Vi scrivo da... Port au PrinceCiao a tutti,
approfitto di un po' di tempo per mandarvi delle notizie su quello che succede qui a Haiti.
Un punto di vista privilegiato, dal quartiere più povero (e violento) della città, Martissant, dove MSF aveva un "pronto soccorso", nato per coprire un buco (uno dei tanti) nel sistema di salute pubblico, e che dopo il terremoto è diventato un punto di riferimento per i sopravvissuti.
Sono arrivato a quasi tre settimane dalla tragedia, e guardando le case crollate, le macchine schiacciate, le vie ancora piene di macerie, i cavi elettrici penzolanti, l'aria piena di polvere, posso solo immaginare cosa deve essere successo il 12 gennaio scorso.
Chi c'era mi ha raccontato: la scossa inizia violentemente, per alcuni secondi, poi due violente scosse verticali fanno quasi saltare in aria le case, che crollano giù come fossero di cartone schiacciando tutto quello che si trova sotto...
In un’area ad altissima densità abitativa (Port au Prince aveva 2 milioni di abitanti) questo si traduce in decine di migliaia di morti. E migliaia di feriti, in cerca di cure che non potevano essere date, perché anche gli ospedali (i più grandi) sono crollati, con parte dei pazienti e del personale dentro. Una catastrofe dentro la catastrofe.
Così, i primi giorni sono arrivati a centinaia nel nostro progetto di Martissant. E molti erano completamente ustionati, a causa di un’esplosione di un deposito di gas qui vicino. Sono quasi tutti morti.
Le prime cure sono state frenetiche, feriti dappertutto, con arti schiacciati o ossa rotte, mentre i cadaveri si accumulavano...un delirio. Questa gente ha veramente visto l'inferno, soprattutto nei primi giorni, quando non c'era praticamente nessuno, ben prima dell'arrivo degli aiuti.
Ed è impressionante vedere come hanno reagito. Qui c'è un medico haitiano che ha perduto l'unico figlio di 16 mesi, sepolto tra le macerie. Beh, il giorno dopo era in ospedale, a lavorare, perché sapeva che altre persone avevano bisogno di lui...
E come lui tanti altri che ancora vivono in strada, sotto le tende, ma che, nonostante tutto, vengono ancora a lavorare.
Così la vita ricomincia, le strade tornano a essere piene di gente, parte della popolazione è tornata in campagna, altri vivono nelle tende, altri sono tornati nelle case ma la paura è ancora forte; infatti qui nell'ospedale nessuno vuole tornare "dentro", anche se l'edificio è intatto. Così si lavora fuori, sotto le tende, e si continua l'attività di prima, con in più un servizio di pediatria e di medicina interna.
Sì, perché delle 250 (!!!) organizzazioni non governative che sono corse a prestare soccorso, la maggior parte si è occupata delle cure chirurgiche immediate, ma adesso molti sono già andati via...e chi li segue i malati? Chi prende in cura tutto il resto, tutto ciò che non è chirurgia, visto che le gente non smette di ammalarsi o di partorire durante una catastrofe?
Fortunatamente, MSF gode di un'immunità speciale, ed è conosciuta e rispettata da tutti (per anni è stata l'unica struttura sanitaria funzionante qui intorno). Quindi non ci sono problemi.
Quanto al pericolo di altre scosse forti (quelle di assestamento si sentono quasi tutti i giorni), non c'è da temere: ognuno è provvisto di fischietto (!!!) in caso di intrappolamento sotto le macerie. Non ho ancora capito se è una cosa seria o meno, ma sicuramente è un modo molto efficace per farti capire quello che ti può capitare!
Comunque quello che faccio qui, insieme agli altri, è essenzialmente aiutare questo ospedale a rimettersi in piedi. In tutti i sensi, dal punto di vista delle attività cliniche, ma anche con il morale; lo staff locale ha subito un trauma enorme, e MSF ha offerto un sostegno psicologico a tutti, oltre a un periodo di meritato riposo...Ci vorrà del tempo, senza dubbio; ma questa gente ha delle risorse enormi. Ha perso tutto, ma non la voglia di ricominciare a vivere.
Tanto di cappello, veramente.
Un abbraccio a tutti e a presto.
Mauro, medico
22/04/2010
www.medicisenzafrontiere.it
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