11 dicembre 2006

GOVERNO UNIONE: IRAQ IL PRIMO IMPEGNO MANTENUTO contro i guerrafondai

Dal Washington post "Sul giornale statunitense, e successivamente su Lancet, una delle riviste mediche più prestigiose del mondo, è apparsa una stima recente dei morti iracheni causati dalla guerra.La stima è molto più alta di quelle finora disponibili, ma vi sono molte buone ragioni per crederla veritiera, anche se, come pare ovvio, molti studiosi, e soprattutto molti governi, la mettono in dubbio.L'articolo in questione è il seguente: Un team di epidemiologi americani ed iracheni ha stimato che più di 650.000 persone sono morte in Iraq da quando sono giunte le forze della coalizione, nel marzo del 2003. Queste persone non sarebbero morte se non fosse avvenuta l’invasione. La stima, elaborata tramite interviste a residenti in abitazioni scelte col metodo random, è molto più alta di quelle prodotte da altri gruppi, compreso il governo iracheno.E’ venti volte più alta della cifra di 30.000 civili riferita dal presidente Bush in un discorso a dicembre. E’ più di 10 volte la cifra di 50.000 morti civili fornita dal gruppo di ricerca “Body Count” istituito dagli inglesi in Iraq. I ricercatori affermano di aver documentato una rapida crescita delle morti dal momento dell’invasione, con un aumento più rapido nell’ultimo anno che riflette il peggioramento della situazione così come riportato dai militari USA, dai giornali e dai gruppi civili. Nell’anno terminato a giugno, gli epidemiologi hanno calcolato che la mortalità è stata approssimativamente quattro volte più alta dell’anno precedente la guerra. Dei 655.000 morti in eccesso della stima, 601.000 risulterebbero deceduti per cause violente e il resto per malattie e altre cause. Ci sono perciò 500 morti inaspettati al giorno nell’intero paese.La stima è stata effettuata da medici iracheni e supervisionata da epidemiologi del Johns Hopkins University?s Bloomberg School of Public Health. La ricerca è stata pubblicata dal giornale scientifico inglese “ Lancet”. Lo stesso gruppo nel 2004 aveva pubblicato una stima di circa 100.000 morti nei primi 18 mesi di guerra. La stima è molto più alta delle aspettative, ed ha suscitato molte discussioni.La nuova stima aggiunge altri 500.000 morti ai precedenti ed è destinata a suscitare un dibattito ancora maggiore. Queste due stime sono le uniche che hanno usato metodi scientifici per la stima dei decessi in Iraq. La tecnica, chiamata “Cluster Sempling”, è utilizzata per stimarte i decessi per fame e per disastri naturali.Sebbene la stima sia alta, i ricercatori credono sia attendibile per numerose ragioni. La ricerca più recente ha dato una stima identica alla precedente sui decessi immediatamente seguiti all’invasione, il che conferma l’attendibilità del metodo.La maggior parte dei decessi sono stati confermati da certificati di morte. “Siamo certi dei risultati” ha detto Gilbert Burnham, un medico epidemiologo della Johns Hopkins. Un portavoce del ministero della difesa USA non ha voluto commentare direttamente la ricerca. “Il dipartimento della difesa è addolorato sempre per la perdita di vite innocenti sia in Iraq che in qualsiasi altra parte del mondo” ha detto il tenente colonnello Mark Ballesteros. “La colalizione adotta enormi precauzioni per prevenire ogni danno ai civili”. Ha aggiunto: “Sarebbe difficile per gli Stati Uniti calcolare il numero di morti causati dall’insurrezione armata. Il Ministro della Sanità iracheno sarebbe in una migliore posizione, dal momento che riceve tutti i rapporti, per fornire informazioni più precise sui decessi”. Roland Waldman, un epidemiologo alla Columbia University che ha lavorato per diversi anni al CDC(centro per il controllo e la prevenzione), difinisce il metodo utilizzato come sperimentato e sicuro, ed ha aggiunto “questa è la stima più precisa sulla mortalità che possediamo”. Questo punto di vista è confermato da Sarah Leah Whitson, dell’Human Right Watch di New York, che ha detto : ”Non c’è motivo di mettere in discussione i risultati o l’accuratezzza di questa ricerca”. “Mi aspetto che la gente sarà sorpresa da queste cifre- ha aggiunto- Penso sia importante che, piuttosto che discuterle, la gente si renda contoi che ci sono ben poche notizie attendibili che fuoriescono dall’Iraq”.La ricerca è stata condotta fra il 20 maggio e il 10 luglio da otto medici iracheni organizzati dalla Università Mustansiriya di Bagdad. Essi hanno visitato 1.849 case scelte col metodo random; ogni casa aveva una media di abitanti pari a sette. Ad ogni persona della casa è stata richiesta informazione sulle morti nei 14 mesi prima della guerra e nel periodo successivo.Gli investigatori, nell’87 per cento dei casi, hanno richiesto un certificato di morte. Quando lo hanno fatto, lo hanno ottenuto nel 90 per cento dei casi. Secondo i risultati della ricerca, la mortalità prima dell’invasione era di 5,5 morti per 1.000 abitanti; nel periodo post invasione è salita a 13, 3 morti per 1.000. La differenza fra questi due tassi è stata utilizzata per calcolare i decessi totali, in eccesso.Dei 629 decessi constatati, l’87 per cento è accaduto dopo l’invasione. Un po’ più del 75% erano maschi, con una preponderanza maggiore dopo la guerra. Il rapporto maschi-femmine, per i morti per causa violenta dopo l’invasione, era di 10 a 1, con la maggioranza delle vittime fra i 15 e i 44 anni.Le ferite da arma da fuoco hanno causato il 56 per cento delle morti per causa violenta, bombe anticarro e altre esplosioni il 14 per cento. Delle morti per causa violenta, secondo i risultati delle interviste, il 31 per cento sono state causate dalle forze della coalizione o dai bombardamenti.Burnham riferisce che la stima della mortalità pre-invasione (5,5 per mille) è identica a quella stimata dalla CIA e dall’ufficio del censimento degli Stati Uniti. Egli afferma che la bontà del lavoro del team sia attestata anche dal fatto che la rapidità di crescita della mortalità in eccesso degli ultimi due anni è pressappoco la stessa ritrovata da altri gruppi di ricerca- anche se le cifre finali sono molto differenti.Un gruppo indipendente di ricercatori, con base in Inghilterra, produce il “Iraq Body Count”. Esso stima i decessi, dal momento dell’invasiione, sulle 44.000-49.999 morti fra i civili. Una organizzazione governativa irachena stima 128.000 decessi dall’invasione a luglio 2005. La ricerca è costata 50.000 dollari ed è stata pagata dal MIT (Massachussetts Institute of Technology).
-ottobre 2006-

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