13 dicembre 2006

NEGLI ULTIMI ANNI LE SPESE SANITARIE HANNO IMPOVERITO 1 MILIONE E 200 MILA FAMIGLIE

Mi sembra importante significativo comunicare quanto ricevuto dal CEIS (Università di Tor Vergata - Roma).
Questi dati confermano quanto già indagato negli anni passati "Ricordiamo che nel documento "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali" predisposto e diffuso nell'ottobre 2000 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio del Ministero per la Solidarietà sociale, viene segnalato che «nel corso del 1999, 2 milioni di famiglie italiane sono scese sotto la soglia della povertà a fronte del carico di spese sostenute per la "cura" di un componente affetto da una malattia cronica.

" 1,2 mln famiglie impoverite da spese fuori Ssn
E' l'allarme contenuto nel rapporto Ceis sanità
Le spese sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale hanno impoverito in Italia 1 milione e 200 mila famiglie. Oltre 295 mila sono addirittura scese sotto la soglia della povertà per fronteggiare di tasca propria i costi sanitari "non coperti" (1,3 per cento della popolazione), mentre ben 967 mila (4,2 per cento degli italiani) hanno dovuto affrontare spese definite 'catastrofiche'. E' l'allarme contenuto nel rapporto Ceis sanità presentato la scorsa settimana a Roma. Sono gli over 65, soli o in coppia, a costituire il 45,6 per cento dei nuclei maggiormente colpiti: la categoria più debole dunque di fronte alle spese 'out of pocket'. Se non assistiti da una salute di ferro, questi anziani hanno infatti il 50 per cento delle probabilità di impoverirsi. Costo dei farmaci e delle visite specialistiche, ma anche cure odontoiatriche o terapie croniche, in cima alla lista degli esborsi più difficili da fronteggiare, soprattutto nel Sud Italia. In ogni caso è la presenza di un anziano nel nucleo familiare a far aumentare del 42 per cento la possibilità di impoverirsi. E se gli anziani sono due il rischio raddoppia. Un dato estremamente preoccupante visto l'andamento demografico del Paese. Le critiche dei ricercatori dell'ateneo di Tor Vergata, autori del Rapporto, si appuntano sul sistema di esenzione che prevede un'unica soglia di reddito familiare, intorno ai 36 mila euro l'anno, creando enormi disparità tra chi è poco sopra o sotto tale livello economico. Ma anche sull'attuale regime di compartecipazioni o esenzioni che "non è ben tarato. Il meccanismo della quota fissa per ricetta - spiegano - penalizza le fasce più povere della popolazione". Senza contare che il processo di impoverimento non è omogeneo sul territorio nazionale, ma penalizza ancora una volta il Sud Italia, creando disparità su disparità. "La distribuzione dei poveri - prosegue il rapporto Ceis - non è uniforme: si passa dal 3,4 per cento dell'Emilia Romagna al 3,6 per cento in Lombardia fino al 27,6 per cento della Basilicata e al 29,6 per cento della Sicilia. Quanto invece alle regioni che rischiano di impoverirsi di più a causa delle spese per la salute: Calabria (2,6 per cento), Sicilia (2,4 per cento) e Puglia (2,3 per cento). Meno problemi invece in Friuli Venezia Giulia (0,3 per cento), seguita da Marche (0,5 per cento) e Veneto (0,7 per cento). "

Il servizio Sanitario Nazionale assicurala prevenzione, cura e riabilitazione dei cittadini presenti sul territorio nazionale.
Per una parte di questi che sono stati colpiti da malattia non avviene perchè la mancanza di applicazione di alcune leggi o alcune misure prese di ordine legislativo o amministrativo vanno in una direzione diversa.
Non solo ma a ciò contribuisce anche un certo livello di propaganda che fa passare l'dea che il privato garantisce di più rispetto al pubblico. Siamo infatti quasi arrivati al 30% di spesa privata sul totale della spesa sanitaria. La stessa organizzazione sanitaria pubblica ha acquisito da diversi anni a questa parte una configurazione privatistica (Azienda, direttori generali, DRG, libera professione e altro) che favorisce la moltiplicazione degli atti sanitari piuttosto che la caura essenziale; la prevenzione è sempre meno considerata. E non è solo quella dovuta nei luoghi di lavoro per evitare infortuni e malattie professionali? C'è qualcuno che pensa alla prevenzione della non autosufficienza o della malattia mentale?

Fulvio Aurora

13/12/2006

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