Così la Lega mobilita i sentimenti «cattivi» della popolazioneStiamo assistendo ormai da mesi a un ripetitivo e pericoloso gioco a tre in materia di immigrazione e sicurezza che coinvolge la Lega, i media e il governo. E' sempre più difficile fare un elenco esauriente di tutte le proposte e le iniziative che hanno via via attirato l'attenzione del pubblico ed alimentato servizi informativi, dibattiti e talk show: dalle classi differenziate dei giovani immigrati alla denuncia dei clandestini che ricorrono alle cure mediche, alla castrazione chimica ai pedofili, alle tasse di soggiorno per gli immigrati. La Lega esercita tutta la sua creatività per inventare iniziative e misure sempre più crudeli e raffinate per punire in modo esemplare alcuni tipi di reato ma soprattutto per rendere impossibile la vita degli immigrati nel nostro paese. I media gestiscono alcuni episodi di cronaca nera in modo tale da diffondere, al di là delle loro intenzioni, le emozioni e il clima di opinione più favorevole per giustificare il continuo rilancio delle proposte leghiste. Il governo Berlusconi prima annuncia e poi - almeno in parte - fa approvare decreti e disegni di legge che recepiscono e legittimano la sostanza delle proposte inventate dal Carroccio. Si tratta di un gioco a tre che si autoalimenta e si ripete con lo stesso formato, producendo effetti sempre più profondi e duraturi sull'opinione pubblica, il senso comune e sui valori su cui si fonda la convivenza civile. Un gioco che crea le premesse per chiamare alla mobilitazione i cittadini non solo per firmare petizioni ai gazebo ma anche per promuovere ronde e spedizioni punitive contro gli immigrati, i rom e chiunque appaia diverso agli occhi del senso comune.
Il partito di Bossi non ha cambiato la sua identità e le sue parole d'ordine, che conosciamo da venti anni: si è sempre presentato come rappresentante dei ceti popolari del nord con una identità etnoregionale, proponendosi come alternativa anche se non in contrapposizione diretta alla sinistra. Ma ha deciso, volta per volta, nelle diverse congiunture politiche e sociali su quali temi era opportuno insistere e costruire le sue campagne. La Lega ha abbandonato l'indipendentismo sostituendolo con un progetto di federalismo fiscale favorevole alle regioni del nord. Su questo terreno la Lega ha dovuto fare compromessi e subire talvolta sconfitte. Il federalismo resta ancora un punto di domanda: una politica redistributiva verso il nord richiederebbe innanzitutto un consenso più ampio, una convergenza con il Pd, anche perché la proposta trova opposizione anche nel centrodestra.
Nell'ambito della coalizione guidata da Berlusconi, la Lega è riuscita a ritagliarsi uno spazio più dinamico e aggressivo presentandosi come il partito più sensibile alla domanda di sicurezza che nasce dall'impatto della globalizzazione sulla vita sociale e dalla crescita dell'immigrazione. Questo filone di campagne leghiste prescinde totalmente dalla questione settentrionale e rappresenta il terreno su cui la Lega ha avuto più successo nell'ultimo anno. Un successo che per ora è soprattutto simbolico, legato all'adozione di provvedimenti che non sarà facile tradurre in politiche, ad esempio la possibilità dei medici di denunciare i clandestini non raccoglierà molti consensi ma avrà l'effetto di spingere gli immigrati a non farsi curare. La Lega è così riuscita a dimostrare che «bisogna essere un po' cattivi» come ha detto Maroni e che è necessario usare anche metodi coercitivi, al limite violenti (come la castrazione chimica).
Questa campagna può segnare una svolta fondamentale per il nostro paese perché si contrappone frontalmente a una tradizione in cui erano egemoni i discorsi solidaristici dei cattolici da una parte e i discorsi di solidarietà sociale proposti dalla sinistra dall'altra. La chiave del successo della Lega può essere quella di riuscire a mobilitare i sentimenti "cattivi" che esistono nella popolazione insieme ad altri naturalmente positivi. Si tratta delle paure della gente che si tenta di scaricare su possibili bersagli rappresentati dagli immigrati che hanno altri usi e costumi rispetto alle popolazioni autoctone. La Lega da un lato legittima questi sentimenti, dall'altro li mobilita. La gente potrebbe spontaneamente desiderare la scomparsa dei campi rom. La Lega la mobilita per intervenire direttamente con manifestazioni e altre forme di protesta.
Il gioco condotto dalla Lega può svilupparsi indisturbato anche perché sono tuttora molto limitate le reazioni delle altre forze politiche, che non sono riuscite finora a innescare una adeguata mobilitazione dell'opinione pubblica democratica. Hanno ottenuto qualche attenzione dai media solo le prese di posizione del presidente della Repubblica e del presidente della Camera Fini. Gli interventi di alcuni cardinali e di alcuni esponenti del mondo cattolico rispetto alle proposte del governo in tema di sicurezza sono state sempre delegittimate dall'intervento del Vaticano che non intende rompere i buoni rapporti con l'attuale presidente del consiglio. Le prese di posizione contrarie ai provvedimenti governativi da parte di esponenti del partito democratico sono state in molti casi prudenti, spesso smentite dalle iniziative degli amministratori a livello locale che hanno cercato di imitare e riproporre alcune delle proposte leghiste.
Roberto Biorcio
Liberazione
13/03/2009
la vignetta è del collaboratore di lavoro e salute, Ferdinando Gaeta
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