18 aprile 2009

Bene solo Fiat, grazie agli incentivi. Sos editoria: «Nel 2008 perdite +100%»

L'industria italiana affoga
nella crisi

L'industria italiana affoga nel vortice della crisi economica. Non che nel resto del pianeta le cose vadano meglio, ma i dati sulla produzione industriale diffusi ieri da Eurostat parlano chiaro. E dicono che a febbraio 2009, tra i 16 paesi di Eurolandia, l'Italia è quello che ha messo a segno uno dei più brutti risultati: -3,5% rispetto al gennaio scorso, contro una media continentale del -2,3%. Peggio di noi hanno fatto solo Lituania (-4,1%) ed Estonia (-3,6%). Complessivamente, il calo della produzione industriale nell'Eurozona rispetto a un anno fa è stato del 18,4%. In questo contesto, segni di vita arrivano dal settore auto, sospinto dagli incentivi messi a disposizione dai governi nella gran parte dei paesi europei.Un effetto "dopante" di cui pare abbia beneficiato soprattutto la Fiat, che nel mese scorso ha venduto 131mila 315 vetture nuove, segnando un aumento del 14,7% rispetto a un anno fa. Anche la quota di mercato avanza del 9,2% dal 7,45 di un anno fa e dal 9,2% di febbraio. Il trend di crescita del gruppo Fiat «coinvolge tutti i marchi, sottolinea il Lingotto, che mette in luce «gli ottimi risultati in Germania», dove «il boom di vendite (+212,8%) ha permesso al gruppo di raggiungere una quota del 7,6% (in crescita di ben 4,2 punti percentuali rispetto a marzo 2008), diventando il principale costruttore estero presente nel mercato tedesco e il terzo nella classifica generale». La "performance" positiva della Fiat ha così contribuito a porre un freno al calo complessivo delle immatricolazioni di auto nell'Europa a 27. Calo che comunque prosegue, visto che a marzo, per l'undicesimo mese consecutivo e malgrado tre giorni in più lavorativi, le vendite sono scese del 9% a 1.506.249 unità, contro il -18,3% di febbraio. In Italia le vendite di nuove auto salgono dello 0,2% a marzo contro il -24,4% di febbraio.I parziali successi di mercato della casa torinese non tranquillizzano però affatto i sindacati, preoccupati per le conseguenze del permanere della cassa integrazione in troppi stabilimenti. Anche perché i modelli di cilindrata superiore, come l'Alfa prodotta a Pomigliano d'Arco, non beneficiano degli incentivi.Per questa ragione oggi Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil, Fismic daranno vita a presidi di protesta in oltre 20 città capoluogo di Provincia, a cui parteciperanno i lavoratori del Gruppo Fiat e delle aziende della componentistica auto. A Pratola Serra (Avellino), dove ha sede lo stabilimento Fma, fabbrica del gruppo Fiat produttrice di motori, i lavoratori sfileranno in corteo assieme ai Sindaci della zona.«Chiederemo unitariamente ai Prefetti - fa sapere Enzo Masini, coordinatore nazionale Fiom del gruppo Fiat - di trasmettere al governo l'urgenza di misure per il sostegno al reddito: prolungare la Cassa Ordinaria da 52 a 104 settimane, elevare la copertura all'80% del salario ed estenderla alle migliaia di giovani precari, cacciati dalle fabbriche. Il governo deve anche sapere che l'apertura del tavolo negoziale sul piano industriale con la Fiat e i sindacati non deve avere ulteriori rinvii».Restano inoltre confermate le altre iniziative già decise dai sindacati, che culmineranno con la manifestazione nazionale di tutto il settore dell'Automotive del 16 maggio, a Torino.Oltre che dell'auto, il governo dovrebbe preoccuparsi anche di altri settori vittime della crisi. Ieri è arrivato il grido di allarme degli editori, che nel 2008 hanno registrato un aumento delle perdite del 100% e una contrazione degli utili per i quotidiani. Numeri destinati a peggiorare nel 2009, in particolare per effetto della crisi degli investimenti pubblicitari.Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per il settore, allarga le braccia: «Il governo si è già mosso - ricorda Bonaiuti - ma il limite dei 20 milioni di euro già stanziati per ammortizzatori sociali e prepensionamenti - avverte - è invalicabile».

Roberto Farneti
Liberazione
17/04/2009

nella foto - Parco auto REUTERS/Phil Noble

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