Altro che polveri sottili e Padania chiusa la domenicaGianni Lannes indaga sulle catastrofi ambientali, mafie e immondizie radioattive che il governo nasconde. Lo racconta sfidando le minacce, giornalista costretto a vivere sotto scorta perché difende la nostra vita pulita.
Possono essere intese come due aspetti complementari. Sono le centrali nucleari, tra operazioni di smantellamento di impianti dismessi e nuovi insediamenti da individuare, e tonnellate di scorie (per quanto non solo radioattive), mandate in giro su navi poi affondate, interrate nei fondali marini, o semplicemente buttate al largo con i fusti che le contengono. E sono due tematiche che, a cicli mai troppo fitti, tornano sui giornali, ma che – come se fossero una pratica di smaltimento abusivo delle notizie stesse, oltre che dei rifiuti – vengono ributtate presto nel silenzio.
Analisi dei fatti alla mano, questi argomenti finiscono per nutrire una categoria di personaggi che per varie ragioni si sarebbe preferito evitare. Si tratta di politici quanto meno superficiali, famiglie riconducibili alla criminalità organizzata impegnate nello smantellamento di impianti nucleari, “controllori” con trascorsi affaristici discutibili e vecchi nomi legati ai traffici con i Paesi in via di sviluppo. A parlarne è un giornalista, Gianni Lannes, direttore della rivista “Italia Terra Nostra” www.italiaterranostra.it, che da anni indaga su catastrofi ambientali negate o taciute. E che, bersaglio di ripetute intimidazioni, dal 22 dicembre scorso vive protetto da una scorta della polizia.
Qual è il nesso tra lo smantellamento delle centrali nucleari, almeno nel caso di Caorso, e la criminalità organizzata, soprattutto la ‘ndrangheta?
Il contratto di appalto per lo smantellamento della centrale di Caorso intercorso tra la Sogin (società dello Stato nata nel 1999 con il compito precipuo) e la società Ecoge srl, di proprietà dei Mamone con sede a Genova. Già in un rapporto della Direzione investigativa antimafia risalente all’anno 2002, segnalava appunto i Mamone come perfettamente organici alla ‘ndrangheta. Da allora questa ‘ndrina ne ha fatta di strada a suon di appalti discutibili nel ramo ambientale delle bonifiche. Tra l’altro vantano attualmente una serie di pendenze giudiziarie di un certo spessore in Liguria.
Nei tuoi articoli sostieni che le indagini epidemiologiche, nelle zone a rischio, non vengono più condotte. Ma le autorità sanitarie non avrebbero l’obbligo di rilevare concentrazioni anomale di determinate malattie, come il cancro?
In Italia non si realizzano più approfondite indagini epidemiologiche e neppure monitoraggi di sorta. Si rischia altrimenti, in caso di incentivi alla ricerca scientifica sul campo, di far emergere i nessi causalità che legano inequivocabilmente il dilagante inquinamento ambientale e l’insorgenza di neoplasie maligne, oltreché di malformazioni neonatali, anche in aree prive di insediamenti industriali, come nel caso documentato del Gargano. Gli obblighi di legge nel Belpaese sono riferimenti di carta, in particolare perché i reiterati attentati ambientali non hanno ancora varcato la soglia del codice penale. Insomma, gli industriali europei e in primis quelli italioti non rischiano niente. Da trent’anni stanno assassinando il mare Nostrum e gli italiani, compresi gli ignari abitatori, sono storditi da veline e grandi fratelli.
Quello che racconti sulla rivista “Italia Terra Nostra” è materia da magistratura prima e poi da governo per le dovute verifiche. Eppure sembra che almeno da quest’ultimo punto di vista non si muova nulla. È così?
Purtroppo i controllori si confondono con i controllati. Un esempio probante: il governo Berlusconi ha prosciugato senza uno straccio di spiegazione razionale i fondi per le bonifiche di ben cinquantadue aree nello Stivale. Qualcuno se n’è accorto, magari all’opposizione o negli organi di disinformazione che annebbiano il pensiero. I poteri economici che controllano lo Stato, ovvero governi e sottogoverni, temono solo che qualcuno prima o poi riesca a scoperchiare questo vaso di Pandora. Per questi criminali in doppiopetto che hanno devastato l’ex giardino d’Europa e massacrato migliaia di persone inermi e ignare sarebbe proprio la fine, in tutti i sensi, non solo tramonto politico.
Intanto, in periodi di bufere gossippare, procede l’iter per la costruzione di nuove centrali nucleari. Come si sta evolvendo questo aspetto?
In realtà, già nel 2005 Berlusconi, Claudio Scajola e il loro entourage avevano chiesto a una nota società Usa di redigere in tutta fretta un progetto di fattibilità nucleare per l’Italia. Ne ho scritto su Panorama una mezza dozzina di anni fa e nessuno si è scandalizzato, nemmeno a sinistra. Anzi, in parlamento passò un emendamento bipartisan, sostenuto anche da qualche verde. Dopo le elezioni regionali, la banda Berlusconi pubblicizzerà i siti ove realizzare le centrali atomiche. Il rischio evidente è lo scoppio di una guerra civile. In Puglia, Molise, Abruzzo e Basilicata non lo consentiremo mai e poi mai. Se ci sarà bisogno, torneremo a combattere sulle montagne come i nostri nonni con i nazifascisti. Forse sarà l’alba di una nuova resistenza. I poteri forti dovrebbero ripassare un attimo la nostra dal brigantaggio ai giorni nostri.
In tutto questo c’è poi la vicenda delle navi dei veleni e di Cetraro. In questo caso il governo ha detto alla popolazione di stare tranquilli perché nel fondale giace il “Catania”, affondato nel 1917 mentre trasportava cotone. Che tipo di verifiche sono state effettuate sullo scafo per fare questa affermazione? E sul livello di radiazioni, rilevato peraltro a una profondità inferiore rispetto a quella a cui giace il relitto?
Per il governo Berlusconi il caso delle navi dei veleni è chiuso o, meglio, archiviato definitivamente. I soliti boiardi, grazie alla complicità dei nostri servizi segreti, hanno sigillato la pratica in un amen. Eppure basta leggersi gli atti processuali della Rigel approdati in Cassazione per comprendere le dinamiche e la portata del mostruoso fenomeno. Il caso nave Catania è un classico caso di depistaggio da manuale. Purtroppo tanti idioti l’hanno bevuto e guai a contraddirli. In Calabria, addirittura sono nati dal nulla associazioni e comitati: tanti si sono improvvisati esperti in materia. È come per la nazionale italiana di calcio: sono spuntati come i funghi i sedicenti addetti ai lavori che rischiano di confondere le acque soprattutto sulla Rete.
Eppure nel 2007 la capitaneria di porto di Cetraro vietò la pesca in quell’area. Cosa era emerso allora?
In realtà, il pericolo a largo di Cetraro era già emerso cinque anni fa, attraverso l’individuazione di uno scafo sospetto. Nel 2007 accurate analisi scientifiche hanno evidenziato in mare la presenza massiccia di metalli pesanti e cobalto. Più recentemente l’ordinanza dell’Ufficio marittimo locale è stata in tutta fretta abrogata senza addurre un riscontro scientifico.
Chi è l’armatore Diego Attanasio che ha effettuato le verifiche sulla nave affondata sostenendo che si tratta del “Catania”?
Attanasio è un compare d’affari dell’avvocato David Mills, ovvero il legale londinese corrotto dal Silvio nazionale.
Ma è vero che si vuole apporre il segreto di Stato su questa vicenda?
Sì, sulla vicenda incombono segreti di Stato e militari, come nel caso della nave “Federico”, proprio al largo di Cetraro.
Oltre a Cetraro, dalle tue ricerche, quale sarebbe il quadro delle navi dei veleni nei mari italiani, in cui sarebbero stati piantati anche i missili penetratori di Giorgio Comerio, nome che si ricollega a vicende come i traffici con il Corno d’Africa e addirittura la morte di Ilaria Alpi?
Dai nostri concreti riscontri sono emersi circa duecento carrette del mare, migliaia di droni (container) e barili di rifiuti chimici e scorie radioattive. Ebbene, stiamo semplicemente sfiorando la cima di un iceberg. In Italia con le navi dei veleni e i misteri di Stato – alimentati ad arte – è affondata definitivamente la civiltà umana, non solo la democrazia.
22-02-2010 di Antonella Beccaria
http://domani.arcoiris.tt/
Possono essere intese come due aspetti complementari. Sono le centrali nucleari, tra operazioni di smantellamento di impianti dismessi e nuovi insediamenti da individuare, e tonnellate di scorie (per quanto non solo radioattive), mandate in giro su navi poi affondate, interrate nei fondali marini, o semplicemente buttate al largo con i fusti che le contengono. E sono due tematiche che, a cicli mai troppo fitti, tornano sui giornali, ma che – come se fossero una pratica di smaltimento abusivo delle notizie stesse, oltre che dei rifiuti – vengono ributtate presto nel silenzio.
Analisi dei fatti alla mano, questi argomenti finiscono per nutrire una categoria di personaggi che per varie ragioni si sarebbe preferito evitare. Si tratta di politici quanto meno superficiali, famiglie riconducibili alla criminalità organizzata impegnate nello smantellamento di impianti nucleari, “controllori” con trascorsi affaristici discutibili e vecchi nomi legati ai traffici con i Paesi in via di sviluppo. A parlarne è un giornalista, Gianni Lannes, direttore della rivista “Italia Terra Nostra” www.italiaterranostra.it, che da anni indaga su catastrofi ambientali negate o taciute. E che, bersaglio di ripetute intimidazioni, dal 22 dicembre scorso vive protetto da una scorta della polizia.
Qual è il nesso tra lo smantellamento delle centrali nucleari, almeno nel caso di Caorso, e la criminalità organizzata, soprattutto la ‘ndrangheta?
Il contratto di appalto per lo smantellamento della centrale di Caorso intercorso tra la Sogin (società dello Stato nata nel 1999 con il compito precipuo) e la società Ecoge srl, di proprietà dei Mamone con sede a Genova. Già in un rapporto della Direzione investigativa antimafia risalente all’anno 2002, segnalava appunto i Mamone come perfettamente organici alla ‘ndrangheta. Da allora questa ‘ndrina ne ha fatta di strada a suon di appalti discutibili nel ramo ambientale delle bonifiche. Tra l’altro vantano attualmente una serie di pendenze giudiziarie di un certo spessore in Liguria.
Nei tuoi articoli sostieni che le indagini epidemiologiche, nelle zone a rischio, non vengono più condotte. Ma le autorità sanitarie non avrebbero l’obbligo di rilevare concentrazioni anomale di determinate malattie, come il cancro?
In Italia non si realizzano più approfondite indagini epidemiologiche e neppure monitoraggi di sorta. Si rischia altrimenti, in caso di incentivi alla ricerca scientifica sul campo, di far emergere i nessi causalità che legano inequivocabilmente il dilagante inquinamento ambientale e l’insorgenza di neoplasie maligne, oltreché di malformazioni neonatali, anche in aree prive di insediamenti industriali, come nel caso documentato del Gargano. Gli obblighi di legge nel Belpaese sono riferimenti di carta, in particolare perché i reiterati attentati ambientali non hanno ancora varcato la soglia del codice penale. Insomma, gli industriali europei e in primis quelli italioti non rischiano niente. Da trent’anni stanno assassinando il mare Nostrum e gli italiani, compresi gli ignari abitatori, sono storditi da veline e grandi fratelli.
Quello che racconti sulla rivista “Italia Terra Nostra” è materia da magistratura prima e poi da governo per le dovute verifiche. Eppure sembra che almeno da quest’ultimo punto di vista non si muova nulla. È così?
Purtroppo i controllori si confondono con i controllati. Un esempio probante: il governo Berlusconi ha prosciugato senza uno straccio di spiegazione razionale i fondi per le bonifiche di ben cinquantadue aree nello Stivale. Qualcuno se n’è accorto, magari all’opposizione o negli organi di disinformazione che annebbiano il pensiero. I poteri economici che controllano lo Stato, ovvero governi e sottogoverni, temono solo che qualcuno prima o poi riesca a scoperchiare questo vaso di Pandora. Per questi criminali in doppiopetto che hanno devastato l’ex giardino d’Europa e massacrato migliaia di persone inermi e ignare sarebbe proprio la fine, in tutti i sensi, non solo tramonto politico.
Intanto, in periodi di bufere gossippare, procede l’iter per la costruzione di nuove centrali nucleari. Come si sta evolvendo questo aspetto?
In realtà, già nel 2005 Berlusconi, Claudio Scajola e il loro entourage avevano chiesto a una nota società Usa di redigere in tutta fretta un progetto di fattibilità nucleare per l’Italia. Ne ho scritto su Panorama una mezza dozzina di anni fa e nessuno si è scandalizzato, nemmeno a sinistra. Anzi, in parlamento passò un emendamento bipartisan, sostenuto anche da qualche verde. Dopo le elezioni regionali, la banda Berlusconi pubblicizzerà i siti ove realizzare le centrali atomiche. Il rischio evidente è lo scoppio di una guerra civile. In Puglia, Molise, Abruzzo e Basilicata non lo consentiremo mai e poi mai. Se ci sarà bisogno, torneremo a combattere sulle montagne come i nostri nonni con i nazifascisti. Forse sarà l’alba di una nuova resistenza. I poteri forti dovrebbero ripassare un attimo la nostra dal brigantaggio ai giorni nostri.
In tutto questo c’è poi la vicenda delle navi dei veleni e di Cetraro. In questo caso il governo ha detto alla popolazione di stare tranquilli perché nel fondale giace il “Catania”, affondato nel 1917 mentre trasportava cotone. Che tipo di verifiche sono state effettuate sullo scafo per fare questa affermazione? E sul livello di radiazioni, rilevato peraltro a una profondità inferiore rispetto a quella a cui giace il relitto?
Per il governo Berlusconi il caso delle navi dei veleni è chiuso o, meglio, archiviato definitivamente. I soliti boiardi, grazie alla complicità dei nostri servizi segreti, hanno sigillato la pratica in un amen. Eppure basta leggersi gli atti processuali della Rigel approdati in Cassazione per comprendere le dinamiche e la portata del mostruoso fenomeno. Il caso nave Catania è un classico caso di depistaggio da manuale. Purtroppo tanti idioti l’hanno bevuto e guai a contraddirli. In Calabria, addirittura sono nati dal nulla associazioni e comitati: tanti si sono improvvisati esperti in materia. È come per la nazionale italiana di calcio: sono spuntati come i funghi i sedicenti addetti ai lavori che rischiano di confondere le acque soprattutto sulla Rete.
Eppure nel 2007 la capitaneria di porto di Cetraro vietò la pesca in quell’area. Cosa era emerso allora?
In realtà, il pericolo a largo di Cetraro era già emerso cinque anni fa, attraverso l’individuazione di uno scafo sospetto. Nel 2007 accurate analisi scientifiche hanno evidenziato in mare la presenza massiccia di metalli pesanti e cobalto. Più recentemente l’ordinanza dell’Ufficio marittimo locale è stata in tutta fretta abrogata senza addurre un riscontro scientifico.
Chi è l’armatore Diego Attanasio che ha effettuato le verifiche sulla nave affondata sostenendo che si tratta del “Catania”?
Attanasio è un compare d’affari dell’avvocato David Mills, ovvero il legale londinese corrotto dal Silvio nazionale.
Ma è vero che si vuole apporre il segreto di Stato su questa vicenda?
Sì, sulla vicenda incombono segreti di Stato e militari, come nel caso della nave “Federico”, proprio al largo di Cetraro.
Oltre a Cetraro, dalle tue ricerche, quale sarebbe il quadro delle navi dei veleni nei mari italiani, in cui sarebbero stati piantati anche i missili penetratori di Giorgio Comerio, nome che si ricollega a vicende come i traffici con il Corno d’Africa e addirittura la morte di Ilaria Alpi?
Dai nostri concreti riscontri sono emersi circa duecento carrette del mare, migliaia di droni (container) e barili di rifiuti chimici e scorie radioattive. Ebbene, stiamo semplicemente sfiorando la cima di un iceberg. In Italia con le navi dei veleni e i misteri di Stato – alimentati ad arte – è affondata definitivamente la civiltà umana, non solo la democrazia.
22-02-2010 di Antonella Beccaria
http://domani.arcoiris.tt/
Antonella Beccaria è giornalista, scrittrice e blogger. Vive e lavora a Bologna. Appassionata di fotografia, politica, internet, cultura Creative Commons, letteratura horror ed Europa orientale (non necessariamente in quest'ordine...), scrive per il mensile "La Voce delle voci" e dal 2004 ha un blog: "Xaaraan" (http://antonella.beccaria.org/). Per Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri - per la quale cura la collana "Senza finzione" - ha pubblicato "NoSCOpyright – Storie di malaffare nella società dell’informazione" (2004), "Permesso d’autore" (2005), "Bambini di Satana" (2006), "Uno bianca e trame nere" (2007), "Pentiti di niente" (2008) e "Attentato imminente" (2009). Per Socialmente Editore "Il programma di Licio Gelli" (2009).
0 commenti:
Posta un commento