa testimoniale, uno sguardo altro che è possibile solo grazie alla lontananza, alla possibilità di vedere le cose da un’altra prospettiva. Non si tratta, dunque di cittadini indignati, perché la sola indignazione non basta, si tratta di cittadini inseriti in uno spazio sociale, che intrecciano idee per proporre una critica costruttiva. Non ci sono solo italiani espatriati tra quelli che stanno promuovendo il progetto. Carles Vallejo è un sindacalista catalano che ha una relazione speciale con l’Italia, un debito morale verso questo paese che risale agli anni ‘70. In quel tempo fu imprigionato dai franchisti a causa delle sue attività in favore dei diritti dei lavoratori. Una volta libero cercò asilo a Milano, dove contribuì alle lotte sindacali, che hanno portato alla creazione di molte leggi sul lavoro, che oggi i politici italiani stanno lentamente distruggendo. A Genova ci sarà una piazza dedicata al Diritto alla Dignità del Lavoro e Carles sarà li, per restituire quell’insegnamento di democrazia che l’Italia stessa gli ha regalato.
Come lui anche Cristina Rius, un’altra delle promotrici dell’iniziativa, è catalana. Quello all’informazione è il diritto che difende con più passione, Cristina è infatti la responsabile di comunicazione del Collegio dei Giornalisti Catalani, e si dice spaventata dal modello che l’Italia sta esportando in Europa. «L’Italia è la pioniera della comunicazione populista, un modello che si basa sulla paura e per questo motivo è facilmente esportabile. I giornalisti si auto-censurano per difendersi dalle conseguenze legali di quello che pubblicano», afferma, ricordando l’ultima notizia che ha riempito di critiche le pagine dei giornali, l’approvazione della legge Bavaglio, che ha dato il colpo di grazia al già malsano sistema informativo italiano. Purtroppo questo è solo l’ultimo di una lunga serie di editti che limitano la libertà dei professionisti dell’informazione. Secondo Stefano Buonamici uno degli ideatori del progetto e fotografo, lo Sbarco mette paura perché gioca sullo stesso campo utilizzato da Berlusconi per esercitare il suo potere, quello della visibilità mediatica. «Siamo una minoranza che spinge dal basso, che ha una gran forza e che reclama a gran voce di essere ascoltata».
Intrecciare le reti
Sono passati otto mesi dalla prima riunione, dove un gruppo di persone cercavano la maniera di rendere possibile un progetto ancora del tutto ideale. Da allora molti altri hanno aderito a questo sogno, si sono impegnati perché si realizzasse. In Italia ci sono molte organizzazioni civili, associazioni, anche singole persone che lottano ogni giorno per migliorare la propria condizione e quella della propria terra, della ‘patria’ o della ‘matria’, come la definisce De Luca. Si tratta spesso di critiche sociali che non trovano, o non vogliono trovare spazio nei partiti. Anche lo ‘Sbarco’ è così, un’azione politica che però non ha voluto coinvolgere i politici stessi. Questo fenomeno e il riflesso della totale mancanza di fiducia che i cittadini italiani hanno nei confronti delle loro istituzioni. Ne consegue una critica sociale frammentata, che si fa forte nelle piccole realtà ma che in pochi casi e riuscita a coinvolgere il paese nella sua interezza.
Il merito di quest’iniziativa è stata la sua capacità di coinvolgere artisti, intellettuali, gruppi di cittadini, che provengono da condizioni e città molto diverse, arrivando a ricevere consensi anche in ambito europeo. Ad Atene, Madrid, Parigi e Bruxelles si sono creati spontaneamente dei gruppi di appoggio, che arriveranno a Barcellona per imbarcarsi sulla ‘nave dei diritti’.
Una delle domande più frequenti che vengono rivolte agli organizzatori durante le molte interviste che hanno concesso, è «Cosa resterà dopo che la nave avrà attraccato a Genova?» La risposta di tutti è stata univoca: resterà la rete che abbiamo saputo creare tra le moltissime persone e associazioni che ci hanno seguito in questo viaggio e che continueranno a collaborare, ad intrecciare le proprie idee e i loro progetti, con il fine di ‘ri-costruire’ un Italia migliore.
TUTTE LE FOTO SU www.carta.org/
Annalisa Giocoli – Architetto Foto Luna Coppola
Rita Lugli – Artista Foto Luna Coppola
Caterina Bosco – Insegnante Foto Luna Coppola
Dario Ferrario -Studente di cinema. Foto di Luna Coppola
Chiara Bombardi – Segretaria Slow Food Foto Luna Coppola
Ultima riunione prima della partenza Foto Luna Coppola
Ultima riunione prima della partenza Foto Luna Coppola

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