29 aprile 2008

MARTIRI, FUCILI E COLTELLI: PARLAMENTO O TAVERNA

Aprono le Camere, specchio della crisi.
Bossi grida e minaccia

29/04/2008 - Lo spettacolo ha inizio. Il pubblico non manca, ha pagato il biglietto per vedere all’opera per la terza volta Berlusconi e la sua squadra. La scena è rappresentata dalle aule di Palazzo Madama e Montecitorio a ranghi completi per la sedute inaugurali. Manca la sinistra, quella vera, l’unica che è rimasta in questo paese da quando Veltroni e il Pd hanno adottato come parola chiave il riformismo, rifuggendo dall’orrido socialismo, anche se moderato, e ancor più da un qualsiasi contatto con chi, ostinatamente, tenta di collocarsi entro il panorama europeo dove la parola sinistra ha ancora diritto di cittadinanza. Le Camere sono lo specchio della crisi di questo paese, del terremoto che ha sconvolto grandi città e piccoli paesi, che ha colpito la Capitale, Roma, una vera e propria calamità nazionale. E non si scorge neppure in lontananza quella fase di assestamento che segue i terremoti. Ma quelli politici hanno un percorso tutto particolare che parte della elezione del presidente del Senato, Renato Schifani, un siciliano ex democristiano, passato in Forza Italia. Eletto al Senato per la prima volta nel 1996 nel collegio Altofonte-Corleone. Già Corleone.,cittadina da cui ha preso nome uno dei più potenti clan mafiosi, quello dei “ corleonesi”, appunto, prima con Totò Riina e poi con Bernardo Provenzano, arrestato dopo 43 anni di latitanza. Torniamo a Renato Schifano, avvocato di Cassazione che nell’ultima legislatura ha ricoperto il ruolo di presidente del gruppo dei senatori di Forza Italia.. Non ha mai brillato nel firmamento istituzionale, una figura grigia, si potrebbe dire, che l’ha spuntata sul governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, grazie alla “sicilianità” ed ai voti portati al Pdl dal Mpl di Lombardo e anche dall’Udc di Cuffaro, ex presidente della Regione, che si è “imbattuto” nella giustizia ed ha riportato una condanna. Diventa la seconda carica dello Stato, la terza verrà aggiudicata domani alla Camera quando Gianfranco Fini sarà eletto presidente. Un atto dovuto da Berlusconi cui il leader di An, dopo averne detto peste e corna, era tornato con la coda fra le gambe, un premio “ fedeltà” come nei concorsi a punti nelle catene dei supermercati Mentre Schifani con 178 voti ( qualche consenso in più di quelli della maggioranza, forse da parte di senatori a vita) è stato eletto al primo colpo, Fini dovrà attendere la quarta votazione. Nel frattempo anche Gianni Alemanno che deve abbandonare lo scranno parlamentare si è presentato alla Camera per raccogliere la sua dose di applausi. Le opposizioni, quella del Pd,in primo luogo come gesto di “ cortesia” hanno deciso di votare scheda bianca. Dietro gli applausi e i sorrisi della maggioranza berlusconiana però già sono carichi i “ fucili”, argomento tanto caro a Bossi il quale è già pronto a disseppellire l’ascia di guerra, i fucili appunto. Bossi ha parlato a nuora per rispondere a suocera. Rivolgendosi alla sinistra ha affermato di non sapere cosa vuole ma” noi siamo pronti; se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi.” A chi gli ricorda l’invito di Berlusconi ad usare toni un po’ più moderati il “senatur” replica : “ I fucili sono sempre caldi.” Ancora rivolto al cavaliere lo definisce “ sposa della Lega”, un offesa indelebile per un “macho” come il berlusca. E come sposa fedele “ esegua gli ordini”. Gli ordini riguardano il governo. “ Alla fine. -sbraita Bossi- troverà la soluzione. Sono fiducioso sennò avrei preteso i ministri prima del voto dei presidenti delle Camere, quando avevo il coltello dalla parte del manico”. Non contento, richiama i cronisti e precisa: “Questa è l’ultima occasione o si fanno le riforme, il federalismo, o facciamo casino” Poi torna a “trecentomila uomini” definendoli “ martiri pronti a battersi. E non schreziamo. Mica siamo quattro tatti. Credte che avremmo difficoltà a t rovarevgli uomini?Verrebbero giù dalle montagne”.
Insomma fra Martiri, fucili e coltelli lo spettacolo è iniziato.

Alessandro Cardulli

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