Qui di seguito il comunicato del Consiglio Civico di Organizzazioni Popolari e Indigene dell'Honduras sul golpe nel paese centroamericano

di COPINH
pagine online del periodico cartaceo, Cronaca, commenti e mobilitazioni politiche e sindacali Redazione: info@lavoroesalute.org

Palazzo Chigi cala il sipario
Berlusconi vede la crisi e insiste: basta con la pubblicità ai giornali «disfattisti». Il presidente del G8 poi rilancia: «Tutti gli organismi interni e internazionali che parlano di calo del Pil e disoccupazione chiudano la bocca. Basta, sono un disastro». Tremonti e Sacconi assistono attoniti al disastro. Stop alle domande dei cronisti
È una crisi senza ritorno. Per Silvio Berlusconi la via d'uscita dal crepuscolo osceno del suo potere è parossistica e narcisistica. Una difesa assoluta di sé, del proprio ruolo nella «Storia» e contemporaneamente un uragano di accuse verso tutti i «disfattisti» che si ostinano a parlare di una crisi economica che è, sostanzialmente, di natura psicologica. Non la propria ma quella degli altri.Realtà e percezione della realtà si intrecciano in un filo inestricabile di dichiarazioni, accuse e minacce che il premier sciorina per tutto il giorno tanto in pubblico quanto in privato. Prima al consiglio dei ministri che vara il decreto fiscale anti-crisi, poi in una riunione di preparazione del G8 e infine, davanti agli occhi del mondo, in una conferenza stampa a palazzo Chigi insieme ai super-ministri del Welfare e dell'Economia e a Pescara all'inaugurazione dei giochi del Mediterraneo.«Dobbiamo fare in modo che gli italiani tornino ai loro stili di vita perché non non hanno nessun motivo di ridurre i loro consumi», è l'esordio. Basta, dunque, con tutte le organizzazioni interne e internazionali, dal governatore di Bankitalia Mario Draghi in su, che «un giorno sì e uno no escono e dicono che il deficit è al 5%, meno consumi del 5%, crisi di qui, crisi di là, la crisi ci sarà fino al 2010, la crisi si chiuderà nel 2011... Un disastro: dovremmo veramente chiudere la bocca a tutti questi signori che parlano», è l'auspicio. Parlano, insiste, perché «magari i loro uffici studi gli dicono cose che possono verificarsi ma così facendo distruggono la fiducia dei cittadini dell'Europa e del mondo». Dubbi? «Gli italiani ci hanno votato e continuano a darci consenso nonostante tutti i miasmi, le calunnie e i veleni che tentano di lanciarci addosso per sommergerci». Come si ottiene questo presunto consenso lo rivendica subito dopo. Non c'è niente di male - ribadisce Berlusconi - nel «minacciare di non dare la pubblicità ai media che diffondono la crisi». Il premier conferma l'invito a non dare la pubblicità ai giornali critici lanciato a Santa Margherita Ligure. Una minaccia che pure in prima battuta aveva smentito con una nota di palazzo Chigi. «Non c'è alcuno scandalo», dice invece rivolgendosi idealmente agli imprenditori, occorre «incentivare l'azione» affinché «editori e direttori» dei giornali non contribuiscano a diffondere il pessimismo». Poco conta, come ricordava Giancarlo Aresta sul manifesto di ieri, che Mediaset da sola abbia 2,2 miliardi di euro l'anno di pubblicità contro 1,4 di tutti i giornali messi insieme. Di fronte alla crisi economica, ripete il mero proprietario di Mediaset, agli imprenditori bisogna dire di «continuare a fare promozione perché se di fronte a un calo di consumi reagiscono diminuendo la pubblicità smettono di premere sui possibili acquirenti e rinunciano a vendere». Per Papi tutto va bene. «In pochissimi giorni all'Aquila apriremo il più grande cantiere del mondo». E anche la Storia, con la maiuscola, si inchina alle sue capacità. «Nel 2002 - ricorda Berlusconi - ho avuto l'orgoglio di avere scritto di mio pugno l'accordo tra Alleanza Atlantica e Russia, di avere convinto Bush e Putin a firmare il Trattato di Roma a Pratica di Mare. (...) Si era creato di nuovo un clima da guerra fredda, era indispensabile eliminare questa situazione. (...) Posso dire di essere stato levatrice di questo accordo tra Russia e Nato, come lo fui a Pratica di Mare». Che l'asse con Mosca sia in cima alle sue preoccupazioni lo testimonia il fatto che oggi il premier italiano sarà l'unico primo ministro dell'Alleanza a partecipare alla riunione del consiglio Nato-Russia di Corfù solitamente riservata ai ministri degli Esteri. Mentre Berlusconi è un fiume in piena di fronte ai giornalisti, il volto di Sacconi e Tremonti è terreo, due maschere che palesemente vorrebbero essere altrove. Il ministro del Welfare rimarrà spettatore muto per quasi tutto lo show del Cavaliere. Ma anche Tremonti, interrotto più volte a colpi di gomito da Berlusconi, è costretto a capitolare di fronte alla foga del premier. Per esempio quando si dilunga sui costi bancari, Berlusconi lo afferra per un braccio e strizzando l'occhio alla platea dice testualmente : «Io non ce la faccio più... non so come frenare questa cosa del ministro Tremonti sulle banche». Il portavoce Bonaiuti freme in prima fila, affondato sui sedili muove le labbra quasi a suggerire le risposte a un premier incontenibile. Parla a lungo, Berlusconi e non accetta domande. Gli sguardi dei giornalisti si alternano tra il rassegnato e l'allucinato. E uno solo, in fondo alla sala, piuttosto giovane, alza le mano e chiede con pertinenza: «E' vero che volete rinviare la class action? E quanto costa il decreto che avete approvato?» Tremonti accetta il gioco democratico ma risponde che non lo sa. Berlusconi fa per alzarsi. E di fronte alla mano in sospeso del giornalista risponde: «Per caso lei vuole andare al bagno?». Già prima, accanto al premier austriaco Faynmann si era sottratto alle domande dei cronisti: «Basta - ha detto dopo i discorsi di rito - non siete preparati quindi andiamo. In realtà - prosegue ironico - io e il Cancelliere abbiamo bevuto troppo quindi daremmo risposte troppo lunghe..». Italia 2009. La sede del governo che presiede il G8.
Chi parla solo delle sue veline dimentica la vera anima nera di Berlusconi
Non se ne può più di queste storie delle veline del vecchio rincoglionito .
Mi pare che in questo momento l’Italia é divisa fra chi lo attacca sulla etica pubblica ( l’ho fatto anch’io ma mo’ basta ) e chi lo difende con sempre meno dignità .
Mettiamoci in testa che la bestialità del pagliaccio di arcore non é solo né tanto nei suoi atteggiamenti e comportamenti da satrapo sopra la legge quando ha a che fare con il parlamento, con la giustizia, con i giornalisti o con altri poteri che sono in grado almeno fino ad ora di reagire e contrattaccare.
Mettiamoci in testa che le contraddizioni sono altre .
Ci sono milioni di persone che non si possono difendere e che nessuno rappresenta con forza.
Tantissimi co.co.co. e co.co.pro col contratto scaduto e non rinnovato con figli a carico e duecento euro l’anno di indennità; cassa integrati in deroga ed in scadenza con prospettive lugubri di far la fame, altro che vacanze.
Disoccupati che al sud neanche si iscrivono più al collocamento e spesso conoscono una sola agenzia lavorativa, la mafia.
Gente schiacciata dalla crisi e da berlusconi che si é stancata di leggere storie di gossip e vorrebbe leggere la propria di storia.
Gente che per qualche segreto mistero della storia non si é ancora incazzata come si deve, organizzandosi, ma é ripiegata in se stessa e nei propri drammi.
Decenni di malcostume televisivo , sottocultura di regime ed assenza colpevole della sinistra ne ha minato le speranze e la convinzione, ne ha cambiato il dna combattivo, trasformandolo in quello di tristi telespettatori della vita che sognano enalotto e figlie veline.
Questa é la vera anima nera , la sua schifosa anima nera che entra ancor di più in gioco nel concreto assetto di interessi ecomomici che finisce per garantire e proteggere con la sua politica economica e finanziaria.
Spesso ci perdiamo nelle gustose e ridicole avventure del cretino che ci governa e perdiamo di vista alcuni fondamentali .
Partiamo dalla bugia più evidente ma che lui ripete sempre più spesso , quella sul fatto di “ non mettere le mani nelle tasche degli italiani”
Domandina facile facile
Quanto costano la corruzione e l’evasione fiscale in Italia?
Secondo Furio Pasqualucci, Procuratore generale presso la Corte dei Conti (www.corteconti.it) la corruzione nella pubblica amministrazione italiana ha un impatto economico sullo sviluppo del Paese pari a 50-60 miliardi di euro l’anno. “Una tassa immorale e occulta” acui ” se ne aggiunge un’altra riguardo all’evasione fiscale. Si stima che ogni anno l’evasione è pari a circa 100 miliardi di euro, cifra che corrisponde a circa il 7% del Prodotto Interno Lordo (Pil).
Inoltre dalla Banca d’Italia: «Se non succede niente, in altre parole se non continua a cadere», dice Mario Draghi (secondo il quale «consumi e lavoro sono essenziali per la ripresa»), «alla fine di quest’anno il pil sarà sceso del 5% circa». «È la stessa previsione che per il 2009 abbiamo fatto come centro studi», commenta la presidente della Confindustria Marcegaglia, «se c’è qualche miglioramento nella seconda parte dell’anno».
Ed ancora Draghi«Si potrà parlare di crescita solo se queste condizioni si realizzeranno: la tenuta dei consumi e la possibile tenuta del mercato del lavoro».
Bene, non si avrà nessuna delle due condizioni ed il peso insopportabile dei 160 miliardi secondo voi chi dovrà sopportarlo?
Come sempre se lo terranno sul groppone i lavoratori che pagano le tasse alla fonte e hanno i più bassi stipendi di europa , impoveriti dal raffronto con la inflazione reale.
Il governo dei corrotti ed evasori non solo gli ha messo le mani nelle tasche ma li sta lasciando in mutande!
Che fare diceva Lenin ?
A parte la rivoluzione anarchica ma mi dicono che mancano le condizioni oggettive minime , almeno un po’ di sana politica di riforme fuori moda, socialisteggiante, sarebbe necessaria:
- cancellare il riferimento all’inflazione programmata, artificialmente bassa e rinnovare i contratti nazionali in base a una previsione realistica di inflazione. Idem per le pensioni
- Abbassare le tasse sul lavoro.
- Superare il PIL come parametro di misurazione della crescita: non solo la produttività materiale é il segno della crescita ma va creato un nuovo modello di sviluppo e quindi fatta la riconversione ecologica della società e dell’economia come elemento strategico. Occorre aggiungere nuovi criteri : l’impatto ambientale , il grado di distribuzione delle risorse e dei redditi , l’economia etica di cui si comincia a parlare nel mondo.
Un intervento che farei subito, immediatamente : se le rendite godono di un trattamento privilegiato ed i lavoratori e pensionati sono quelli che sostengono il peso sostanziale del sistema
occorre, semplice semplice,
diminuire il prelievo fiscale sui redditi più bassi (portando l’aliquota Irpef del 23% al 20%) e, contemporaneamente, elevare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20%, salvaguardando i piccoli patrimoni familiari
Il volano della economia capitalista ha bisogno di essere rimesso in moto ?
Ed allora bando alle cretinate e non perdiamo tempo a difendere dalla censura le istituzioni economiche “che danno i numeri” : trattasi di poteri forti che si sanno difendere da soli e che – ricordo agli smemorati - hanno creato tanti guai in giro per il mondo ( che dire del FMI, il fondo monetario ed i debiti dei paesi in via di sviluppo ?).
Far riprendere i consumi , dicevamo?
Il sistema migliore é quello che corrisponde a principi di giustizia sociale è cioè proprio quello di pagare di più i lavoratori, far pagare meno tasse ai pensionati ed ai lavoratori, consentendo in questo modo la ripresa della economia.
L’anima veramente schifosa di questo governo è quindi la sua anima liberista, non dimentichiamolo ed il suo atteggiamento verso il sud , visto come un bacino di voti mafiosi da conquistare e come territori da depredare e poi abbandonare dopo le illusioni.
Mentre lui ed i suoi accoliti liberalizzando di fatto l’evasione e spigendo alla corruzione hanno messo un macigno insopportabile e schiacciante sulle classi più deboli noi ci occupiamo del fatto che il pagliaccio viene preso per il culo in tutto il mondo e lo facciamo pure con un fremito di soddisfazione, come se fosse merito nostro …
Egli non vuole che si citino i numeri della economia perché deprimono i consumatori .
Ma brutto scemo del villaggio chi credi chie siano i consumatori , se non la maggior parte dei lavoratori dei pensionati ed i piccoli commencianti ed artigiani?
Certo non sono i suoi amici del billionaire con cui fa le sue vacanza pedofile con cocaina e schitarrate di Apicella
Questo scemo ha confuso la sua vita con la nostra e dobbiamo ringraziare quei deficienti dei suoi elettori se abbiamo questo cancro che affossa il paese.
La crisi si aggrava e si minacciano i lavoratori
Sul Corriere della Sera Francesco Giavazzi invita a eliminare la Cassa integrazione e a sostituirla con l’indennità di disoccupazione. E’ un modo neanche tanto nascosto di dire che bisogna passare ai licenziamenti di massa. La Cassa integrazione infatti, secondo l’economista ultraliberista, impigrisce il lavoratore, lo illude, gli fa credere che può salvare il suo posto di lavoro quando non è così. Mentre una sana indennità di disoccupazione lo spingerebbe a darsi da fare per trovare un altro posto. Come si vede, nonostante la crisi, le banalità reazionarie dei liberisti sono sempre quelle. Quello che è significativo, però, è che si lancino queste provocazioni in un contesto nel quale tutto si muove contro i diritti sociali e contrattuali dei lavoratori. Il Governatore della Banca d’Italia, Draghi, ha già detto che la vacanza è finita, che l’intervento pubblico che c’è stato nell’economia deve già considerarsi concluso per tornare al rigore dei pubblici bilanci. (...)
Questo senza che lavoratori, disoccupati e pensionati abbiano ottenuto un solo centesimo in più, visto che tutto l’intervento pubblico sui mercati è stato a favore della finanza e delle banche. Ma altri segnali ancor più gravi addensano nubi sui diritti dei lavoratori. L’Europa registra il voto di destra nel modo più semplice e immediato: chiedendo di aumentare l’età pensionabile per le donne e l’orario di lavoro per tutti. In Gran Bretagna la British Airways chiede ai dipendenti di rinunciare a un mese di stipendio per salvare l’azienda, “lo faccio anch’io” dice l’amministratore delegato, che rinuncia a un mese di retribuzione a 61 mila sterline. In Italia la Xerox chiede ai lavoratori di rinunciare alle ferie, e fa un sondaggio sulle loro disponibilità a questa rinuncia. Così che nel futuro si sappia, magari quando c’è da mettere in cassa integrazione o licenziare con la ricetta di Giavazzi, chi è più fedele e disponibile verso l’azienda e chi no. Infine, ma questo in fondo è l’elemento più scontato, Fim e Uilm preparano la piattaforma separata per il rinnovo del Contratto, chiedendo in tre anni meno di quello che prima chiedevano in due, “prendi due e paghi tre”.
Insomma, mentre i dati sulla crisi annunciano che le chiacchiere di Berlusconi non hanno fatto salire il Pil, che anzi sprofonda nel 6% e resterà in basso per tutto il prossimo anno. Mentre la crisi si aggrava, c’è già chi pensa di risolverla con i licenziamenti di massa, la riduzione dei diritti e le discriminazioni, il taglio dei salari. Altro che cambiare strada, si vuole usare nella crisi il peggio delle politiche liberiste che la crisi hanno provocato. Non è davvero il momento di essere moderati e riformisti.
Giorgio Cremaschi
Protestano i precari ISTAT
Ieri mattina l’Istat ha diffuso i dati relativi all’occupazione nel primo trimestre dell’anno in corso e come c’era da aspettarsi i dati sono allarmanti: gli occupati nel nostro paese sono diminuiti di 204 mila unità (pari a – 0,9 % rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) nei primi tre mesi dell’anno. Nel rapporto si legge che “ il numero degli occupati risulta pari a 22.966.000 unità segnalando quindi un dato negativo di quasi un punto percentuale. Il calo sintetizza la discesa di 426 mila unità della componente italiana e la crescita di 222 mila di quella straniera”. Il rapporto sottolinea inoltre, che il calo è molto più accentuato nelle regioni del Mezzogiorno che risentono di un calo di 114 mila posti di lavoro; la situazione del Mezzogiorno è particolarmente delicata anche perché al tasso di disoccupazione si associa un’espansione del tasso di inattività, cioè la percentuale di persone residenti che non lavorano o per scelta, come una parte delle casalinghe o degli studenti, o perché troppo anziani e quindi ritirati dal lavoro. Anche qui a segnare il record più alto è il sud con un più 2,1% pari a 141.000 unità.
Le ragioni del calo sono riscontrate soprattutto nella caduta dell’occupazione autonoma delle piccole imprese, dell’occupazione a termine e nella riduzione del numero dei collaboratori. In sostanza il tasso di disoccupazione segna un passaggio dal 7,1% del primo trimestre 2008 all’attuale 7,9%. Un tasso dei senza lavoro che è il più alto dal 2005 e che secondo tutte le previsioni è destinato a crescere. Una percentuale che oltretutto non dà conto di chi, pur lavorando in maniera discontinua risulta ‘occupato’.
Quadruplica il numero di lavoratori in cassa integrazione nel primo trimestre dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2008. A subire maggiormente la crisi i giovani fino a 34 anni, più gli uomini delle donne, come sempre nel Mezzogiorno.
Il rapporto è stato pubblicato in forma ridotta a causa di una protesta interna all’Istituto nazionale di statistica. Infatti l’altro ieri mattina una cinquantina di precari dell’Istat ha occupato la sede della presidenza dell’Istituto per chiedere garanzie sui 317 contratti di rilevatori (cioè gli intervistatori) in scadenza a luglio. La Flc Cgil, i lavoratori Istat e i rilevatori riuniti in assemblea hanno espresso la loro crescente preoccupazione per il destino delle indagini che rilevano la situazione sull’andamento dell’occupazione e della disoccupazione del paese e “ denunciano con forza la gravità di quanto sta avvenendo, sottolineando che dal prossimo luglio non esisterà più la rete dei 317 lavoratori che da ben sette anni garantisce le interviste sullo stato dell’occupazione su tutto il territorio nazionale, assicurando elevati standard di qualità”.
Le conseguenze della precarizzazione dei rilevatori Istat porterebbe, infatti, alla produzione di stime incoerenti e distorte rispetto agli anni precedenti e ad una stima altrettanto incoerente dei dati del Pil e della forza lavoro.
Rilanciare la previdenza pubblica
Un calo del 6,3% dei rendimenti dei fondi negoziali nel 2008 e un ulteriore calo dell’ 1% nei primi tre mesi del 2009, gli azionari perdono quasi il 25% del rendimento, Il Tfr si rivaluta del 2,7% nel 2008 cui si aggiunge lo 0,3% del primo trimestre del 2009.
Il 2008 stato l’anno nero per i fondi pensione. I rendimenti aggiornati al 31 marzo 2009, segnano un calo del 6,3% dei rendimenti dei fondi negoziali nel 2008 e un ulteriore calo dell’ 1% nei primi tre mesi del 2009: in particolare la diminuzione è del 24,5% (2008) e del5% (primo trimestre 2009) per il comparto azionario; del 9,4% e 1,7% per il bilanciato; del 3,9% e 0,9% del misto mentre c’è un rialzo dell’1,6% e dello0,6% per l’obbligazionario puro.
Andamento simile per i fondi aperti, i cui rendimenti scendono del 14% nel 2008 e di un ulteriore 2,2%tra gennaio e marzo di quest’anno con il picco di un taglio del 27,6% (2008) e del 5,6% (2009) per l’azionario a cui si oppone un apprezzamento del 4,9% e del1,3% per l’obbligazionario puro.
I Pip, piani di investimenti individuali, nel 2008 realizzano un calo dei rendimenti del 24,9%mentre nel primo trimestre la riduzione ha toccato il 4,6%: in caduta del 36,5%(2008) e del 7,6% (2009) le linee azionarie e in salita del 2,7% e dello 0,9%quelle obbligazionarie.
Il Tfr, che anche nel2007 aveva reso mediamente più dei fondi, si rivaluta del 2,7% nel 2008 cui si aggiunge lo 0,3% del primo trimestre del 2009.
I fondi pensione sono in crisi in tutti i paesi in cui sono presenti; negli Usa, le perdite arrivano fino al 50% e scatta l’allarme pensione per milioni di lavoratori.
I numeri e il volume delle perdite, l’esplosione della crisi finanziaria, il crollo dei valori azionari hanno reso evidente a tutti quanto sostenuto dalla Cub: nel conferimento del tfr ai fondi pensione c’e solo un forte rischio per il salario dei lavoratori e un forte guadagno, a prescindere dalla resa dell’investimento,per i gestori, le banche e gli speculatori che hanno la possibilità di “giocare”con i soldi dei lavoratori.
Come al solito, invece di prendere atto del fallimento e della truffa della previdenza complementare, pensano di introdurre cambiamenti perché tutto continui come prima.
Non serve la riforma della riforma, la soluzione c’è già:
- rilancio la previdenza pubblica, quale strumento unico,universale per il mantenimento del reddito percepito prima del pensiona-mento e opporsi alla riduzione delle pensioni attese con peggioramenti delle aliquote su cui calcolarle e all’aumento dell’età pensionabile.
- diritto(oggi negato) al recesso dall’adesione ai fondi e ad interrompere i versamenti e richiedere quanto versato.
- cancellazione per i nuovi assunti del silenzio assenso per lo scippo del tfr ai fondi pensione.
IL DRONE ASSASSINO
E LA DOPPIA MORALE DELL’OCCIDENTE
I massmedia italiani registrano molto di malavoglia e con poche righe l’ennesimo massacro di popolazione civile perpetrato dagli americani. Un centinaio di persone, in un piccolo villaggio del Pakistan, sono stati massacrati da tre missili ad alta precisione lanciati da un Drone. Scrivono probabilmente" americano ma sanno benissimo che questo genere di assassino senza pilota comandato a distanza prodotto da una altissima e sofisticata tecnologia militare è americano. La notizia è accompagnata da insinuazioni velenose che servono a giustificare il massacro: il funerale era di un capo talebano ( parola calda altamente criminalizzata)ed i convenuti alla veglia funebre erano naturalmente in qualche modo legati al defunto. Quindi di è trattato di una operazione di pulizia antitalebana e pertanto legittima. Non costringono forse i talebani le donne ad indossare il burka? Quindi..... Non credo che esista una sola ragione al mondo che potrebbe essere addotta da Obama per la sanguinaria catena di stragi che il suo esercito e la sua aviazione infliggono alle popolazioni del Pakistan, dell’Afghanistan e dell’Irak. Le ragioni sono, come sappiamo, di natura geostrategica e petrolifere e non sono confessabili. Ma l’Occidente intero fa finta di credere ad AlQaeda, a Bin Laden ed alla necessità di combattere il Burka per liberare le donne, civilizzare l’Oriente. Obama si spaccia per difensore della giustizia e della libertà e mostra di difendere le ragioni dei golpisti insorti a Teheran condannando la reazione del’Iran dal momento che ogni vita umana è insostituibile e va difesa. Certamente ogni vita umana è insostituibile ma la sono tutte anche quelle recise ieri in un villaggio pakistano e non soltanto quelle che servono alla cinica propaganda del colonialismo.. Quante parole sono state scritte dagli opinionisti occidentali per la morte di Neda e di altri ragazzi di Teheran ? Sicuramente tante. Ma costoro e loo stesso segretario dell’ONU intervenuto contro le repressioni in Iran hannp forse detto una parola per l’ennesima strage della morte che arriva dal cielo in un villaggio del Pakistan con un aereo sprovvisto di pilota? L’approccio di Obama ai problemi è meno schematico e più complesso di quello di Bush. Ma la sostanza non cambia. L’unica pax che riesce a concepire è quella che passa come con la falce della morte sui popoli c he hanno la disgrazia di abitare dove c’è il petrolio e dove gli americani pensano di installarsi.
http://www.megachip.info/modules.php?name=News&file=article&sid=6994
Pietro Ancona
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Istat 2009: allarme lavoro
L’ultima rilevazione Istat sulle forze di lavoro, con riferimento al periodo che va dal 29 dicembre 2008 al 29 marzo del corrente anno, ha certificato una situazione già ampiamente nota. Nel primo trimestre del 2009 l’occupazione presenta un saldo negativo, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari a 204 mila unità.
Astenersi sul referendum per impedire un golpe
Il Paese messo davanti allo specchio. Ma chi ha voglia di fare autocritica?
Siamo alla fine politica di Silvio Berlusconi? Molti sono pronti a scommetterci, e in effetti la fortuna sembra davvero voltargli le spalle. Come mai? Che cosa c’è di nuovo in quest’ultima storia, squallida e patetica, di donne «utilizzate» da un vecchio che non sa invecchiare (un «malato», per chi lo conosce), che l’ironia delle cose ha proiettato alla guida di questo Paese?Non è la prima volta che Berlusconi inciampa in una grave disavventura, dopo lo “storico” avviso di garanzia recapitatogli – sublime coincidenza – mentre coordina a Napoli la Conferenza mondiale dell’Onu sulla criminalità organizzata. La sua intera vicenda è costellata di seri infortuni, solo in parte dovuti ai problemi giudiziari, alle leggi create per risolverli e all’enorme conflitto di interessi (il politico che opera a vantaggio delle proprie imprese che gli servono a consolidare il potere politico, in un circolo vizioso degno di una repubblica delle banane). L’insulto rivolto a Martin Schulz nell’aula di Strasburgo («La proporrò nel ruolo di un kapò») è rimasto emblematico, ma non basterebbe una pagina intera a ricordare tutti gli episodi incresciosi – o soltanto ridicoli – che l’hanno visto protagonista. Nemmeno quest’ultima storia di baccanali è, a ben guardare, del tutto inedita. Si è appena consumata l’affaire Noemi. Ed è ancora in progress la vicenda – a nostro parere ben più grave – delle amiche personali trasformate in parlamentari e ministre della Repubblica. Addirittura una semianalfabeta, presa di peso dalle retrovie di Forza Italia e spedita alla pubblica (e soprattutto privata) istruzione, a far danni all’università e alla scuola italiana, già stremate da decenni di pessime “riforme”. Berlusconi non è solo un padrone prepotente e autoritario, mosso da un progetto politico arcaico. Non è soltanto un animale senza scrupoli, determinato ad accumulare fortune e poteri e a far fruttare relazioni con persone e ambienti al di sotto di ogni sospetto. È anche un personaggio da avanspettacolo tra il ridicolo e il feroce, un inconfondibile misto di cattivo gusto e di banalità. Ma tutto ciò è evidente e noto già da tempo. Perché questa volta la sua parabola sembra precipitare verso la disgrazia e l’ignominia?Una prima ragione chiama in causa la fredda logica della politica. Molti suoi alleati cominciano a temere che Berlusconi sia ormai indifendibile. Gode ancora di consenso, ma i suoi «vizi privati» rappresentano per la destra una minaccia mortale. Il confine tra acclamazione e ripudio, si sa, è sottilissimo. Ieri sull’altare, domani nella polvere. Perché rischiare di perdere posizioni restando legati a un personaggio squalificato e per di più indisponibile a moderare i propri appetiti?Una seconda ragione coinvolge il paradosso della popolarità. Berlusconi è in disgrazia per la stessa grottesca trivialità che sino a ieri è stata la sua principale arma di seduzione. Se ci dessimo il tempo di riflettere su questo paradosso, ne trarremmo una lezione preziosa. Questa storia ci mette davanti allo specchio, ci dice che cosa è diventato il nostro Paese. Va bene tutto. Circondarsi di mafiosi e di incapaci. Gestire la cosa pubblica come proprio patrimonio. Controllare l’informazione come un’agenzia di propaganda. Tutto va bene finché il gioco prosegue. Quando si inceppa, ci si tira fuori senza fare una piega. Vent’anni di “seconda Repubblica”, senza partiti di massa capaci di costruire relazioni sociali e di trasmettere principi e conoscenze, senza altra fonte di orientamento al di fuori della televisione e dello spettacolo della merce, hanno distrutto l’opinione pubblica e trasformato questo Paese in una prateria disponibile a tutti i populismi. Riflettere su questa vicenda sarebbe il solo modo di mettere a valore l’esperienza di questi anni, i peggiori della storia repubblicana. Ma c’è forse qualcuno davvero interessato a tale riflessione, e disposto all’autocritica che essa comporta?
La campagna per dire no ai cacciabombardieri JSF-F35
E' partita da pochi giorni la *campagna di pressione lanciata da Sbilanciamoci! e da Rete Italiana per il Disarmo* affinché il Governo italiano rinunci all'acquisto dei cacciabombardieri JSF-F35 e usi in maniera migliore per la popolazione gli oltre 15 miliardi di spesa previsti.
In questi giorni il Governo italiano dopo aver chiesto ed ottenuto un parere al Parlamento in poco tempo e senza praticamente dibattito sta procedendo alla continuazione della produzione di 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighters che impegneranno il nostro paese fino al 2026.
Tutti questi soldi potrebbero essere utilizzati per *obiettivi migliori e più utili alla società*: ad esempio si possono contemporaneamente costruire 3000 nuovi asili nido, installare 8 milioni di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto la stessa indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese...
Anche tu puoi far sentire la tua voce!! Come?
Il pil crolla a -5,3%. Debito boom
Il giudizio dell'Ocse è da brivido: «L'Italia ha di fronte una profonda e prolungata recessione». Facendo seguire i numeri alle parole, l'organizzazione - nell'ultimo rapporto - sostiene che quest'anno il Pil crollerà del 5,3% e il tasso di disoccupazione potrebbe salire al 10%. Cifre che peggiorano le previsioni formulate il 31 marzo, quando l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico - di cui sono soci i 30 paesi più industrializzati del mondo - indicò per l'Italia una caduta del Pil del 4,3% e una disoccupazione attorno al 9,2%. Commenta l'Ocse: quello che ha «colpito, della recessione italiana, è la sua ampiezza». Che deriva dalla scarsa domanda interna e dalla eccessiva dipendenza della domanda globale, in forte caduta.
Ovviamente, la ricetta proposta rappresenterebbe il colpo finale per una ripresa economica fatta di redistribuzione delle ricchezze accumulate da pochi, welfare diffuso, ripresa dell'occupazione stabile di sicurezza sul lavoro. L'Ocse consiglia nuove liberalizzazioni, forte spinta alla privatizzazione dei servizi pubblici, nuova tassazione federalista e altri farmaci mortali per giovani, lavoratori e pensionati. In sostanza consiglia i capitalisti dell'ex belpaese di defenestrare il cavaliere di Arcore e sostituirlo al piu' presto, prima che lo becchi qualche magistrato comunista.
Centro per i diritti umani di Gaza
Pettegolezzi in cucina
La barbarie avanza tra noi
Alcune settimane fa il ministro La Russa diede notizia che erano state inviate in Afghanistan Forze Speciali e la Folgore; aggiunse però che nulla mutava nelle regole di ingaggio dei nostri militari. Ebbi qualche reazione di incredulità, data la natura delle truppe inviate, ma non volevo essere quella che si allarma sempre.
Seguirono a ritmo sempre più ravvicinato notizie di scontri a fuoco tra forze armate italiane e "miliziani", anche con qualche ferito nostro e "perdite maggiori" degli avversari. Il linguaggio si faceva sempre più bellicoso, fino a ricordare il tristemente famoso lessico dei bollettini di guerra come è a me ben noto.
Mi aspettavo notizie della convocazione delle Camere, su richiesta di qualche gruppo politico che abbia a cuore la Costituzione, ma non mi pare che ce ne siano state. Ancor più mi aspettavo reazioni delle varie famiglie pacifiste: ma non si è mosso niente. Sia passività, disperazione, disattenzione, sia disinformazione fomentata da un assetto spesso servile di parte della stampa, tutto ciò è già molto preoccupante, segnala un altro avanzamento della barbarie tra noi.
Ma adesso la notizia ulteriore è che Berlusconi, andando a Washington per invitare Obama al G8 di luglio a L'Aquila, presenterà anche richiesta di entrare a pieno titolo nella guerra afgana. Può darsi che Obama abbia fatto sapere di essere favorevole allo scambio G8-Afghanistan e che si incomincino a vedere le prime ricadute in armi delle sue misure anticrisi neokeynesiane.
Il fatto è che sarebbe la prima volta che una guerra di invasione e di aggressione viene palesemente dichiarata da noi senza alcuna foglia di fico. E non si può davvero tacere, sia per la gravità della cosa in sé, sia perché "si può spiegare" quasi solo come un segno che Berlusconi intende favorire La Russa rispetto a Fini nel suo partito e chiudere a suo favore la mano della partita in corso tra aree del Pdl e Lega.
E' una cosa abietta? Lo è. Ci vanno di mezzo vite umane? Certamente e non faccio gerarchie sul valore di esse. Ci va di mezzo la Costituzione? Sì, e con una manovra avvolgente che la sostituisce con una costituzione materiale neonazionalista, neoimperialista e neocoloniale. Ho appena bisogno di ricordare che dal Dal Molin e da Aviano possono alzarsi in volo aerei verso l'Afghanistan senza nemmeno bisogno che sia chiesto il permesso al governo italiano.
Ricominciare a chiedere le dimissioni del governo, manifestare, studiare un testo per una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre l'empeachment mi sembra il minimo. Anche perché, se non ci si attrezza ad usare tutte le forme legali di lotta in modo proprio, serio e convinto ci si può facilmente rendere conto di quale mirabile argine alla illegalità sarebbe un parlamento scelto da un capo eletto plebiscitariamente (e quindi non sfiduciabile) e che lo stesso capo può licenziare a volontà, se già questo, di parlamento, è così facilmente asservito.
Ivan Della Mea se ne è andato.
Ha cantato le sofferenze e le speranze dei proletari e dei comunisti per mezzo secolo. Le ha cantate anche quando, in questi anni, la parabola discendente della sinistra pareva non far presagire nulla di buono. Lo ha fatto con l'ottimismo della volontà, lo ha fatto da militante per il comunismo. La nostra commozione è tanta nel ricordarlo, nel salutarlo e nel promettergli che la sua lotta era ed è la nostra e che... continua.
Ciao Ivan!
Probabilmente è nel destino delle persone che hanno lasciato una grande impronta di sé trovare dei cattivi o addirittura pessimi biografi. Capita frequentemente, nelle epoche di decadenza, quando, per incomprensione o per rimozione (che, a ben vedere, sono la stessa cosa), si smarrisce la capacità critica e vi si sostituisce un giudizio sommario, liquidatorio. O, peggio, assai peggio, caricaturale. C’è forse, in questo, una propensione un po’ vigliacca e un po’ infantile, ad attribuire le proprie miserie a chi è venuto...........
SPECIALE REFERENDUM:
BOICOTTIAMOLO!
NO ALLA INTERCETTAZIONI DELLA MAGISTRATURA, GIUSTIZIA IMBAVAGLIATA
La mafia ringrazia
Il vero problema per le intercettazioni telefoniche era quello della loro pubblicazione e, quindi, del rispetto della privacy di persone che, seppur non implicate nelle indagini, venivano sbattute in prima pagina, spesso a causa della loro notorietà. Il governo però ha preso al volo l'occasione per regolare i conti con il sistema stesso delle intercettazioni, con i magistrati e con la stampa, uniti in una specie di «grumo eversivo» che in questi ultimi anni tanto danno ha fatto agli affari berlusconiani, pubblici e privati.
In un Paese afflitto da una cronica elusione delle leggi, la maggioranza di centrodestra sta rendendo ulteriormente complicato i controlli di legalità e, procedendo a colpi di voti di fiducia, oggi frena le indagini e imbavaglia la stampa come antipasto al già depositato progetto di riforma del processo penale che lo allungherà in ossequio alla certezza non della pena, ma della prescrizione.
Le modifiche alle intercettazioni prescindono, innanzitutto, dal necessario carattere d'urgenza e tempestività richiesto dalle circostanze. La richiesta del pm infatti deve essere vistata dal procuratore capo e inviata non più al gip del tribunale competente, ma al gip del tribunale del capoluogo del distretto della corte d'appello nel cui ambito ha sede il gip competente che, poi, dovrà decidere in composizione collegiale. Cioè se, per esempio, il gip competente è quello di Agrigento, la richiesta va inviata al gip del tribunale di Palermo che, appunto, è il tribunale del capoluogo del distretto. Alla sicura perdita di qualche settimana di tempo, si deve aggiungere che l'intercettazione può essere disposta solo se vi sono «gravi indizi di colpevolezza» ed è «assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini»: ma ciò attiene già ad una fase di acquisizione di prove abbastanza tranquillizzante per l'accusa e, pertanto, l'intercettazione sarebbe assolutamente superflua.
Le intercettazioni non possono durare più di trenta giorni, prorogabili per altri trenta giorni in due volte, ma per una serie di reati gravi i termini possono essere prorogati per tutta la durata delle indagini preliminari e basta che ci siano sufficienti indizi di reato. E' abbastanza chiaro che queste modifiche restrittive comporteranno gravi intralci alle indagini, specie per i reati dei «colletti bianchi» che, a questo punto, saranno pressoché impossibili per il combinato disposto dei gravi indizi di colpevolezza e della tagliola temporale.
Seppur intralciate, di esse comunque non se ne potrà avere notizia «anche se non sussiste più il segreto, fino a che non siano concluse le indagini preliminari». Fatte salve le persone non implicate nelle indagini, perché ci deve essere un così pesante vulnus per il diritto all'informazione afferente, per giunta, anche a fatti sui quali non c'è nemmeno il segreto istruttorio?
I tempi delle indagini preliminari sono a volte lunghi - soprattutto quelli che riguardano la criminalità organizzata - e sulle grandi inchieste calerà un silenzio tombale, rafforzato da pesanti sanzioni sia per i giornalisti (per i quali è addirittura previsto il carcere) che per i magistrati.
E' proprio a partire dall'inizio delle indagini che il diritto all'informazione deve dispiegarsi nella sua interezza se si vuole un vero «controllo sociale» sulla effettività e completezza delle stesse specie ora che si profila all'orizzonte una notizia di reato sottratta ai pm e affidata interamente alla polizia e, cioè, all'esecutivo.
Avremo un paese imbavagliato a maggior gloria dei criminali che truffano lo Stato, corrompono, devastano l'ambiente e attentano alla salute o alla vita dei cittadini o degli operai nei cantieri, tanto per fare qualche esempio esemplificatorio e non esaustivo. A chi giova tutto ciò se non ad una maggioranza di governo che nell'illegalità diffusa trova un grande bacino di consenso sociale ed elettorale?
C'è però, ed è necessario che monti e si rafforzi, una altrettanto grande area di opposizione sociale ed istituzionale a queste norme liberticide, a partire dai magistrati, dalle forze di polizia e dalla stampa, fino ai «semplici» cittadini, tutti espropriati dal diritto-dovere di contrastare l'illegalità e di essere informati sulle malefatte del potere: la sinistra, dovunque essa sia, ha una ulteriore occasione di ritrovare compattezza intorno ai valori di legalità così palesemente calpestati.
di Giuseppe Di Lello
Il Manifesto del 11/06/2009
TU FARESTI UN’ALLEANZA CON CHI VORREBBE FARTI LAVORARE 68 ORE SETTIMANALI? FARTI BERE E LAVARE A CARO PREZZO?
In merito ai risultati delle elezioni europee e amministrative provo a fare, sinteticamente, alcune considerazioni di merito, anche il voto è un momento importante di una democrazia parlamentare. Il voto è una delega, quindi la si dà a chi pensi meglio possa rappresentare le tue idee e i bisogni materiali dell'oggi e del domani, quando voto faccio una scelta conseguente e quindi non mi chiedo se il mio voto è sprecato: il mio voto è utile perché ho espresso ciò che voglio io, e non altri.
la democrazia espropriata
L’Italia era un paese democratico fino a quando, in nome della governabilità che sarebbe stata impedita dal pluralismo delle rappresentanze politiche, non è cominciato un processo di progressiva espropriazione del cittadino-elettorale dei suoi diritti che sono stati compressi, deformati, limitati fino quasi all’annullamento. Questo processo che chiamerei di autoritarismo pseudo democratico si basa su quattro cose fondamentali: il premio di maggioranza, lo sbarramento del 3 o del 4 o addirittura del 5 per cento (Sicilia), la elezione diretta del Sindaco o del Presidente della Provincia o del "Governatore" della Regione, la eliminazione del voto di preferenza. La legge regionale siciliana presenta inoltre particolari mostruosità come il listino del Presidente che consenta la elezione di alcuni personaggi soltanto perchè indicati dallo Stesso Presidente e l’attribuzione alla minoranza che supera il cinque per cento di un terzo dell’assemblea regionale.
"Se vivessi in Italia adesso, metterei una X sulla falce e martello. Ciò per cui combattè mio nonno"
Viviamo il tempo buio di una crisi inedita e strutturale del capitalismo, una crisi economica, sociale, ambientale e alimentare determinata da decenni di politiche neoliberiste: si apre la strada ad una vera e propria crisi di civiltà il cui emblema è la guerra tra i poveri.
Il rischio è l’uscita da destra dalla crisi: la progressiva frantumazione del mondo del lavoro, il passaggio dal welfare alla carità, lo svuotamento della democrazia, resa sempre più impermeabile ai conflitti e ai soggetti sociali, e la ripresa di ideologie nazionaliste, razziste, fondamentaliste, sessiste e omofobe. È un processo che in Italia assume il volto di un nuovo autoritarismo - quello plebiscitario e populista del berlusconismo – che potrebbe essere rafforzato da una ulteriore deriva maggioritaria e dalla cancellazione definitiva di ogni possibile rappresentanza dell’opposizione sociale. Noi ci battiamo per una uscita da sinistra dalla crisi e per questo motivo sosteniamo la lista anticapitalista e comunista a cui hanno dato vita esponenti dei movimenti altermondialista, femminista, pacifista, ambientalista, antirazzista, LGBTQ assieme a Rifondazione comunista - Sinistra Europea, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti. Un progetto di critica radicale e profonda alle politiche neoliberiste che in Europa hanno accomunato popolari, liberali e socialisti, cioè tutti i partiti attualmente presenti nel parlamento italiano. Sosteniamo la lista anticapitalista e comunista per mantenere aperta la strada dell’alternativa, in Italia e in Europa. Un voto utile per proporre un’uscita da sinistra dalla crisi, per rafforzare un’ipotesi di ricostruzione della sinistra basata sulla connessione fra diversi soggetti del conflitto e culture critiche, fra vertenze territoriali e movimenti globali, fra ambiente e lavoro, fra uguaglianza e libertà: una sinistra che non abbia rinunciato ad elaborare un pensiero forte dalla parte dei deboli, alla sfida per l’egemonia e la costruzione di un nuovo senso comune. Pensiamo in primo luogo ad un voto d’ascolto di questa giovane generazione di invisibili, o meglio di invisibili alla politica, che sembrava condannata, dalla precarietà del lavoro, dei saperi, delle vite a non poter immaginare il futuro, a non poter lottare per il futuro, e che ha invece trasformato la propria atipicità nell’anomalia di un’onda che ha invaso, con gioia e rabbia, scuole, università, città; che ha reclamato diritto alla conoscenza, cittadinanza, reddito sociale; che ha nominato la contraddizione tra il capitale e le vite con parole – noi la crisi non la paghiamo- che hanno connesso le tante lotte e vertenze di questi mesi. Un voto che tenga aperta la speranza, che apra la strada all’aggregazione della sinistra anticapitalista, comunista e della sinistra socialista.Perché il futuro si può ancora scrivere,
Pietro Ingrao,
Chiara Platania (scrittrice e femminista),
Massimo Carlotto (scrittore),
Paolo Rossi (attore)
Mario Monicelli (regista
Emilio Molinari (ex parlamentare europeo),
Agostino Pirella (presidente onorario Psichiatria democratica),
Massimo Ranieri (attore-cantante),
Edoardo Sanguineti (poeta),
Nori Brambilla Pesce (segreteria Anpi Milano),
Emiliano Brancaccio (economista, università del Sannio),
Gianni Alasia (ex partigiano),
Vincenzo Accattatis (giurista),
Francesco Caruso,
Gastone Cottino (giurista, professore emerito università di Torino),
Ivan Della Mea (cantautore e scrittore),
Don Andrea Gallo,
Don Giovanni Franzoni.
Angelo d'Orsi (università di Torino),
Gianni Ferrara (costituzionalista),
Galapagos (giornalista de Il Manifesto
Peppe Lanzetta (autore-regista teatrale-attore),
Citto Maselli (regista),
Luigi cancrini (psichiatra),
Massimo Sani (regista),
Vauro (giornalista-disegnatore),
Nicola Cipolla (presidente CEPES)
Iaia Forte (attrice)
Polcaro (ricercatore IASF),
Rosalia Polizzi (regista),
Giuseppe Prestipino (filosofo),
Mario Alcaro (università della Calabria),
Piergiovanni Alleva (giuslavorista),
Lucio Allocca (attore-regista teatrale),
Bruno Amoroso,
Pierpaolo Andriani (sceneggiatore),
Giorgio Arlorio (sceneggiatore),
Paola Baiocchi (redattrice <
Bruno Bartolozzi (giornalista),
Riccardo Bellofiore (economista, università di Bergamo),
Gioia Benelli (regista),
Mauro Berardi (produttore cinematografico),
Carlo Bernardini (fisico),
Nicola Bernardini (compositore),
Giovanni Bisogni (avvocato),
Mimmo Borrelli (autore teatrale e attore),
Ferruccio Brugnaro (poeta operaio),
Mario Brunetti (meridionalista, presidente MUSA),
Benedetta Buccellato (attrice - segr. Associazione Per il teatro italiano),
Fortunato Calvino (autore e regista teatrale),
Antonio Caprai (vulcanologo),
Berardo Carboni (regista),
Antonio Carena (pittore),
Raniero Casini (segreteria nazionale SDL),
Carlo Cerciello (regista teatrale),
Valerio Cerretano (università di Glasgow),
Paolo Ciofi,
Elena Coccia (avvocata – Giuristi democratici Napoli),
Paolo Coletta (attore-musicista),
Vera Costantini (università Cà Foscari, Venezia),
Silvano Cotti (fisioterapista nazionale italiana di calcio),
Lorenzo D’Andrea (pittore),
Dante De Angelis (macchinista- delegato alla sicurezza, licenziato),
Walter De Cesaris (segretario Unione inquilini),
Elena De Filippo (cooperatrice sociale),
Roberto Del Gaudio (fondatore Virtuosi di S. Martino),
Paolo De Nardis (università La Sapienza, Roma),
Marco Dentici (scenografo), Massimo De Santi (fisico),
Eugenio De Signoribus (poeta),
Pippo Di Marca (regista teatrale),
Cristina Donadio (attrice),
Eugenio Donise (già consigliere regionale Pci Campania),
Ada Donno (giornalista, Presidente AWMR),
Lalla Esposito (attrice-cantante),
Raffaele Esposito (attore),
Angelo Ferracuti (scrittore),
Luigi Ficarra (avvocato),
Andrea Frezza (regista e scrittore),
Clara Gallini (università La Sapienza, Roma - Pres. Ass. Ernesto De Martino),
Ezio Gallori (fondatore Comu),
Mario Geymonat (università Ca' Foscari, Venezia),
Mario Gelardi (regista-autore teatrale),
Ruggero Giacomini (storico),
Enrico Giardino (Forum Dac, Roma),
Antonella Guarnieri (storica),
Diana Hobel (attrice),
Domenico Jervolino (università Federico II, Napoli),
Davide Iodice (regista teatrale),
Roberto Lamacchia (avvocato),
Beniamino Lami (segreteria nazionale Flc-Cgil),
Fabio Licari (giornalista),
Guido Liguori (università della Calabria),
Giovanna Lombardi (avvocata),
Sergio Longobardi (attore-regista teatrale),
Domenico Losurdo (università di Urbino),
Fabio Massimo Lozzi (regista),
Domenico Lucano (sindaco di Riace),
Mario Lunetta (scrittore-poeta),
Fabio Marcelli (vice segretario Ass. internazionale Giuristi democratici),
Giovanni Marini (università di Perugia),
Gerardo Mastrodomenico (attore),
Daniele Mattera (attore),
Giuseppe Mattina (avvocato),
Eugenio Melandri (Associazione Chiama l’Africa),
Peppe Miale (attore),
Giuseppe Miale Di Mauro (autore-regista teatrale-attore),
Raul Mordenti (università di Tor Vergata, Roma),
Enzo Moscato (autore-regista teatrale-attore),
Luigi Negretti Lanner (compositore),
Ibraima Niane (Fillea Cgil),
Nicola Nicolosi (responsabile segretariato per l’Europa Cgil nazionale),
Gian Paolo Patta (direttivo Nazionale Cgil),
Francesco Piccioni (giornalista de <
Guido Piccoli (giornalista),
Clio Pizzingrilli (scrittore),
Carla Ravaioli (saggista e ambientalista),
Fausto Razzi (compositore),
Andrea Ricci (economista, università di Urbino),
Annamaria Rivera (attivista antirazzista, antropologa, università di Bari),
Basilio Rizzo (consigliere comunale di Milano),
Roberto Romano (ricercatore),
Alessandro Rossetti (sceneggiatore),
Nino Russo (regista),
Giancarlo Saccoman (segreteria nazionale Spi Cgil),
Antonio Salvatore (violinista),
Manlio Santanelli (autore teatrale),
Mario Santella (autore-regista teatrale-attore),
Gianni Serra (regista),
Luisa Severi (Rialto occupato, Roma),
Vincenzo Siniscalchi (coordinamento nazionale Sdl intercategoriale),
Paolo Solier (ex calciatore),
Anita Sonego (Libera Università delle Donne, Milano),
Vincenzo Sparagna (giornalista-disegnatore),
Gabriella Stramaccioni (dirigente associazionismo),
Leopoldo Tartaglia (dipartimento internazionale Cgil),
Stefano Tassinari (scrittore),
Patrizio Trampetti (attore-cantante),
Delfina Tromboni (storica),
Luciana Tufani (editrice),
Fulvio Vassallo Paleologo (università di Palermo),
Imma Villa (attrice),
Pasquale Voza (università di Bari),
Piero Zucaro (drammaturgo),
Massimo Zucchetti (scienziati contro la guerra),
Franco Cilenti (direttore Periodico ``Lavoro e Salute`` Torino)
Mariarosaria Vacca (Docente Scienze)
Rosaria Secondulfo (Docente Italiano e Storia)
Luca Scivoletto (Regista)
Marco Foroni (Segratario Sezione ANPI)
Marco Del Bufalo (professore di liceo, dottore in storia)
marco marchiani mavilla (artista)
Francesco Trecci (imprenditore)
Alessandro Mazzetta (Musicista)
Andrea Cagioni (sociologo e scrittore)
luciano pantanetti (avvocato)
Maria Laura Marini (Ricercatrice)
Orazio Maggio (avvocato)
Giovanni cerri (Prof. Roma Tre)
Lucia Ianniello (musicista)
Roberto Benatti (Professore d` Orchestra )
carlo scardeoni (consulente editoriale)
Tullio Grimaldi (giurista)
Roberto Maggi (psichiatra)
Francesco Formoso (Università degli Studi di Palermo)
Alessandro De Padova (Università di Messina)
Emanuela Gloriani (Sapienza università di Roma)
Patrizio Tonon (Segreteria Regionale CGIL Veneto)
Daniele Vernieri (Dottore in Fisica)
Giorgio Fabbri (Ricercatore - Università di Napoli ``Parthenope``)
Emanuela Gloriani (Sapienza università di Roma)
alessandro ferretti (psichiatra)
Mirko Camarda (producer)
Giuseppe Lo Castro (Università della Calabria)
mauro riccioni (avvocato)
Gianluca Cangemi (musicista)
luca spiga (operaio specializzato)
Rosalia Polizzi (regista)
Roberto Porta (giornalista)
alfredo novarini (compositore)
salvatore giordano (sociologo e scrittore)
elio biagio palumbi (giornalista)
Michele Barsanti (Ricercatore Universitario)
giorgio riolo (Pres. Ass. Cult. Punto Rosso)
Vindice Lecis (giornalista)
Alessandra Valentini (giornalista)
Carlo Alicandri-Ciufelli (Direttore Dipart.Chirurg. ASL Teramo)
Mario Priori (Educatore)
Riccardo Cavallo (Università di Catania)
Rossana Platone (Università di Milano)
Orazio Maggio (avvocato)
Domenico Palmas (avvocato)
Antonino Morvillo (università di Padova)
salvatore urciuolo (medico)
Nicola Magnella (Comitato No Oil Lucania)
Vincenzo Morvillo (medico)
Flavio Cogo (Ambientalista, Assemblea Permanete NoMose - Venezia)
Aldo Bernardini (Docente Diritto internazionale Università di Teramo)
Enrico Scola (Medico ospedaliero)
Salvatore Speranza (Insegnante e storico)
vito carleo (insegnante-avvocato)
Pippo Meo (Cantautore)
Franco musumeci (Medico )
Luca Pastore (Radiovostok)
Franco Lupi (avvocato )
Giuseppe Scalzo (docente)
Michele Mazzeo (ingegnere- )
Donato Antoniello (storico del movimento operaio e sindacale)
matteo saudino (insegnante storia e filosofia)
giuseppe massa (architetto)
Vincenzo Sciumbata (Architetto)
stefano tozzi (già-assessore-roma )
Ada Cavazzani (docente Università della Calabria)
Angelo Cavalli (Medico)
Raffaele Piccoli (Professore)
Roberto Di Martino (Psichiatra ASL Caserta)
Romano Borrelli (Politologo)
daniel guerra (politólogo (España))
francesco tripodi (imprenditore)
enrico perilli (ricercatore università l`aquila)
marina beccuti (giornalista sportiva)
Paolo Odello (giornalista)
Domenico De Falco (sociologo)
Marcello Grassi (medico)
Mimmo Esposito (dirigente medico)
sandro de nobile (insegnante, critico letterario)
ruggero piazzolla (musicista)
Giuseppe Scognamillo (Segretario Generale S.I.U.L.S.)
antonella bogliano (medico)
Antonio Catalfamo (Università di Messina)
Claudio Avvisati (segretario Filcem-CGIL Roma)
Antonio Catalfamo (Cattedra di Letteratura Italiana Università di Messina)
Lamberto Lamberti (Geologo)
Massimo Ruffini (Economista freelance)
Marcello Grassi (medico)
Paolo Maltese (prof univ di Roma1)
Marco Gabbianelli (economista)
Elio Romano (medico)
Stefania Ciliberto (Avvocato)
Renato Costa (Segretario regionale cgil medici sicilia)
roberto passini (avvocato)
Clara Centrella (giornalista)
Donatello Santarone (Ricercatore Università Roma Tre)
carlo amabile (giornalista)
Maria Rosaria Pullo (Editore)
Stefano Lucarelli (economista, Università di Bergamo)
Ciro Biondi (giornalista)
antonella devescovi (medico)
Pasquale Ferrara (medico)
Sabrina Romano (avvocato)
alberto la rocca (ingegnere (alitalia))
Nicola Denti (Musicista)
Felice Rappazzo (Docente Univ. Catania)
Gabriella Raffaelli (Psichiatra)
massimo cimbali (ingegnere)
Marco Guercio (Avvocato)
Aldo Bassoni (Giornalista)
Silvia Buzzelli (giurista, università Milano-Bicocca)
Eduardo Mono Carrasco (artista cileno)
marina zaccaria (avvocata)
caterina carzedda (ispettrice del lavoro)
Angelo Ficarra (fisico)
Giuseppina Granata (docente università Palermo)
Alessandro Arrigo (avvocato)
Mimmo ciccarese (segretario Unione Inquilini Lecce)
Enrico Maria Massucci (Storico Redazione di ``Giano``)
Dario rossi (avvocato)
Pierluigi Iannarelli (avvocato)
Franz brunacci (avvocato)
Luigi tidei (avvocato)
Lavinia fantini (mediatrice interculturale )
Salvatore Lihard (Segretario provinciale CGIL Venezia)
Edoardo Caruso (architetto)
Marcello Ruggieri (Istituto di studi sull`organizzazione musicale, Roma)
vincenzo carbone (ricercatore Università Roma Tre)
michele conia (avvocato)
giorgio bonomi (critico d`arte, perugia)
Maurizio Lucania (Impiegato)
Pietro Antonuccio (Avvocato)
Domenico D`Anna (segretario C.G.I.L. MO)
Gino Carpentiero (medico del lavoro)
Pasquale Musella (Sociologo)
Silvia Rossi Salvetti (Critica d`arte)
Venere Leda Pavone (medico del lavoro)
Anna Falchi (Università Firenze)
Marco Bertolino (giornalista e scrittore)
Gigi Livio (docente storia del teatro, università di Torino)
Federico Martino (docente Soria del diritto università di Messina)
Alessandro Hobel (storico del movimento operaio)
Marino Severini (dei GANG)
Wasim Dahmash (docente lingua e letteratura araba università di Cagliari)
Alfonso Napolitano (regista teatrale)
Wilfredo Caimmi (comandante partigiano, medaglia d`oro al valor militare)
Daniele De Prai (Docente )
Andrea Catone (storico del movimento operaio)
Roberto Mangogna (Avvocato)
Libera gambacciani (staffetta partigiana)
Tiziana uleri (avvocato)
Daniele D`Alterio (Dottore di ricerca in Storia contemporanea (Roma))
Giorgio Balconi (Professore associato, Università di Pavia)
nicolò schiavon (medico)
pier paolo Boi (libero professionista)
Pierluigi Palladini (giornalista)
valentina scocca (praticante avvocato)
Francesco Valentini (medico)
Rocco Sessa (giornalista)
Michela Barzi (urbanista)
Paolo Battista (Regista)
Paolo Fanti (Università della Basilicata)
Guido Barbieri (giornalista)
Lorenzo Casavecchia (Ricercatore. University of Technology, Sydney)
Massimo Pastore (regista)
Nicola Melis (Ricercatore Universita` di Cagliari)
Danno il loro sostegno dall'estero:
Lothar Bisky (Presidente Partito della Sinistra europea),
Frei Betto (scrittore),
Emir Sader (sociologo, Segretario CLACSO),
Joao Pedro Stedile (dirigente Movimento Sem Terra),
Marcos Del Roio (docente universitario, membro International Gramsci Soc.),
Carlos Nelson Coutinho (docente universitario, responsabile Gramsci Society Brazil), Victoria Donda (Deputata nazionale Argentina),
Cecilia Merchan (Deputata nazionale Argentina),
Ana Maria Ramb (scrittrice), Iris Sicilia (giornalista),
Carlos M. Zamorano (avvocato diritti umani),
Nora Podesta (Lega Argentina diritti umani)
Carlos Fonseca Teran (Nicaragua),
Liliana Garcia Soza (attrice), Beda Sanchez (economista, ambientalista),
Evelia Ochoa (operatrice sociale del Movimento delle organizzazioni di base Caracas), Mario Neri (fondatore del Circolo Antonio Gramsci del Venezuela),
Giordano Bruno Venier (urbanista, architetto).
L'ELENCO COMPLETO SU http://www.unaltraeuropa.eu/
Josè Saramago, Nobel per la letteratura nel 1998, 20 libri pubblicati per Einaudi, si è visto rifiutare la pubblicazione della sua ultima opera “il quaderno”, dalla suddetta casa editrice (di proprietà di Berlusconi), perché contiene definizioni di Berlusconi quali: “delinquente, corruttore, capo mafioso”.